Home > Recensioni > Mario Cottarelli: Prodigiosa Macchina

Solitaria macchina in panne

Mario Cottarelli ha una carriera trentennale alle spalle fatta di collaborazioni col mondo del pop e delle orchestre da ballo, oltre all’aver anche composto musica dance. Come dire, cosa deve fare un musicista in Italia per campare… Oggi Cottarelli decide di tornare alla sua vera grande passione, il prog, e così rispolvera una serie di parti scritte circa trent’anni fa, le riarrangia, scrive nuovi testi e registra tutto quanto da solo.
Il risultato però è altalenante. Dal punto di vista musicale ci troviamo di fronte ad un classicissimo prog italiano che in questo caso prende a piene mani dal Banco e dai Genesis periodo “Nursery Crime”. Non si può però fare a meno di notare i molti punti di contatto musicali con Elio E Le Storie Tese, ad esempio nei molti obbligati strumentali che vengono seguiti anche dalla voce.

Il brano che apre il disco è “Prodigiosa Macchina”, una suite di 22 minuti che si muove in modo dinamico e sciolto tra parti teatrali quasi recitate ed altre più classicamente prog. Ma il problema vero del pezzo, come di tutto il disco, risiede nella voce stessa di Mario. Nonostante lo sforzo di scrivere testi intelligenti, sebbene talvolta piuttosto retorici, la voce non fa che uccidere l’atmosfera dei brani con un timbro inadatto e linee vocali fin troppo ricercate, arzigogolate e calcate. Proprio per questo la canzone più interessante è l’ultima delle tre, “I Cori Della Via Lattea”, uno strumentale elettronico che profuma di Gentle Giant e Yes senza disdegnare un retrogusto di Goblin qua e là. Ma il difetto, anche qui, è il netto odore di stantio che non si può non notare, oltre ad una scelta di suoni abbastanza discutibile.

Altri gruppi sono riusciti a rievocare questo spirito negli ultimi anni in modo convincente e coinvolgente. Purtroppo “Prodigiosa Macchina” non rientra in questa categoria, risultando alla fine un discreto esempio di home recording completamente fuori tempo massimo.

Scroll To Top