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Mark Lanegan in concerto all’ Orion Club di Ciampino: report live e scaletta

Assistere ad un concerto di Mark Lanegan è un po’ come fare un salto negli abissi… Ieri sera, 4 marzo, la voce più oscura del rock ha fatto tappa all’Orion Club di Ciampino per presentare il suo ultimo lavoro dal titolo “Phantom Radio“, dieci brani densi di melodie ipnotiche e viscerali. Prodotto da Alain Johannes (meglio noto per le sue molteplici collaborazioni con i Queens of the Stone Age), che ha anche co-firmato alcuni brani. Alla registrazione delle tracce hanno partecipato il chitarrista Duke Garwood (I Am The Wolf), la violinista Sietse van Gorkom e la compagna del songwriter, Shelley Brien, che ha inciso delle parti vocali per Floor Of The Ocean.

Questa è la seconda tappa Italiana di un tour Europeo di due mesi (prima data all’Estragon di Bologna il 2 marzo e ultimo show il 5 marzo all’Alcatraz di Milano). Circondato da una band elettrica allo stato puro, Lanegan non ha smentito il suo solito “apparire” un po’ ai margini, poche parole dette qua e là e quel suo restare immobile al centro del palcoscenico, con gli occhi ben chiusi pronti a condurci nei meandri più profondi della sua anima. Nera è la sua voce e nero è il suo colore una sorta di testamento racchiuso nelle parole della sua seconda hit “Harvest Home” (“Now black is the color, black is my name and i used to burn it up we chased the devil away”) in cui il suo modo di scrivere scarno, essenziale, estremamente criptico non fa altro che enfatizzare ancor più questo suo personalissimo mondo ai margini tra Inferno e Paradiso, tra catarsi e dannazione.

Sebbene l’album presenti delle novità e delle inversioni di rotta rispetto ai suoi lavori precedenti, non raggiunge del tutto le vette della sua massima ispirazione nonostante coesistano al suo interno brani che riprendono il tipico sound laneghiano. Vanno infatti a definire e ad arricchire questo nuovo prodotto altre tessiture, altri colori che celano un certo recupero di sonorità più proprie degli anni ’80 evidenti nell’uso piuttosto ricorrente di sintetizzatori. Non sono ovviamente mancati pezzi più noti e di “vecchia data” come l’energica “Hit The City“, l’oscura “One Way Street” e il ritmo a tratti ipnotico di “Methamphetamine Blues“.

Il concerto, dalle atmosfere cupe e oniriche, è stato reso ancor più magico dalla presenza di un pubblico partecipe e coinvolto, testimone di un artista che non ha mai smesso di offrirci la sua particolarissima e sentita visione del mondo.

La scaletta del concerto :

1 When your number isn’t up
2 Judgement time
3 The Graveddiger’s song
4 Harvest Home
5 Floor of the Ocean
6 One way street
7 Kingdoms of rain
8 Deepest Shade
9 Hit the city
10 Ode to sad disco
11 The Wild People
12 Waltzing in blue
13 Seventh days
14 Torn red heart
15 Sleep with me
16 Methamphetamine Blues
17 I am the wolf
18 The Killing Season
19 Death trip to Tulsa

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