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Marco Cantini: il suo nuovo disco è un’opera sociale

Tra saggistica, cronaca di tempi che hanno fatto storia e quel gusto antico per le cose belle. Lo spessore poetico e letterario di un cantautore toscano già noto nelle fila del Club Tenco e da quella nicchia di settore che celebra la parola cantata prima ancora del gusto metrico e melodico. Marco Cantini pubblica il suo secondo disco dal titolo “Siamo Noi Quelli Che Aspettavamo” ed è un incontro/scontro con la Bologna degli anni ’70, movimenti studenteschi, piccole e grandi rivoluzioni, gli artisti che ne hanno segnalo il passo. Ma non solo parola cantata: qui facciamo un passo oltre, accompagnando a testi impegnati e per niente scontati ad una produzione di grandissimo pregio, tra soluzioni melodiche e arrangiamenti stilistici. Non possiamo dilungarci nella folta schiera di artisti e musicisti che vi hanno collaborando. Citiamo doverosamente la preziosissima partecipazione di Sergio Staino, Stefano Disegni, Sergio Vastano e Stefano Giraldi: nomi che pesano nel mondo del disegno e della fotografia, oltre che per quel che riguarda il cinema. Amici e colleghi che hanno conosciuto in vita Andrea Pazienza: perché è proprio ad Andrea Pazienza che si dedica il primo video e il primo singolo estratto da quest’opera cantautorale di Marco Cantini.

Marco Cantini, Siamo Noi Quelli Che Aspettavamo brano per brano

CENTRALE DEI DESIDERI
Una storia di oggi, di precariato e disagio sociale. Un professore precario ultra trentenne, assediato dalla mancanza di stimoli e riconoscimenti, condivide un appartamento a Bologna con altre persone.
Di ritorno da una consueta giornata di quotidiane frustrazioni, un giorno si addormenta e si ritrova nella Bologna del ’77. Tra i movimenti studenteschi, le lotte e le barricate, ma anche tra i grandi fermenti artistici cavalcati dal vento di una rivoluzione che sembrava possibile.
Come un flaneur notturno o un pellegrino italico, comincia un viaggio onirico camminando su ciò che un giorno fu questo paese.

Atto primo: Bologna ‘77
STOCK 84
Il protagonista è a Bologna, catapultato nel pieno del marzo ’77. La canzone è in parte ispirata al romanzo “Porci con le ali”: qui il protagonista si rivolge al padre, nel confronto generazionale che spesso ritorna all’interno del disco. Il brano ripercorre gli scontri che portarono alla morte dello studente Francesco Lorusso, con la città assediata anche dai carri armati inviati da Francesco Cossiga, all’epoca Ministro degli Interni.

DOPO LA RIVOLUZIONE
Adesso il professore ripercorre un viaggio per le vacanze estive fatto insieme ai genitori (attivi nei disordini): all’interno del brano si accenna alle battaglie sulle barricate bolognesi e all’avvento del punk-rock in Italia, nel mito di Sid Vicious. Con “La radio urlò non disperdiamoci” si fa riferimento all’appello di Radio Alice (la radio bolognese del movimento, una delle prime radio libere italiane) durante gli scontri.
Radio Alice verrà chiusa armi in pugno dalla polizia il 12 marzo 1977, al termine di una serie di scontri violentissimi.

TRANCHES DE VIE
Negli anni ’70 irrompe a Bologna e un po’ ovunque l’eroina. In poco tempo un sacco di giovani sperimentano questa droga.
La canzone si ispira alle avventure di Pompeo, uno dei personaggi più noti ideati da Andrea Pazienza, che resta a tutti gli effetti il suo più struggente saggio autobiografico. Pazienza morirà a 32 anni di overdose, seguendo dopo poco tempo un altro storico personaggio del fumetto italiano: l’amico e collega Stefano Tamburini.

CINQUE RAGAZZI
Negli anni ’70 un gruppo di straordinari fumettisti, veri e propri geni della comunicazione, inaugurarono una nuova stagione della satira italiana. Cinque giovani  corrispondenti ai nomi di Filippo Scozzari, Tanino Liberatore, Andrea Pazienza, Massimo Mattioli e Stefano Tamburini. Quest’ultimo, citato nel brano, fu l’autore del celebre personaggio di Rank Xerox. I cinque fondarono una storica rivista chiamata “Cannibale”, e successivamente “Frigidaire”. Filippo Scozzari, nella primavera del 1976, si insediò con due amici in una casa disabitata di Bologna, in via Clavature (a due passi da piazza Maggiore): immediatamente battezzò l’appartamento “Traumfabrik” (citato in “Tranches de vie”). Si era rifugiato lì per realizzare i suoi fumetti in pace, ancora inconsapevole che in breve tempo la casa occupata sarebbe diventata un laboratorio creativo spontaneo per i giovani. Dove i ragazzi  iniziarono a creare e a scambiarsi opinioni. E al suo interno nacquero video, fumetti, documentari, canzoni e gruppi musicali.

