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Marina Rei: L’intervista che racconta “Pareidolia”

Marina Rei ha pubblicato di recente, il 30 settembre per la precisione, il suo nuovo lavoro, “Pareidolia”. L’abbiamo incontrata a Milano per sapere di più di questo disco, ecco l’intervista.

Ciao Marina, grazie per la disponibilità. Iniziamo con questa domanda: cosa significa per te “Pareidolia” e che messaggio vuoi trasmettere con tale album?

“Pareidolia” è il titolo di una delle canzoni contenute nel disco, scritta con Giuliano Favero e Zona MC, che è l’unico featuring nell’album. La pareidolia è quel fenomeno secondo il quale si scorgono figure o volti umani tra le nuvole, esiste anche la pareidolia acustica. A volte pure tra i disegni si può scorgere qualcosa… Ciò che mi piaceva è che questo concetto desse un senso di libertà, nel senso che ognuno ci può vedere quello che desidera. Ma anche un grande senso di creatività. La canzone parla di quanto più o meno possa diventare un’ossessione proprio lo scorgere volti, magari il volto della persona amata, e quanto invece tale ossessione si possa tradurre in creatività, lo si potrebbe applicare alla politica, alla religione e a qualsiasi ambito.

Com’è stato collaborare con Favero de Il Teatro Degli Orrori, lo conoscevi già?

Ho conosciuto Giulio durante l’esperienza avuta con Pierpaolo Capovilla, dopo aver scritto “E Mi Parli Di Te” ci siamo incontrati varie volte, sono stata ospite dei loro concerti, Giulio è venuto ad alcuni dei miei ed è stato sempre più convinto che dovessimo fare un disco insieme; mi ha anche spinta verso questo lavoro ed è stato di enorme supporto per me. Ci siamo trovati molto più affini di quanto si possa pensare, giustamente si potrebbe dire “Marina e Giulio?”, se si pensa a vent’anni fa. Diciamo che lui è una di quelle persone, come tante altre, che non vivono di pregiudizi, quindi se ascoltano qualcosa che gli arriva e gli piace e magari crea loro una suggestione emotiva significa che va bene.

Lui ha sempre avuto questa bella propensione nei confronti della mia voce, aveva fatto pure il remix di “E Mi Parli Di Te”, aveva apprezzato il disco precedente, è rimasto colpito dalla mia voce e dalla mia vocalità, a prescindere da tutto, perciò alla fine ci siamo ritrovati molto vicini e simili (ride).

Anche perché dal mio punto di vista si sente l’impronta di Favero…

Secondo me abbiamo raggiunto un giusto equilibrio, ovvero non è un disco troppo caratterizzato dal produttore, perché dopotutto Giuliano ha il suo modo di suonare, di comporre, ha l’esperienza con Il Teatro e ha uno stile riconoscibile per chi ama questo gruppo, eppure, nonostante ciò, trovo che da bravo produttore sia riuscito a raggiungere l’equilibrio tra la mia voce, il mio modo di scrivere e quello che invece è il suo modo di scrivere e di vestire le canzoni.

… Che è forse la cosa più importante, trovare l’alchimia tra due menti diverse.

Beh sì, non avrebbe avuto senso se fosse uscito un disco in stile Teatro Degli Orrori ma cantato da me, anche se Giulio, dopo avermi vista tante volte dal vivo, mi ha detto “Tu devi fare un album rock perché è la tua indole, checché ne possa pensare la gente”. Poi chi mi segue dal vivo da tempo lo sa…

Infatti l’apertura del nuovo disco è bella tosta!

Sì, insomma, chi mi conosce sa bene come sono dal vivo e che ho questo spirito. Posso far riferimento ad anni fa, ma anche giustamente le persone cambiano, i percorsi e le strade continuano… Non si può pensare di essere la stessa persona dopo vent’anni, perché non lo siamo.

Credo che questo sia il bello della musica, poter esprimere i propri cambiamenti.

Speriamo!

C’è qualche aneddoto che ci vorresti raccontare, riferito alla produzione o al lavoro in studio?

