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Marlene Kuntz: Best Of

Cronaca di un successo annunciato

“Un mezzo per arrivare ad una più larga fetta di pubblico”, con queste parole i Marlene Kuntz presentano il loro ultimo lavoro: un “Best Of” che arriva dopo quasi vent’anni di onorata carriera.

Diciassette tracce, tre cover e un inedito che nel titolo porta addosso il vero disagio di una rock band italiana: “Il Pregiudizio”.
Che sia uno sfogo quello dei Marlene? Quanti pregiudizi deve superare un gruppo che nasce in Italia e porta avanti un lavoro fatto di sette album e tutto teso all’orgoglio nazionale?

Non ti serve altro per credere, se non la volontà di comprendere“, canta Godano. Ma è il ritornello rockeggiante a piegarsi all’evidenza: “Il pregiudizio è una limitatezza inevitabile“.

E contro ogni preconcetto, liberi dai più comodi moralismi, noi proviamo a presentarveli ancora i Marlene Kuntz. Come se fosse la prima volta, come se fossero i primi ascolti. Fingendo di ignorare la storia e tappandoci le orecchie ai primi suoni già conosciuti.
Cercando le stesse atmosfere di quando ci innamorammo, festeggeremo un anniversario importante. Il tutto in poche parole, e tante note.

A inizio anni Novanta Marlene è una ragazzina elettrica che urla al mondo amori, disagi e smarrimenti. Nasconde i silenzi e si trucca come i suoi idoli da poster. Cresce, si insinua nei vicoli a senso unico del piacere e ce lo racconta con metafore d’impatto. I corteggiatori aumentano, la sua indole libertina non fa altro che lunghi passi coraggiosi.
[PAGEBREAK] Sempre più introversa col passar del tempo. Si presenta citando versi di Nabokov e i testi delle sue canzoni si macchiano di delitti. S’innamora e odia con lo stesso trasporto di chi non rinuncia a sé, mai. Impara a dire grazie e si impone a muso duro contro tutto e tutti quando decide di cambiare abito. Si scopre vanitosa e si finge ingenua. Marlene ha scoperto le sfumature del suo fascino e gioca tutte le sue carte ad ogni eccitante appuntamento. Qualcuno decide di non rincorrerla più, altri si scoprono entusiasti dell’inseguimento. Un pensiero che si illumina di filosofia e toni raffinati, ecco cosa diventa. Il trucco in volto sfuma per lasciar posto al suono dei tacchi sull’asfalto che con passo elegante segnano il ritmo di un cammino verso l’ignoto, magico e ipnotico mondo della parola.

Marlene Kuntz nel 2009 si dimostra vittima sorridente della trappola delle parole. Un piacevole incontro tra musicisti che uscivano – vent’anni fa – dalla provincia cuneese con graffi di chitarre elettriche e gli stessi – ormai adulti – che seguono un percorso cantautoriale, fieri degli scritti di un frontman che alla bella penna non riesce a rinunciare.

Recita più o meno così la storia che porta in grembo il neonato “Best Of”. PFM, Gaber e Mina sono i tre omaggi alla canzone italiana che Godano e seguito regalano a vecchi e nuovi corteggiatori. Scelte sorprendenti che portano i Marlene Kuntz, ancora una volta, sulla striscia di confine tra ciò che sono e ciò che non sono abbastanza. Un pregiudizio da abbattere, forse sì. Ma c’è chi si diverte a non darsi etichette.

E a noi questa scelta ci ha fatto innamorare. Buon anniversario, Marlene.

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