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Marinai, profeti, balene: non manca più nessuno

Se Vinicio Capossela non avesse avuto il successo che ora si ritrova, non avrebbe fatto un altro mestiere. O meglio: avrebbe potuto trascorrere gran parte dell’anno su di una nave (pirata o marinaio poco importa!), ma anche lì – certamente – avrebbe cantato le sue storie accompagnato dal fido strumento di turno.

La prova di questo mancato futuro è tutta racchiusa nel doppio cd di “Marinai, Profeti e Balene“.

Dopo la svolta cantautoriale di “Da Solo”, che a molti aveva fatto perdere di vista lo storico Capossela, il cantastorie di Hannover torna alle origini. E ciò non vuol dire creare un disco simile ad un lavoro precedente, né accontentare i seguaci più nostalgici. Vuol dire piuttosto scrivere-suonare-cantare ciò che la natura gli ha messo nel sangue, nel cuore, nella penna e nella voce.

Per l’occasione è salito sul barcone che abbiamo visto nella sfera di cristallo delle possibilità ed è approdato in un castello che a sorpresa fuoriesce dalla roccia: il Castello Aragonese di Ischia. Tra le mura umide, impregnate di tutte le onde che tentano di bagnarle, Capossela cerca una melodica ispirazione tra i secoli e le leggende, registrando proprio lì l’intera opera. Ascoltando il suono nuovo dell’orchestra all’interno del monumento.

Un’epopea nell’abisso azzurro, ricca di storie che rubano i personaggi al fondale cristallino, alla vita sopra e sotto la spuma del mare. Mai da solo (a differenza del precedente lavoro in studio), ma accompagnato da una truppa di marinai in cerca di Rum, qui nei panni di un coro indispensabile.

L’oceano prende vita e il canto di una sirena diventa un motivetto orecchiabile che non fa star fermi. Eroi in viaggio e muse greche. Un Ulisse che Omero non ha musicato e Joyce non ha cantato.

Spogliatevi dai vostri peccati, direbbe qualcuno per suggerire la libertà. Qui ci si tuffa nel peccato bagnandosi della libertà di ogni personaggio.

Venti brani suggestivi che suggeriscono mille immagini, probabili canovacci di tragedie e commedie. Scene che il buon Vinicio ha il dovere di portare con sé sul palco.

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