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Marco Mengoni: parole in circolo… in un’intervista

Marco Mengoni si presenta alla stampa un filo intimidito e ne ha tutti i motivi. La presentazione multimediale a cura degli studenti IED, le riprese in diretta, il curatissimo press kit; il livello di cura del dettaglio e l’introduzione del presidente di Sony Italia fugano ogni residuo dubbio sul fatto che “Parole in Circolo” sia una delle più importanti uscite italiane del 2015, un disco atteso non solo dai fan, ma da tutto il mondo musicale nostrano per comprendere la svolta di questo giovane ma affermatissimo cantante.
Non disco, pardon, progetto.

Parole in Circolo esce in un momento storico di profondo cambiamento della fruizione musicale. Ti sei dimostrato da sempre attento al “contorno” della musica, alla grafica, agli eventi per il lancio dei tuoi lavori, al mondo di internet. Credi che il futuro della musica sarà legata a questi linguaggi?
Ogni tanto mi scappa e lo chiamo ancora disco, ma per me è soprattutto un progetto cominciato due anni fa, quando ho iniziato a lavorarci. Per me è importante che il mio lavoro non si riduca a un cosetto di plastica che contiene della musica, per questo motivo do da sempre molta importanza alla parte grafica ed estetica che accompagna ogni mia uscita. Sai, come nella Grecia e Roma antica, credo molto nel kalòs kai agathòs. Se una cosa appare bella, ci aspettiamo che sia anche valida, buona.

Dopo la presentazione a Brera dell’anno scorso, stavolta collabori con i giovani creativi dello IED. Come è nata l’idea di una collaborazione?
Sin da tempi non sospetti ho cominciato a collaborare con giovani, coetanei per me che ho 26 anni…sono già 26enne, ormai comincia anche a spuntare qualche capello bianco (ride, ndr).
Collaborare con i giovani per me è molto importante. Per esempio con i miei 3 grafici scapestrati ho lavorato tanto, li ho scelti io e loro sono praticamente miei coetanei. Non che abbia problemi a relazionarmi a professionalità con qualche anno in più, non le considero obsolete, semplicemente quando comunico con qualcuno che ha la mia età mi sembra che lo scambio sia più nitido…adesso però devo cercare di recuperare, in pratica ho dato a tanti giornalisti e collaboratori presenti dei vecchi! (ride, ndr)

Ahi ahi. In effetti però ha fatto un percorso già molto lungo nel mondo musicale italiano, soprattutto considerando la tua età. Un’impresa non da tutti!
Ripeto, io sono un giovane, sono per la digitalizzazione e il contatto attraverso internet. Devo però ringraziare la casa discografica, per avermi dato la possibilità di non gestire in maniera consueta questo nuovo progetto, di poterci lavorare per un periodo piuttosto lungo, per averlo contaminato di tanti influenze e interessi che vivo tutti i giorni, e non solo a livello musicale.

Parliamo un po’ di “Parole in Circolo”: in copertina si legge la scritta 1uno/di2due. Quindi ci sarà una seconda parte?
Sì. Ho concepito questo progetto come una playlist, una raccolta di canzoni anche molto diverse che, come tutte le raccolte, tende a cambiare nel tempo, ad aggiornarsi.

Il singolo che anticipa il disco e apre la playlist è “Guerriero”. Una canzone che nessuno si aspettava da te, piena di mondi musicali inconsueti rispetto ai tuoi lavori più recenti. Alla fine però hai vinto anche questa sfida, giusto?
“Guerriero” è un grande buffet che anticipa quello che verrà poi. Stiamo parlando di un lavoro sull’onda di certe sperimentazioni anni ’70, con un corpus di 162 tracce. Con il mio team abbiamo cercato di mettere nel singolo tutti i mondi che siamo poi andati ad esplorare in questo e nel prossimo disco. Ovviamente è stato difficile, perché le frequenze e le tracce erano veramente tantissime.

Insomma, hai sentito la pressione non solo del ritorno dopo due anni, ma anche della scelta di un singolo non immediato.
Avevo molta paura di far uscire come primo singolo “Guerriero”, anche se era una buona sintesi del progetto. Avevamo tutti paura, sì, ma sono contento di dire che la sfida oggi è vinta. Tuttavia non sono mancate discussioni e lotte interne.
Portare avanti questo testo così pregno di significato è stata un’altra sfida. Anche le mie tonalità sono cambiate, mi trovo in territori vocali che sono abissi rispetto ai miei inizi di orpelli e virtuosismi con la voce, di mi bemolle che mi uscivano con grande facilità.
Qui a farla da padrone invece sono il testo e l’arrangiamento: gli innumerevoli strumenti, piani sonori, accenni di elettronica…insomma, tantissimi elementi che appaiono e scompaiono nel giro di un istante. In questo pezzo ci sono archi, fiati, riff di chitarra losangelini che mi hanno ispirato le HAIM, ma anche influenze hip hop e funky che scompaiono nella seconda strofa.
Tutto questo per dare un valore a una melodia che in effetti è piuttosto semplice, quasi parlo più che cantare: è stato un grande cambiamento per me.

