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Lezione pratica di come fare pop in Italia

Formatisi nel 2006 nel nord-est italiano, i Margareth sono giunti con “Fractals” al loro secondo LP, dopo l’esordio di “White Lines” del 2010.

Da sempre sperimentatori e mescolatori di diversi generi, dal folk al pop passando per l’indie di matrice britannica, in questa loro ultima fatica sono riusciti ad ottenere un sound più lineare e omogeneo, attenendosi ad un pop-rock essenziale e minimale (pur concedendosi qualche inserto dream-pop niente male).

Echi di Radiohead e Kashmir sono piuttosto evidenti, sia nelle parti vocali che in quelle strumentali, molto vicine alla band di Oxford. Pop di ottima fattura, che colpisce ed emoziona (“They Say” è pazzesca) già dal primo ascolto.

“Daylight”, che apre il disco, è una summa di tutto ciò che troveremo nei restanti otto pezzi: voce stile Thom Yorke, basso pulsante, chitarre appena accennate ma incisive e tempi di batteria irregolari. “Shadows Come” è una cavalcata stile U2 dei bei tempi, con synth a palla che travolgono nella parte finale. “Rosemary Calls” sembra uscita da un vecchio disco dei Sophia: ballad acustica minimale e molto rilassante. Già notati due anni fa al festival “MiAmi”, i Margareth iniziano a farsi conoscere per la semplicità che esce dai loro pezzi. Album molto autunnale, ritmi bassi, melodie malinconiche. In Italia difficilmente troverete un disco così: è merce rara, correte a procurarvelo.

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