Niente di particolare che possa essere incluso in una candid camera (ride). Sono successe tante cose, ho iniziato a lavorare al disco un anno fa e “Lasciarsi Andare” è stata la prima canzone che abbiamo scritto nel giugno dello scorso anno.

“Lasciarsi Andare” si riferisce a una tua esperienza realmente vissuta?

Non necessariamente. Io parto comunque sempre da qualcosa che mi appartiene, più che un’esperienza personale, poi scrivendo ti rendi conto che potrebbe essere qualcosa che appartiene a molti… C’è un po’ il paradosso tra il lasciarsi andare personalmente, la difficoltà a volte nel lasciarsi andare, e  al contempo lasciare andare qualcuno. Una sorta di gioco di parole fatto apposta. Abbiamo scelto poi questo pezzo come primo singolo sia perché è stata la prima che abbiamo scritto, sia perché ha una semplicità nei versi abbastanza voluta e quindi è una canzone che può arrivare con chiarezza, poiché è diretta, a mio avviso.

Sempre parlando dell’album, quale è il brano a cui sei maggiormente legata?

Non ce n’è uno in particolare che preferisco agli altri, sono tutti pezzi a cui mi sento stretta. Da “Avessi Artigli”, che è uno di quelli più rock, a “Del Tempo Perso” che invece è una ballata.

“Annarella” è un chiaro omaggio ai CCCP/CSI, qual è il tuo rapporto con questo gruppo e perché hai scelto proprio questa canzone, collocandola alla fine del disco?

L’ho posta alla fine dell’album perché il risultato della sua registrazione ci sembrava una valida chiusura per il disco. Devo dire che anche qui, con le dovute precauzioni- siccome la canto in tour  e già lì per prendere coraggio e decidere di cantarla ci ho messo un po’, perché ci sono delle canzoni che parlano da sole e alcune che sono praticamente intoccabili e forse non andrebbero ricantate, per rispetto alla canzone e alla sua bellezza o perché si potrebbe darne una visione sbagliata- ho scelto di rifarla, avendo timore di poterla rovinare in qualche modo.

In un’epoca di tributi su tributi, poi…

Sì, bisogna avere rispetto delle canzoni a cui si tiene. Per forza. Dal vivo, insomma, a un certo punto ho avuto il benestare (ride), però avevo ad ogni modo paura di inserirla nel disco. In un primo momento preferivo lasciarla come una parte del live, perché fosse un piccolo momento dedicato a una canzone di altri che provavo a rendere mia, poi Giulio mi ha spinta molto in questo (ride), mi ha motivata perché a lui piaceva tanto l’interpretazione vocale e quindi abbiamo deciso di metterla nell’album, con coraggio (ride).

Un ottimo risultato, direi. Cosa ci dobbiamo aspettare dal tour?

Il concerto sarà ovviamente improntato sul disco “Pareidolia”, il tour partirà il 6 novembre da Milano. Per chi mi conosce dal vivo non ci saranno grosse sorprese, sa già qual è la mia indole sia musicale, sonora, che personale. Invito sia chi ha ascoltato tutto il disco sia chi sia solo incuriosito a venire al concerto a sentirmi dal vivo per vedere cosa succede (ride).

E noi invitiamo tutti ad ascoltare “Pareidolia”, che è davvero una cosa particolare e per cui vale la pena spendere tempo. Prova tu a dire, a chi non l’ha ancora fatto, il perché dovrebbe sentire l’album.

Ah! Beh, io posso dire che è figo (ride), però alla fine dovete decidere voi. Magari ascoltàtelo prima su una piattaforma e se vi piace compratelo fisicamente.

Ah, suggerisci la piattaforma? Che rapporto hai con internet?

Allora, diciamo che oggi come oggi bisogna stare al passo coi tempi e con le tecnologie digitali e del web. Noi abbiamo fatto, una settimana prima che uscisse il disco, un’anteprima con Deezer per fare ascoltare il disco a chi lo volesse, gratuitamente. Per cui chi l’ha sentito se l’è poi comprato, se voleva.

Tutto questo per dire che se volete ascoltarlo bene, però poi magari compratelo (ride)!

Grazie, è stato un piacere incontrarti.

A tutti voi lettori di LoudVision a presto e vediamoci in giro per il Paese.

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