Indubbiamente “Guerriero” e l’intero disco si fanno notare per il notevole impatto musicale. Così tanti suoni tutti insieme si sentono difficilmente e ritraggono una realtà complessa, quasi quanto quella del mondo attuale.
Posso solo dire che fin dall’inizio della mia carriera ho sempre difeso la diversità, anche solo quella che si vede fuori dalla finestra. Ho sempre cercato di metterla dentro i miei dischi, anche a costo di non seguire un unico filo di coerenza nel lavoro finale.
Fortunatamente in questi sei anni ho visto e sentito tante cose, collaborato con tanti autori e professionalità, ma anche nella vita quotidiana ho incontrato molte persone comuni. Il mio mestiere mi consente di crescere più velocemente, di confrontarmi con pensieri, luoghi e persone, modi di pensare diversi: nel mio progetto voglio mettere tutto questo.

In questo senso “Esseri Umani” è un pezzo cardine di questo nuovo album, sembra quasi in risonanza rispetto a quello che è successo in questi giorni.
Cerco di guardare alla realtà, al mondo per quello che è. Sono un giovane che si batte e batterà per i diritti degli esseri umani, insieme a quanti mi seguono in questo stile di vita. Non entro in discorsi che non mi competono, il messaggio credo lo lanci già il pezzo nel modo migliore possibile.

“Esseri umani”…è quasi uno slogan.
Sì, ma è un progetto innanzitutto. Io sono davanti a molti media italiani in questo momento e li esorto a soppesare con attenzione le parole, dato che spesso dalle parole nascono movimenti. Bisogna fare attenzione e io cerco sempre di farci tanta attenzione, questo disco è uscito dopo due anni per questo motivo.

“Se Io Fossi Te” è il frutto di una collaborazione con Luca Carboni. Una scelta inconsueta, sembrate appartenere a due luoghi distanti dell’universo musicale. Come vi siete messi in contatto?
Ti racconto un aneddoto. Nel periodo successivo a “L’essenziale” ho conosciuto Carboni per una fortunata svista: mia cugina, che di cognome fa Carboni, è stata scambiata per la sua compagna e ci hanno dato la chiave della sua stanza mentre alloggiavamo entrambi nello stesso hotel. Da cosa nasce cosa, abbiamo cominciato a chiacchierare e abbiamo deciso di provare a lavorare insieme, ma non è stato facile.
All’inizio non siamo riusciti ad entrare in sintonia, non riuscivano a scrivere niente. Per fortuna questo progetto è stato graziato dalla concessione di molto tempo per la preparazione, perciò dopo mesi Luca è arrivato e con grande tranquillità mi ha detto (imita il tono di Carboni) “senti, io ho scritto questa canzone, vedi un po’ tu”.

Per certi versi però rimane un prodotto sorprendente, un pezzo così up da un tipo tranquillo come Luca, uno da ballate e lenti.
Beh, insomma, se pensi a “Fisico Bestiale”…i pezzi up sono i più impegnativi da scrivere perché è difficile non essere banali scrivendo un pezzo del genere, che richiede anche una certa semplicità.
Il pezzo invece è venuto bene perché è uscito al meglio dalla penna di Luca, del cui repertorio io apprezzo soprattutto il comparto degli up. Spero davvero di collaborare insieme a lui ancora, in futuro.

“Parole in Circolo” sembra sottolineare l’importanza dei testi, del contenuto. Tu scrivi spesso i tuoi testi, come si sviluppa il tuo processo creativo?
Dai 19 anni, dall’esordio in poi, le parole sono diventate via via più importanti nella mia vita di uomo e artista. Subito dopo “L’essenziale” ho sentito il bisogno di un cambiamento radicale nella mia musica e nel mio metodo di approccio. Sentivo l’impulso di dare sempre più importanza a queste parole che sentivo crescermi dentro e intorno giorno dopo giorno. Le vedevo scritte sui social, sui giornali, cantate nei pezzi degli altri…era arrivato il momento di mettermi a un tavolo, fare mente locale e dare più o meno importanza alla mia natura, al mio istinto vocale, che non ero ancora riuscito a lasciare libero nel mio lavoro. Inoltre a mio parere siamo nell’era della parola, che sia digitale, brutta o bella, ormai è centrale nella vita di tutti. Il “verbo” è una parte fondamentale nel disco.

Insomma, i testi sono importantissimi…parole in circolo, ma non nel libretto del cd.
L’importanza dei testi è la parola, non il libretto allegato al cd. Io nei booklet degli album che acquisto non leggo mai i testi…sono scritti troppo piccoli (ride). Abbiamo deciso di sfruttare l’applicazione per dargli lo spazio che meritavano, per renderli interattivi, mentre nel booklet ci siamo concentrati sul materiale fotografico.

