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Marie and the Sun: “Vi raccontiamo la nostra musica” [INTERVISTA]

Forse qualcuno di voi li conosce già o li ha visti esibirsi, perché il duo dei “Marie and the Sun” formato da Francesco Drovandi e Giulia Magnani, pur avendo pubblicato il 14 ottobre il loro primo EP omonimo, ha già all’attivo dal 2012 premi e performance live sui palchi italiani e internazionali, come al Tour Music Fest, all’O2 di Londra, all’Emergenza Festival, alla Fashion Week di Parigi, al concorso DEEJAY on Stage e molti altri; hanno aperto i concerti dei Sud Sound System, Alex Britti, Erica Mou, Musica Nuda, e Zibba, con il quale hanno scritto il loro primo singolo “Veleno” presentato ad Area Sanremo. La loro musica nasce dalla fusione del modern soul/jazz con l’elettronica, creando una sinergia tra il classico e il contemporaneo, ben rappresentato dal loro EP d’esordio.

Ci siamo fatti raccontare da loro qualcosa di più.

Leggo dalla vostra biografia che vi siete conosciuti nel 2011 grazie alla registrazione di “Walk on the Wild Side” di Lou Reed. Come nasce l’idea di fondare un duo?

Francesco: Nasce proprio quella sera, chiacchieravamo e, come avviene tra musicisti, abbiamo cominciato a dire “dai suoniamo qualcosa assieme, tu cosa sai?”, e alla fine abbiamo registrato quella. Il giorno dopo volevamo fare un’altra cover, e da lì abbiamo iniziato a scrivere ed arrangiare assieme.

Dal 2011 ad oggi avete accumulato un bel po’ di gavetta, moltissime performance live, partecipando a numerosi Festival e riportando anche delle vittorie: la competizione e il contatto diretto con la platea sono il motore della creatività?

Francesco: Il contatto con la platea sicuramente, la competizione con altre band è una cosa che non ci appartiene moltissimo. I concorsi sono una realtà che va affrontata, però la “gara” la sento distante dalla musica e dall’arte in generale.

Giulia: Si più che gareggiare con gli altri ci piace collaborare, tirare fuori cose nuove insieme; la reazione del pubblico ci è sempre stata da stimolo, l’abbiamo sempre interpretata e l’abbiamo utilizzata per improvvisare, cambiando a volte anche i brani da suonare.

Avete fatto anche esperienze molto importanti all’estero, per esempio esibendovi all’O2 di Londra e alla Fashion Week di Parigi: cosa vi siete portati a casa dal confronto con quel pubblico?

Giulia: Noi proveniamo da una cultura musicale soprattutto estera, inglese, americana, in parte francese, quindi per noi è stato quasi come un sogno poterci esibire fuori dall’Italia. Per Londra avevamo vinto un concorso, per Parigi abbiamo conosciuto questa stilista che è stata piacevolmente sorpresa dalla nostra musica e ci ha invitati due volte allo showroom. Sono state esperienze molto diverse, a Parigi era una situazione molto intima, quasi un house concert; a Londra l’impatto è stato tosto, una grandissima emozione ed eravamo agli inizi. Ci piacerebbe moltissimo poter lavorare ancora all’estero perché noi scriviamo anche testi in inglese.

Francesco: Sono stati due momenti molto diversi. A Londra avevamo la possibilità di esibirci sul palco in un tempo predefinito, a Parigi si è trattato di una vera collaborazione con la stilista, abbiamo progettato assieme l’evento ed è stata una cosa che richiedeva molta più maturità e impegno.

Parliamo del vostro EP: innanzitutto una curiosità, la stampa delle copie è stata possibile grazie al crowdfunding su Eppala. Ve l’aspettavate questo supporto da parte dei fan?

Francesco: Conosciamo il crowdfunding, ma quando ci è stato proposto abbiamo titubato un momento, abbiamo pensato che un po’ di seguito l’avevamo ma forse non a sufficienza. Poi abbiamo provato. La cosa bella del crowdfunding è che devi essere molto trasparente nei confronti delle persone che ti sostengono, ed è un po’ come noi ci poniamo di solito, è stata una circostanza fortunata. Non ci aspettavamo una risposta così positiva, è stata una grande soddisfazione; tra l’altro devo aggiungere che avendo raggiunto il nostro obiettivo abbiamo ottenuto un co-finanziamento da Poste Italiane, che periodicamente stanzia dei budget per il crowdfunding, ed è una gran bella iniziativa.

Giulia: All’inizio eravamo un po’ perplessi nel chiedere un supporto economico al pubblico, però devo dire che Eppala ci ha aiutato molto, e avendo conseguito il nostro traguardo siamo stati supportati da PostePay Crowd Sound e selezionati per aprire il concerto dei Sud Sound System e degli Àpres la Classe a Gallipoli; noi di solito non ci esibiamo su palchi così grandi ma quello era immenso! Il pubblico ha reagito benissimo, così come abbiamo ricevuto i complimenti dalle altre band, è stata proprio una bella esperienza.

