Home > Interviste > Marco Mengoni: Marco Mengoni 2.0: Solo è bello.

Marco Mengoni: Marco Mengoni 2.0: Solo è bello.

In occasione del passaggio a Roma del suo Solo 2.0 Tour incontriamo Marco Mengoni che, a due anni dalla vittoria di X Factor, si riscatta dall’immagine di “vincitore di talent” con un album più maturo, più elettronico e denso di contenuti, autobiografici e critici.
Per affermare che avere 23 anni, aver vinto un talent ed essere un teen idol non significa necessariamente “non aver nulla da dire”.

Affronti moltissimi temi, dalla guerra all’abbandono alla ricerca di se stessi e appari molto più tormentato, molto più “alla ricerca di qualcosa”, puoi raccontarci come nasce dentro di te questo progetto?
Hai colpito nel segno, questo album nasce proprio dalla ricerca di qualcosa … forse proprio dalla ricerca della solitudine, che comunque è uno stato che passiamo tutti noi esseri umani e spesso ricerchiamo di proposito e in più la voglia di descriverla sotto una luce che non è solo quella depressiva o negativa; quindi in tutti questi temi c’è comunque una radice di questo essere solo, di questo stato d’animo che è la solitudine

Il tuo ultimo lavoro è completamente diverso da “Re Matto”. Sei passato dal giocare sulla doppia anima di Marco, sull’ambiguità, sul contrasto e gli opposti a “Solo 2.0″ che, come dice il titolo, presuppone un’anima unica e sola.
Sicuramente il contrasto c’è comunque, non si è perso; perché in realtà il contrasto appartiene a tutti, nessuno ha una sola faccia e io più vado avanti e più mi rendo conto che ne ho.. un bel po’! Quindi questo aspetto credo che ci sarà sempre, inoltre il 2.0 rappresenta un’evoluzione, uno step successivo, un aggiornamento.

Qual è l’aggiornamento che hai fatto musicalmente e personalmente rispetto a quel Marco vincitore di X-Factor?
Musicalmente ho aggiunto molta più musica elettronica, la composizione è maturata e i testi sono molto più precisi, meno universali.

… è un album più autorale?
Si, assolutamente; personalmente invece c’è una crescita di vita, che è ancora più forte avendo frequentato, questi ultimi due anni, questo mondo; con questo mestiere ti puoi permettere di vivere le emozioni con una intensità molto più alta del normale. Tutta questa crescita personale poi si riflette sul lato artistico.

Cosa ci dici di un tuo eventuale lancio estero? Soprattutto dopo aver vinto il premio come Best European act agli Ema…
Non so, non l’ho programmato; comunque ho sempre pensato che sia meglio affermarsi qui, dove vivi, dove sei nato, dove hai le tue radici perché la musica è questo: viene da te, dalla tua terra e prima di portarla fuori bisogna aver indagato a fondo tutto quello che c’è qui. Il resto, se deve venire, verrà da sé… non c’è fretta, c’è tempo “c’è tempo c’è tempo, c’è tempo per questo mare infinito di gente” diceva Fossati, che è tra i miei autori preferiti.

Se facessi un album di duetti chi sceglieresti?
… dovrebbe essere un album in chiavetta USB, da almeno 6 GB! Perché ci sono veramente tantissimi nomi. Mi limito agli italiani: Giuliano dei Negramaro, Jovanotti, Ornella Vanoni, Fossati, Lucio Dalla, con cui per altro ho già avuto l’onore di lavorare, e se volesse, ovviamente, anche Mina!

La canzone di “Solo 2.0″ che ti rappresenta di più?
È decisamente “Solo”, che poi è il titolo del disco, anche se non so se è nata prima la canzone e poi il disco o viceversa.

Lasciamo Marco alle prove del suo concerto e mi dice che stavolta sarà uno spettacolo di 2 ore e mezza “senza contare i bis e i tris, quelli dipendono dall’energia che sento, li improvviso”, con ben ventitre tracce in scaletta sembra che Marco Mengoni sia determinato a imporsi nel panorama musicale italiano: il talento vocale è indubbio, ora gli rimane da convincere il pubblico over 18.

Scroll To Top