Sei molto deciso sui contenuti dei cd, sull’immagine che vuoi dare. Vale lo stesso anche per il metodo con cui scrivi i tuoi testi?
Sono capricorno, il che vuol dire che son proprio ‘de coccio, quindi c’è voluto tanto, tantissimo tempo. Il corpus di testi per questo album è stato un travaglio lungo e fino alla fine ho continuato a cambiarlo, modificandone i messaggi. Non sarò mai del tutto soddisfatto del lavoro finito. Per questo sono contento di avere la seconda parte su cui lavorare, mi darà modo di tornare su quello che non mi convince, di modificarlo e riproporlo.

E questa seconda parte dobbiamo aspettarcela a breve, la vedremo già quest’anno?
Ehhhhh…(ride, ndr).
Dovrebbe, ma è ancora in piena lavorazione e contando la presentazione dell’album, il tour in arrivo, gli impegni italiani e internazionali…da parte mia ce la metterò tutta per chiudere prima possibile la seconda parte, ma è tutto in divenire. Soprattutto, sento che devo ancora vivere altre esperienze in tour, nella vita, con la stampa, altre istantanee che finiranno in un modo o nell’altro nella seconda parte.

E il titolo? Sarà una parte due o lo cambierai?
Sarà lo stesso, non farò come gli U2!
Mi raccomando, non aspettatevi nuove risposte rispetto al contenuto del primo. Volevamo fare una playlist che si aggiornasse nel tempo con pezzi diversi, ma il filo che connette tutto rimane lo stesso. Ci saranno delle cose che verranno spiegate un pochino di più. Un pezzo in particolare spiegherà tante cose…ma non posso dire davvero niente di più a riguardo.

I fan saranno impazienti.
Ci tengo a dirlo: il centro dell’intera operazione che sto presentando oggi sono i fan presenti e futuri di Marco Mengoni. sarà un percorso anche per i fan, sarà innovativo e pieno di sorprese, anche nella parte live.

I fan adesso però hanno un canale di comunicazione in più, attraverso la tua app. Come pensi di utilizzarla?
L’abbiamo pensata proprio per rimanere in contatto con il mio pubblico, con chi ci tiene a me. Loro seguono me ma anche io li seguo con costanza, cercando di non dimenticare che oltre ai pixel c’è anche la carne.

“Esseri umani”?
Giusto! Tutto intorno a me è tutto un continuo input, ma il più forte certamente il contatto umano con i miei sostenitori.

Tra poco avrai modo di riceverne parecchi: torni in tour nei palazzetti dopo l’esperienza nei teatri. Con grande successo direi, dato che la data milanese è già stata raddoppiata.
Pensa che mentre stavamo ancora discutendo il progetto dell’album sono andato dai grandi capi con un progetto ad hoc per il tour, con tantissime idee e un disegno per il palco. Ancora una volta devo ringraziarli, perché non mi hanno liquidato, non si sono accontentati del solito tour “canonico”, anzi, si sono confrontati da subito con me sulle mie proposte.
Ovviamente sono contento che la data al forum sia raddoppiata, ma ad essere sincero spero ci fermeremo qui.

Davvero?
Sì, è da un po’ che non torno a mettermi alla prova cantando nei palazzetti, ho bisogno di un po’ di tempo per riprendere il ritmo, soprattutto dopo l’esperienza più intima dei teatri. Stamane ho mandato i nuovi arrangiamenti dei vecchi pezzi ai musicisti che verranno in tour con me, ma non ho ancora una scaletta…sono un po’ perso.

Dovrai fare molte scelte, ormai il tuo repertorio è ricco. Qualche pezzo andrà sacrificato.
A riguardo non ho ancora deciso nulla, penso che dovrò filtrare molto. Tuttavia voglio comunque prendermi una rivincita su arrangiamenti che non mi avevano convinto all’uscita dei precedenti lavori, finalmente potrò provare a migliorarli nei live.
Sono molto pignolo sai? Il mio bassista una volta mi ha detto “ma proprio tu che non sei neanche diplomato al conservatorio, perché ti giri ogni volta che proviamo e ci riprendi per ogni piccolo errore!”… è più forte di me. (ride)

Un’ultima domanda: se “Parole in Circolo” è una sorta di playlist, quali sono gli artisti che compaiono più spesso nella tua raccolta personale? Chi ti piace ascoltare oggi?
Ahhh, è difficile! Come tutte le playlist, si aggiorna giornalmente, senza contare che mi piace vagare per spotify, immergermi in mondi che non conosco.
Ok, faccio qualche nome: Stromae, un altro giovane come me, non manca mai. Per citare un meno giovane, ho riscoperto in questo periodo Franco Battiato, un’artista che non avevo molto capito dopo i primi contatti. Ho sentito il bisogno di tornarci.
Tieni presente che la mia esperienza di ascolto funziona così: io ascolto per settimane solo un’artista, poi mi rompo e non lo ascolto più per anni. (ride,ndr)
Ultimo nome, le ho citate prima: le HAIM. Tre sorelle che sembrano venute dal nord Europa ma sono losangeline. Mi piacciono molto perché portano dell’organico nei loro pezzi, sono pieni di suoni semplici, in controtendenza rispetto all’elettronica imperante di oggi.

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