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Mario, il mago

Il 28 novembre esce nelle sale “Mario, il mago” coproduzione ungaro – italiana che partecipa in questi giorni al Festival Cinematografico de Il Cairo; tratto da una storia vera, il film vede interprete Franco Nero che compare anche in veste di produttore italiano e che, in occasione della prima romana, incontra il pubblico.

Come nasce il progetto?
Ho girato film in tutto il mondo, in Ungheria mi era capitato di girare due volte e con me c’era sempre Silvia Garani (l’interprete); circa un anno fa mi propose un copione, tratto da una storia ungherese, scritto dal fratello, in cerca di un produttore italiano.
Ho letto il copione e l’ ho trovato da subito molto interessante decidendo non solo di interpretarlo, ma di produrlo io stesso

Dov’è stato girato il film?
In un paese a nord dell’Ungheria, dove si dice si sia realmente svolta questa storia. Un posto stupendo in mezzo alla natura, reso perfettamente dal regista Almàsi Tamàs, che in patria è uno dei più noti autori di documentari e in passato è stato insignito di numerosi riconoscimenti tra cui, nel 1999, del Premio Pulitzer.

Il cast (tecnico e artistico) è quasi tutto ungherese.
Si, ho portato dall’Italia solo lo scenografo e due attori, oltre me compare infatti Vittorio Marsiglia, noto comico napoletano. Il resto del cast è tutto ungherese, compresa l’attrice principale (Nyakò Jùlia) molto nota al pubblico ungherese.

C’è stato quindi un grande lavoro di doppiaggio da fare.
Anche quello l’ho seguito personalmente, anzi, l’ ho diretto, coinvolgendo attori ed attrici di teatro, tra le quali Stefania Casini, Rita Forte ed Eleonora Brigliadori. Ho scelto attori e non doppiatori per rendere il prodotto più realistico.

Cosa l’ha colpita di questo personaggio per spingerla ad interpretarlo?
Non sono uno che nota il calibro del personaggio all’interno della sceneggiatura, più che dal personaggio, sono stato colpito dalla storia. Il personaggio di Mario è simbolico, perché il film è al femminile, è il dramma di una donna ridotta alla pazzia dai suoi sogni

Come mai ha deciso di comparire anche in veste di produttore del film?
L’impegno di produttore ce l’ ho già da molti anni, cerco di aiutare giovani autori a realizzare i loro progetti, recentemente ho prodotto “La Rabbia” di Louis Nero e sto preparando un film sul bullismo di Carlo Fusco, nel quale interpreto un personaggio che mi sono scritto da solo.
Per quanto riguarda questo, come ho detto la storia mi aveva molto affascinato ed ho deciso di portarla io stesso in Italia.

Il film tratta il problema della caduta del regime socialista nei paesi dell’est dopo il crollo del muro, cos’ha colto dal vivo nelle persone che quest’evento l’hanno vissuto?
Io stesso l’ho vissuto personalmente, ho fatto diversi lavori in quegli anni in quei paesi; loro non sapevano cos’avrebbero dovuto fare, erano spaesati, volevano fare qualcosa per adeguarsi e migliorarsi ma non riuscivano. Solo adesso riescono a prendere in mano la situazione.
Io ho girato molto in Russia negli anni ’80, ci sono poi tornato negli anni ’90 per “La Giovane Caterina”, la situazione era molto cambiata; un esempio: negli anni ’70 un dollaro valeva un rublo, negli anni ’80 ne valeva tre, nel ’93 ne valeva trecento.
È stato indubbiamente un fatto molto traumatico.

C’è un collegamento con la novella di Mann?
Nessuna, la novella si chiama “Mario e il mago” mentre il film “Mario, il mago”, è sempre una novella, scritta e pubblicata in Ungheria; ma è totalmente diversa.

Voi avete girato nel posto dov’è successo il fatto, alcune persone, data l’età, l’avranno sicuramente vissuta, vi davano consigli?
Si, molte persone ci avvicinavano proponendoci ogni volta nuovi dettagli, basandosi su ricordi, alla fine avevamo molte versioni diverse, a quel punto non sai qual è la versione originale.

Per rappresentare l’arrivo dell’italiano Gerardo, avete scelto la canzone “Azzurro”: perché proprio quella?
Il regista ha insistito molto per avere “Azzurro” nella colonna sonora, perché in quel periodo era molto popolare in Ungheria, ma la casa discografica voleva 90.000 euro, ho chiamato personalmente Adriano Celentano e Claudia Mori spiegandogli la situazione e chiedendone solo alcuni frammenti. Hanno dovuto parlare con Paolo Conte, ma alla fine siamo riusciti ad averla.

Il film quanto è costato?
Non moltissimo, lì hanno budget limitati ma il governo ungherese finanzia le coproduzioni con grandi aiuti di stato.
È un film che si propone al pubblico contando sul passaparola, più che imporsi come un kolossal.

Progetti futuri?
Ho in cantiere un western il prossimo anno per la regia di Enzo G. Castellari, in realtà è un po’ che è in cantiere ma abbiamo avuto problemi per la realizzazione. Avevamo un cast eccezionale: Leam Neeson, Quentin Tarantino, Keith Carradine; purtroppo la casa di produzione inglese è fallita e il progetto è saltato.
Ora l’abbiamo ridimensionato, l’abbiamo riscritto e stiamo per realizzarlo.

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