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  • Mar De Grises: The Tatterdemalion Express

    Mar De Grises

    Data di uscita: 25-03-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Debut di impressionante solidità e profondità

Dei cileni Mar De Grises si sa poco dalle nostre parti al momento; ma quando un gruppo realizza un debut-CD di questo calibro, posso solo predire che la situazione cambierà drasticamente. Saprà conquistarsi una prima linea di fans, saprà stupire anche ascoltatori poco avvezzi al loro genere, farà parlare di sé per essere un disco dalla maturità invidiabile, ben oltre quella di un debutto qualsiasi. Lontani dai Paesi natii del doom gotico, dell’elettronica, del folk nordico, delle atmosfere fredde, cosmiche e solenni, hanno concepito una perla grazie al loro approccio multiculturale alla musica. Sono stati capaci di produrre mescolanze di generi rese peculiari grazie all’indubbia competenza dei musicisti stessi. Il feeling dei pezzi è immediato ma non aspettatevi linearità: da subito “The Tatterdemalion Express” si fa notare profondo e ingombrante. Un po’ come accadeva nel capolavoro “The Silent Enigma” degli Anathema: si comincia con forti suggestioni nel mare di note e strumenti, si capisce il tutto, ma per andare dentro all’origine del sentimento di ogni pezzo si passa per numerosi piacevoli ascolti. La longevità è, quindi, fuori dubbio.
“El Otro” si presenta enfatica e magniloquente, doom e di ampio respiro malinconico; presto ci si rende conto che ciò che ci aspetta è vario e composito. Contro ogni aspettativa la canzone si tuffa in una meditazione intimistica, con arpeggi di chitarra e basso sorretti dall’atmosfera delle tastiere e parti recitate con voce pulita. Il lamento si rende più intenso con accordi che raggiungono punti d’intensità critica, grazie anche agli assoli ‘à la Katatonia’ che ricamano ulteriore atmosfera melodrammatica sul finale sincopato.[PAGEBREAK]Un composito discorso musicale all’inizio della successiva “To See Saturn Fall” porta poi ad efficaci rallentamenti ed accelerazioni successive con tastiere onnipresenti a guidare l’atmosfera; nuovamente arpeggi, dal gusto vagamente folk, di nuovo clean vocals ispirate, una sensazione crepuscolare poi trasformata in solennità lamentosa e infine sguinzagliata nel noise incontrollato. L’inizio di “Storm” in qualche modo lenta e progressiva nel suo crescendo tranquillo sembra voler riequilibrare la violenza precedente; si aggiunge nella seconda parte un pianoforte spiazzante, che accompagna un malato mid-tempo. Il tutto affluisce poi in un doom catatonico, ornato di contrappunti chitarristici spettacolari nel sentimento, più ancora che nella tecnica. Ulteriori indugi in questo stile compariranno in “Recklessness”, mentre un consistente e davvero apprezzabile gusto per il sinfonico viene confermato nella strumentale “Self Portrait No. 1″. Sentirete che non si tratta del solito gruppo con qualche ispirazione velleitaria, ma di ambiziosi con buona preparazione e idee in grado di basarsi su una scuola musicale solida. Folle capolavoro è “Be Welcome Oh Hideous Hell”, dai cori vertiginosi, senza struttura se non una logica onirica dalla quale emergono pause quasi elettroniche/ambient, accelerazioni di batteria con riverbero e chitarre presenti-assenti come in un gioco di chiaroscuri.
Ottima release nel suo genere, musicisti incredibilmente maturi e dalle idee fuori dal comune, piacevoli e stimolanti. Una scoperta per chi ama classe negli ambiti del gothic-doom degli Anathema prima maniera.

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