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Marea Festival 2015: Il report live del weekend a Fucecchio

Si è da poco conclusa la ventesima edizione del Marea Festival di Fucecchio (Firenze), che ha preso vita nella settimana dal 23 al 28 giugno 2015. Sei giorni di musica ed esposizioni sotto il nome ‘Venti di Passione’, con serate ad ingresso gratuito (tranne la serata del sabato) che hanno coinvolto pubblico accorso da tutta la Toscana.
Come da tradizione, alla ‘Buca del Palio’ (detta anche ‘Buca di Sant’Andrea’) il Marea Festival ha esordito con una serata interamente dedicata all’Indie Time, percorso musicale che parte nei mesi precedenti al Festival e che mira a supportare band locali attraverso contest e serate live.
In un clima allietato da stand gastronomici, bancarelle, aree espositive (arte grafica, fotografia, poesia) ed aree dedicate ad approfondimenti sociali, il weekend ha avuto inizio il venerdì sera con il live di Paletti e Bugo.

Paletti, cantautore bresciano, lo avevo già ‘scoperto’ nel 2014 grazie al successo di ‘Ergo Sum': un disco dal sapore pop condito da testi interessanti.
E’ la cifra stilistica che con Paletti, a mio avviso, fa la differenza, e l’ascolto della sua intera produzione (tra i quali ricordo “Palettology”, “Qui E ora”) è solo la conferma che nel panorama italiano c’è ancora chi ha qualcosa di sensato da comunicare, basta solo avere la volontà di volerlo ascoltare.
La sua esibizione inizia un po’ in ritardo rispetto al programma del Marea, ma poco importa.
Se sul palco Paletti è limitato nelle movenze (suonare – cantare – dimenarsi non son cose che propriamente vanno d’accordo), è un piacere notare quanto sia coinvolgente col pubblico, un pubblico che forse ancora non lo conosce bene quanto meriterebbe.
Le sue capacità tecniche in qualità di musicista emergono quando sale sul palco Bugo, accompagnato live proprio da Paletti (chitarra e basso) e dalla sua band.

Quello di Bugo è uno show liberatorio, un palco che freme e infiamma il pubblico, un botta e risposta continuo tra l’artista milanese e la gente del Marea. Uno spettacolo che ha messo in luce, assolutamente, le qualità di Paletti e che ha confermato (ma non ce n’era bisogno) Bugo come ‘animale da palco’. Che dire a proposito di Bugo?
E’ un artista che mi sta conquistando lentamente, con un percorso iniziato ormai anni fa ma che mai è stato costante.
Trovo difficile, personalmente, dare un senso ad alcuni suoi lavoro, ma va anche detto che forse, un senso, non sempre va cercato.
E’ tuttavia un artista da seguire e che almeno una volta nella vita vada visto dal vivo: con Bugo non esistono barriere, non vi è censura, non vi sono restrizioni. Un flusso unico col proprio pubblico, amato e adorato da lui stesso che si lascia, in cambio, amare e supportare. La sensazione è di essere davanti ad un artista che ha fatto tanto e che ha ancora tanto da dire, ma col quale è possibile, di contro, confrontarsi e scontrarsi.
Dicono che Bugo va amato o odiato, ma dopo anni dal suo esordio discografico sarebbe il caso di andare oltre e scavalcare questa frase fatta, questo atteggiamento stereotipato, per lasciarsi prendere da quella che è una produzione, nell’insieme, che spicca per originalità.
Originalità che si ritrova, musicalmente parlando, in un’esplorazione sapiente di più di generi musicali.
Il venerdì del Marea Festival se ne va così, con un concerto che lascia il segno e l’adrenalina, perché la bellezza di un live è dettata anche da questo: non solo da esecuzioni impeccabili e assoli…no, il venerdì del Marea è andato ben oltre tutto questo, rivelando un’estasi generale che ha lasciato un po’ di malinconia: una di quelle serate che, a malincuore, vedi volgere al termine.

Il sabato sera alla ‘Buca di Sant’Andrea’ si è cominciato presto con il live de La Iena.
Duo di Pisa, il loro stile ricorda vagamente i Bud Spencer Blues Explosion, ma un paragone simile sarebbe troppo semplice e scontato.
Questi ragazzi si sanno difendere bene, e sono a tutti gli effetti un frutto acerbo che, se continua con queste premesse, sarà piacevole riscoprire più avanti con basi più solide e coinvolgenti.
A dare il là alla serata ci pensa invece Nada Malanima, che sale sul palco del Marea Festival accolta da un pubblico che conta oltre 1700 presenze.
L’artista livornese, accompagnata live da tre musicisti giovanissimi offre all’ascolto i brani di punta della sua produzione artistica, puntando molto anche su pezzi tratti dall’ultimo disco (“Occupo Poco Spazio”, 2014).
E’ straordinario vedere quanto Nada sia amata e seguita dal pubblico.
Oltre ai fan della prima ora legati ai suoi successi intramontabili (“Ma Che Freddo Fa”, 1969 – “Amore Disperato”, 1983) vi sono molti giovani che conoscono e apprezzano il percorso dell’artista, dagli anni del cantautorato a quelli più pop.
Rivedere Nada sul palco è sempre un piacere, poiché i suoi concerti sono sinonimo di eleganza e raffinatezza.
Quando sale on stage, il suo sorriso si apre rassicurante e con gli occhi lucidi e gioiosi è proprio lei, ferma in piedi, ad osservare tutto il suo pubblico.
Le movenze delle sue braccia, tese verso la gente, sono l’abbraccio immaginario – ma al contempo così reale – che sprigiona calore e contatto con i presenti.

Non si può dire che la vera star del sabato sia Bobo Rondelli, poiché il pubblico della serata è unico e trepidante sia per Nada che per lui.
Certo è che Rondelli, indubbiamente, è anch’egli osannato (meritatamente) dal pubblico toscano.
In tour con la sua ultima fatica (“Come I Carnevali”, 2015), durante la sua esibizione emergono più lati dell’artista: si va dall’introspezione con i suoi pezzi cantautoriali alla goliardia pura, con alcune prese in giro bonarie e divertenti che riscaldano il pubblico.
Uno show durato un’ora e mezza durante la quale non sono mancati i momenti dedicati ai virtuosismi con pezzi che tra canzone napoletana, Ramones e affermazioni crude quanto veritiere a proposito dell’attuale situazione politica hanno stretto sempre più i presenti attorno al palco, di colpo troppo piccolo per contenere la grandezza di Rondelli.
Verace e sornione, senza costruzioni e con molta semplicità, Rondelli non interpreta un personaggio ma è così come lo si vede: senza filtri, senza problemi.
Ed è questo suo essere ‘voce del popolo’, senza timori a parlare da un palco, a renderlo amabile, grandioso ed apprezzato non solo dai suoi conterranei.

Marea Festival, appuntamento il prossimo anno per una nuova ed emozionante avventura.

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