3Il vostro primo disco arriva dopo molti anni passati a lavorare assieme: avete aspettato di consolidare la vostra crescita artistica prima di fare questo passo?

Francesco: Avevamo le idee chiare dall’inizio: sapevamo che musica volevamo fare, con che tipo di testi, ma per concretizzare dovevamo trovare un produttore artistico, i brani adatti ed arrangiarli, è stato un lungo percorso. Adesso abbiamo avviato una serie di processi che funzionano.

Giulia: Abbiamo iniziato con cover come tanti gruppi, facevamo soul, blues, jazz e anche rock; dopodiché abbiamo iniziato a scrivere, inizialmente in inglese, poi con fatica anche in italiano perché purtroppo, non ascoltando molta musica italiana, non avevamo riferimenti precisi. Abbiamo selezionato i brani, cercando delle produzioni che ci potessero andare a pennello e abbiamo trovato un produttore artistico (Natty Dub dei Funk Shui Project) che è esattamente come noi, ci capiamo, ci piacciono gli stessi suoni e arrangiamenti.

Provando diverse strade, abbiamo cominciato, ricominciato, riscritto, scremato la lista delle tracce e siamo riusciti ad ottenere queste sei dell’EP. E’ stata dura perché inizialmente non eravamo abbastanza maturi da capire cosa fosse adatto al nostro progetto e cosa non lo fosse, ma credo sia fisiologico per ogni band. E’ stata lunga, ma abbiamo fatto bene ad aspettare.

Come descrivereste al pubblico questo lavoro e il mondo di “Marie and the Sun”?

Francesco: E’ un lavoro che mescola le sonorità che piacciono a noi, quelle della black/soul music di oggi, che a livello internazionale è musica pop, come The Weeknd, ad esempio. Nu-soul è un’etichetta più forte e non ce ne appropriamo così facilmente, però è un po’ l’interpretazione della musica black che ci piace, mescolata con l’elettronica, con la nostra scrittura in italiano che è semplice, usa molti concetti legati soprattutto alle sensazioni.

Come avete detto, inizialmente i vostri testi erano in inglese, in seguito la scelta di scrivere in italiano è legata all’esigenza di essere recepiti in modo più immediato e diretto?

Francesco: Suonando le cover le prime tracce sono uscite automaticamente in inglese, dopodiché abbiamo pensato di provare a buttar giù qualcosa in italiano perché ci siamo resi conto di quanto fosse diverso rispetto all’inglese. Da questa sfida con noi stessi sono nati dei brani, poi cestinati, poi ne sono nati altri, poi altri ancora, fino ad essere soddisfatti da decidere di inciderli.

Giulia: Si, in italiano si “arriva” molto di più e le persone apprezzano molto, c’è uno scambio diverso. L’abbiamo presa come una sfida, siamo italiani e suoniamo in Italia, proviamo a comunicare in modo più diretto. Abbiamo continuato a scrivere anche in inglese, ma in italiano abbiamo trovato una nostra identità, anche se questa scrittura così essenziale non è facile da comprendere qui, dove è forte la tradizione cantautorale, autobiografica,  ma a noi piace e così andremo avanti. Siamo migliorati tanto e sicuramente ne avrete conferma in futuro.

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Il vostro sound, che unisce l’intimità del soul alla forza dell’elettronica, e i testi riescono ad essere sofisticati ed eleganti, ma allo stesso tempo nuovi e freschi: c’è qualche collaborazione che è stata determinante nella formazione del vostro stile?

Francesco: Il nostro stile di scrittura si è delineato nell’ultimo anno mentre sceglievamo i pezzi da inserire nel disco e durante le pre-produzioni. In questa fase è subentrato Zibba, che è un cantautore ligure e un autore richiestissimo, il quale ci ha proposto di scrivere un pezzo insieme: noi abbiamo portato Veleno, che è quello di apertura del disco. Era più o meno a metà, aveva la base musicale, parti di testo, e lui è stato bravissimo a calarsi nel nostro mood mettendoci anche del suo, è una penna di un certo spessore. E’ stata una grande sorpresa collaborare con un autore, è avvenuto in modo naturale e non ce l’aspettavamo.

Giulia: Si, Zibba senza nemmeno fare domande ha buttato giù in pochissimo tempo la sua idea; abbiamo riguardato il testo e sembrava essere uscita dalle nostre menti, usando le parole che avremmo usato noi, ci siamo trovati. Io pensavo che scrivere con autore fosse pericoloso, perché magari non riesci ad esprimerti nel modo in cui vuoi, con lui invece è stata una esperienza positiva, non escludiamo di rifarlo.

I prossimi appuntamenti quali sono?

Francesco: La presentazione del disco dal vivo è stata sabato 15 a La Claque, un teatro nel centro storico di Genova.

Giulia: Ci siamo esibiti spesso a Genova e questo è uno step per progredire: è un teatro grande dove fanno concerti grandi. Poi ci saranno altre due date che pubblicheremo settimana prossima sui social, a Milano e poi a Torino.

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