Atto secondo: incontri
PAZIENZA
A Bologna negli anni ’70 brilla la stella di Andrea Pazienza, e la canzone è a lui dedicata.
Pazienza fu il cantore del ’77 dei giovani attraverso storici personaggi come Penthotal.
Nel 1984 lascerà Bologna per trasferirsi nelle campagne senesi, e qui nel 1988 troverà la morte a soli 32 anni. La canzone è in parte ispirata ad un articolo che David Riondino realizzò dopo la sua scomparsa, nel quale si descriveva l’atmosfera surreale del funerale di Paz.

TECHNICOLOR
Il professore continua il suo viaggio, entrando negli anni ’80 italiani. Dagli anni ’70 agli ’80, come dalle piazze alla discoteche. O dalle ideologie all’edonismo reaganiano. Gli anni nei quali la tv diventa una compagna rassicurante capace di scandire le stagioni, tra loschi traffici politici e abusi di potere. Il brano si ispira a “La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio”, libro di Enrico Brizzi che fotografa perfettamente la realtà di una vera e propria invasione culturale sopra intere generazioni.

SOFFIA PROFONDO, PIER
Proseguono gli incontri: è il turno dello scrittore Pier Vittorio Tondelli. Nato a Correggio e strettamente legato ai fermenti bolognesi, che visse intensamente. Dello stesso Pazienza fu amico ed estimatore. Tra i suoi romanzi, oltre a “Rimini”, “Pao Pao” e “Camere separate”, c’è anche “Altri libertini”, vero e proprio manifesto anticonformista di una generazione: il ibro verrà anche accusato di oscenità e oltraggio alla pubblica morale. Tondelli, malato di AIDS, si spense a soli 36 anni.

L’ESILIO
Un netto salto indietro: il professore si ritrova nel Messico degli anni ’30. La canzone è dedicata all’incontro realmente accaduto tra una grande personalità politica (Lev Trockij) e una grande personalità artistica (Frida Kahlo). Non a caso arte e politica sono i due temi principali dell’intero disco, strettamente connessi tra di loro. Frida Kahlo inizia a dipingere in seguito ad un grave incidente che la renderà menomata nel fisico in modo permanente. Conosce  il grande pittore Diego Rivera, i due si sposano e diventano attivisti del Partito Comunista Messicano. Successivamente accoglieranno nella loro casa, nel 1937, Lev Trockij (ormai in esilio) e la moglie. Tra la pittrice ed il politico nasce una breve relazione, prima che Trockij resti ucciso qualche anno dopo in Messico, in un agguato.

VITA E MORTE DI FEDERICO F
Il professore incontra Federico Fellini. Anche lui si lega inesorabilmente allo scenario trattato nel disco, perché fu oltretutto un grande appassionato di fumetto, nonché grande disegnatore. Il suo autore preferito era Winsor McCay, l’inventore del personaggio “Little Nemo”. Fellini vive la sua infanzia in pieno periodo fascista, a Firenze conoscerà anche il grande fumettista Giove Toppi. Tanti anni più tardi commissionerà allo stesso Pazienza la locandina del film “La città delle donne”.
In questo brano si passa dalla giovinezza alla vecchiaia di Fellini, e si accenna agli ultimi anni della sua vita, quando si reca in Messico alla ricerca dello scrittore Castaneda per la sceneggiatura di un film che non verrà mai realizzato.
Atto terzo: risvegli

CAFÈ DE LA TERRASSE
L’ala creativa del movimento del ‘77 è strettamente influenzata dal dadaismo nelle sue idee di arte. Ecco allora un breve salto nella Zurigo del 1916, tra Trsitan Tzara, Jean Arp e gli altri mentre vengono gettate le basi del movimento dada.

Atto terzo: risvegli
FUORI DAL SOGNO
Siamo nell’ultima parte del disco. Il protagonista si risveglia dall’illuminante viaggio onirico.

PRELUDIO ALL’ADDIO
Il professore decide di andarsene via dal paese. Per lasciare i rimpianti e i condizionamenti, compresi quelli di un’educazione che ha perpetuato modelli di rigidità morali controproducenti. È il gran rifiuto.

IN PARTENZA
Giunge la partenza. Quasi costretta. Definitiva. Giunge la rabbia per un disagio sociale sedimentatosi negli anni. Ma che forse lascia ancora intatta qualche speranza.

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