Home > Recensioni > Mark Stewart: Edit
  • Mark Stewart: Edit

    Mark Stewart

    Data di uscita: 28-03-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Livin’ is politics, noise-shouts and parties

Caso controverso di innalzamento mediatico non effettivamente seguito da una insistita scoperta musicale da parte dei kid, Mark Stewart è sempre stato preso nella nomea di visionario folle e un po’ fuori dal mondo. Il paradosso è che, trovandosi in effetti al di là delle abituali logiche commerciali e di mercato, l’ex-The Pop Group finisce per essere ancora più pervicacemente all’interno delle cose del mondo e non soltanto in quanto elemento di disturbo. Si pensi all’influenza duratura e persistente che il Nostro ha avuto sulle musiche degli ultimi trent’anni circa, che oltretutto sono difficilmente indagabili per quanto riguarda i capitoli più sotterranei e meno blasonati. Mark Stewart è stato e rimane un caposaldo della sperimentazione musicale, riverito da musicisti del calibro di Massive Attack e Tricky (via The Wild Bunch, magari). Trattandosi di una storia incredibilmente complessa, è meglio rimandare ad altre pagine e approfondimenti, in un invito esplicito a scoprire tutta la profondità di vicende, davvero, bigger than life. Basti sapere, ai non affiliati, che Stewart nel suo percorso ha saputo legare e legarsi tanto alla componente politica radicale quanto alla manipolazione di fonti musicali spurie, ricombinate e violentate con un approccio intuitivo e al tempo stesso perfettamente ragionato. Le esternazioni del Pop Group (ma anche, più in generale, della On-U Sound) hanno fornito pagine di estrema sperimentazione musicale di pari passo con politica e realtà materiale, in un crogiuolo dove il meticciato culturale e la spinta primigenia a suonare, prescindendo dall’abilità, hanno regalato alcune delle musiche più entusiasmanti e fertili del passato recente.
Dopo circa due lustri dall’ultima emanazione, con un numero imprecisato di importanti ammiratori sulle spalle (da Bowie a Daniel Miller, passando per Carl Craig e Dj Hell), Stewart ritorna con “Edit”, monolite paradossale a un tempo fuori e dentro al contemporaneo. Ché il Nostro, coerente nell’approccio e nell’evoluzione, è riuscito a instaurare un bizzarro equilibrio tra il suo passato musicale (e le relative scelte linguistiche-semantiche e di genere) e il presente fatto, anche, di umori parzialmente inediti. Il dato principale riguarda la compattezza del lavoro, il corrispettivo industrial-funk della molestia di casa Suicide, articolata su groove e cadenze che guardano da vicino alle derive più visionarie dell’hip hop, o di techno ed electro. Benché a leggersi la miscela non appare diversa dai vecchi parti firmati Maffia o New Age Steppers, la differenza c’è e non consiste solo in un ammodernamento delle forme o dei suoni. In primis, i brani contenuti in “Edit” risultano avere una struttura compiuta e più strettamente “classica”, seppure chiaramente distorta in maniera radicale e brutale. Tale propensione sembra rispondere anche a un utilizzo più continuativo di melodie, voci femminili e campionamenti particolarmente accessibili, che cambiano in parte il volto della faccenda. Inoltre, sempre più che pronto a un lavorio continuo sul mix e sulle modalità di interazione tra i vari suoni e strumenti, Stewart propone in questo caso un incrocio di sonorità e rumori tanto grezzo e diretto alla gola dell’ascoltatore, quanto inaspettatamente profondo nell’architettura sonora.
[PAGEBREAK] È inutile citare ogni singola traccia, basti dire della bizzarra cover “Mr. You’re a Better Man than I”, con Ari Up delle Slits per frantumare gli Yardbirds e i vostri ricordi. Il resto è uno scontro titanico di funk involuto, strutture mentali rock e punk deflagrate sotto tonnellate di rumore, dj culture, visioni free jazz, intossicazioni digi-dub, sciabordii ritmici techno e aperture soul, tra le altre cose. Fanno compagnia a Stewart i soliti Maffia, con collaborazioni/coproduzioni aggiuntive di Kevin Martin, Philipp Quehenberger, Pita e altri ancora.
Fa piacere dunque sapere che c’è ancora qualcuno disposto a viversi la sua vita e la sua musica a prescindere dal resto, impegnandosi per migliorare il mondo o ribaltarne le prospettive. Poco importante è la reale portata innovativa del lavoro – che comunque non difetta di novità -, a fronte di una vitalità strisciante e della necessaria presenza di qualcuno che ci forzi a desiderare violentemente qualcosa di meglio. Con la speranza che una collaborazione più stretta con Kevin Martin possa portare a qualcosa di veramente esplosivo.

Scroll To Top