Home > Zoom > Marco Bellocchio: Prima raccolta dei capolavori di Marco Bellocchio

Marco Bellocchio: Prima raccolta dei capolavori di Marco Bellocchio

Istituto luce e General Video presentano “I capolavori di Marco Bellocchio”, un cofanetto che contiene quattro DVD con alcuni tra i film più acclamati del regista: “La Balia”, “Il Principe di Homburg”, “La Condanna”, “Nel Nome Del Padre”. Il lavoro di remasterizzazione è pregevole e soprattutto utile in quanto risponde lle questioni relative a filologia e restauro che il cinema, a cent’anni dalla sua nascita, deve comniciare a porsi, pena la caduta nel dimenticatoio di preziose pellicole. Il cofanetto è arricchito da un’accurata selezione di contenuti speciali e documentari: “Addio Al Passato”, firmato dallo stesso Bellocchio, e “Stessa Rabbia, Stessa Primavera” di Stefano Incerti, mediometraggio di approfondimento sulla realizzazione del film “Buongiorno Notte”. Molto interessante è anche un documento forse mai visto, un provino di Marco Bellocchio per la parte del giudice Malatesta ne “La Condanna”, vincitore dell’Orso d’Argento al festival di Berlino. Bellocchio attore, tra l’altro molto bravo, non ci deve stupire – ricordiamo infatti che giunse diciannovenne a Roma proprio come attore, al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo un anno poi decise di cambiare corso – da lì è partito il regista che, oggi come in passato scatena grandi polemiche, soprattutto tra i critici. Come mai, allora, l’attore Bellocchio, seppur bravo, rinunciò ad esser diretto da se stesso? “In realtà io mi piacevo abbastanza, solo che il lavoro del regista è molto complicato, e mi preoccupava stare contemporaneamente dietro e davanti alla macchina da presa. Per questo, alla fine ho rinunciato”, così risponde Bellocchio a Enrico Magrelli che lo intervista alla Casa del Cinema di Roma, e che ha realizzato, in occasione dell’uscita del cofanetto, l’intervista a Nicola Piovani, autore delle musiche de “Nel Nome Del Padre”, allo sceneggiatore Massimo Fagioli e allo stesso Bellocchio.

“I contenuti extra rispondono ad uno interesse specifico”, afferma Bellocchio, e sarà utile alla comprensione della sua opera la preziosa serie di disegni che il regista realizza nel periodo precedente alle riprese. “Disegna per passare il tempo”, continua il regista, “non faccio storyboard. I disegni sono per me preziosi perché al momento di girare mi ricordano gesti, espressioni, movimenti”. Se i disegni rappresentano una chiave di lettura in prospettiva dell’opera del regista, i documentari tracciano il ritratto di un autore lacerato tra due poli che hanno contraddistinto la vita italiana del secondo dopoguerra: cattolicesimo e comunismo. “Stessa rabbia stessa primavera” ritae Bellocchio mettendo l’accento sull’aspetto provocatorio della sua opera, e ciò irrita il regista, che non si sottrae ai commenti: “Stefano Incerti ha fatto un ottimo lavoro, ma mi ha fissato in una immagine di eterno arrabbiato, trascurando tutto il cambiamento della mia fantasia per cui non rinnego “I Pugni In Tasca”, ma oggi non sarei capace di girare un film così.” “Addio Del Passato” testimonia invece la passione del regista per la lirica, che nella sua Piacenza torna nei luoghi storici di Giuseppe Verdi, alla ricerca della tradizione che si sprigiona dalle note della Traviata. Marco Bellocchio è stato definito un regista provocatorio, ribelle, ideologico, impegnato, addirittura blasfemo. Sicuramente l’educazione fortemente cattolica è il nodo da cui parte la sua poetica così radicale e angosciata che, nonostante le apparenze, non giunge mai a sferrare i famosi pugni contro le forme costituite della società borghese (la famiglia, la religione, e più in generale i conformismo) e gli schemi del potere (politico, militare ed ecclesiastico) che esercitano entrambi un’azione fortemente oppressione fortemente oppressiva dell’individuo. I “pugni” rimangono saldamente in “tasca”. Non avviene lo scatto liberatorio. E una riflessione rabbiosa, angosciata e coraggiosa, che scava nel rimosso di un’intera società. La conseguenza è una tensione fortissima, come quella che si vede nei muscoli contratti in un pugno.
E di questa tensione si nutre la poetica di Bellocchio.

Scroll To Top