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  • Mark Ronson: “Uptown Special”

    Sony Music / 2roads

    Data di uscita: 13-01-2015

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L’ondata di revival che sta investendo le nuove uscite discografiche sembra inarrestabile. Mark Ronson, con “Uptown Special”, suo quarto lavoro in studio, ne è un esempio ben concreto. Il DJ, produttore discografico, nonché cantante e polistrumentista, ha scavato nella tradizione R&B americana, nel funk nero dei Parliament e nel soul immortale di James Brown. Un mix di influenze, un collage sonoro. Garantito, la miscela è esplosiva. Forse troppo.

 

C’è tutto, in “Uptown Special”: dal sound, plasticoso  ma ineccepibile, alle collaborazioni (qualche nome? Bruno Mars, Kevin Parker dei Tame Impala, Stevie Wonder, il rapper Mystikal e Andrew Wyatt). Ognuno, con il proprio spazio, si ritaglia un piccolo momento di gloria. Il risultato? Un album che ti fa (s)muovere e che ti ringalluzzisce anche nei giorni senza speranza. Ruffiano, quello sì. O, per meglio dire, molto furbo: Mark Ronson ci dimostra ancora una volta come “essere retrò” sia la formulina magica del successo (le vendite a picco riscontrate fino ad ora del singolo “Uptown Funk” ne sono la prova).

 

Molto felice di avere passato un’oretta  senza annoiarmi, mi sono, tuttavia, posto una domanda: se, dal profondo della nostra retromania, ci stessimo perdendo qualcosa? Se stessimo involontariamente ostacolando chi, invece di omaggiare spudoratamente il passato, cerca di proporre un’evoluzione, un’alternativa?  Prima di ascoltare un altro “Ronson”, la prossima volta, ci penserò due volte.

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