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Marlene Kuntz: Come stiamo oggi

Vagano per i palchi di tutta Italia da vent’anni. I loro dischi sono sinonimi di lunghi e controversi dibattiti. Hanno in mente un tragitto ben chiaro, ma sorprendono ad ogni nuova ispirazione. I Marlene Kuntz sono la band più coraggiosa del panorama italiano, non abbiamo dubbi.

Piuttosto, avevamo delle domande. Le abbiamo rivolte a Cristiano Godano, che – tra una prova in sala e l’altra – ci ha parlato dell’ultimo disco “Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini”. Ci ha illuminati e incuriositi, come sempre.

Questa intervista arriva a distanza di quasi un anno dall’uscita del disco. Com’è stato metabolizzato fuori dal gruppo?
I nostri fan fedeli, quelli che non sono infastiditi dal percorso dei Marlene, hanno colto il giusto senso dell’album, ovvero l’aspetto non unicamente virtuale. Mentre all’orecchio di molti è arrivato come tema principale, facendo pensare ad un concept. Spesso ho dovuto precisare che ci sono solo due canzoni che trattano l’argomento, non di più.
Dal mondo indie, invece, è venuta fuori tanta (cattiva) ironia: parlando di me come se perdessi tempo a criticare certe cose, come se la mia ispirazione si fosse limitata a questo. “Festa Mesta” aveva la stessa verve, ma era una canzone che andava bene, le ultime no.

Dici che “Festa Mesta” faceva più rumore?
Sai, la creazione è spesso in filo diretto con lo stato d’animo, la rabbia si trasforma poi in impeto musicale. Sta al poeta trovare un equilibrio tra sragionamento e credibilità. Nabokov – che è tra i miei scrittori preferiti – paragonava la poesia al gioco degli scacchi, con regole e tattiche ben precise.

Dunque con chi se la prende “Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini”?
Mi son divertito a prendermela con i forum, come chi lo abita si diverte a prendersela coi Marlene: è stato un diritto di replica. Fonte d’ispirazione anch’essa, perché come l’ombra creata da un albero può esser spunto per l’inizio di una composizione, così può esserlo anche una critica, una parola su di noi. Ma in realtà credo che l’opera testimoni soltanto la voglia di partorire un disco immediato.

Cosa c’è di sexy nelle solitudini dell’album?
Alcuni personaggi sono consapevoli della propria solitudine, necessaria per conoscersi, per indagare in se stessi. Diventa sexy la loro possibilità di gestire questa solitudine nei rapporti esterni. In “Scatti” il protagonista esprime una vaga malinconia, poi sorride e dimostra di aver preso coscienza della sua nuova posizione, del suo cambiamento.

Quali potrebbero essere invece le controindicazioni di queste solitudini?
In “Io e Me” c’è un finale cupo. Timori che possiamo avere tutti. Io, ad esempio, come molti, temo una vecchiaia solitaria, tra acciacchi fisici e pensieri nostalgici.

[PAGEBREAK] Anche le rock star temono la solitudine?
Be’, a meno che tu non sia una popstar stupidina che ha poco riflettuto sul proprio percorso, certo che sì. Pare che Vasco Rossi sia in preda alla depressione: ecco, certe domande tipo ‘come fa a lamentarsi?’ sono assurde. Siamo esseri umani, si tratta di vulnerabilità, della difficoltà di mantenere certi ruoli.

Le sfaccettature dei Marlene sono state colte anche dai vostri colleghi? Come?
A dire il vero noi manteniamo la nostra marginalità, siamo anche poco mondani. Bisognerebbe essere più dentro a questo mondo per incontrare un collega e chiedergli un parere sull’ultimo lavoro. Invece ci si rivede per caso dopo qualche anno e i discorsi sono altri, non lavorativi.
Però credo che i Marlene siano visti con curiosità, con un alone di mistero che credo provenga dalle nostre origini di Cuneo.
Si possono pensare davvero tante cose su di noi, ma sono sicuro che tutti quelli che vivono di musica abbiano il massimo rispetto per una band tanto longeva. Ciò mi rende orgoglioso, perché sono persone che sanno cosa vuol dire fare un disco, entrare in sala.

Il cambio di rotta, invece, è un tasto dolente per i fan?
Vedi, il pubblico mitizza troppe cose. Mi rendo conto che lasciar circolare certe voci oggi è molto semplice, ma ad esempio son curioso di sapere cosa si dirà di qui a breve di un gruppo come Il Teatro Degli Orrori, della figura di Pierpaolo. Ora credo tocchi a loro raccogliere i frutti del cambiamento ed è a questo punto che si vedono le palle.

Tutta colpa della critica?
Il problema è che in Italia manca il rispetto per questo lavoro. Spesso bastano dieci secondi di ascolto in streaming per liquidare o prendere per il culo. Probabilmente i giornalisti della mia generazione non son stati bravi a far capire cosa vuol dire fare musica. All’estero noto una maggiore consapevolezza del mestiere, e – di conseguenza – più rispetto.
Hai notato che tanti musicisti rock fanno anche i dj? Il motivo è che di sola musica non si vive. E non è semplice registrare un album sapendo che il pubblico ne usufruirà gratuitamente. Io non metto ancora dischi nei locali, per ora intervengo in lezioni e dibattiti sul mondo musicale.

Questo tuo secondo lavoro ha a che fare con i prossimi progetti letterari?
Uno sì: un piccolo editore romano mi ha proposto per raccogliere le lezioni che ho tenuto all’università. Poi confido in un prossimo mio romanzo, per il quale spero di non esser giudicato come il musicista che prova a fare lo scrittore, ma come uno che ha a che fare con le parole, col loro suono e il loro significato, alla ricerca di quelle giuste per comunicare una sensazione.

È tanto difficile riuscirci?
Anche Nick Cave all’uscita del primo libro ha chiesto di dimenticare il suo nome. Proprio per escludere tutto ciò che aveva fatto in precedenza con quella nuova esperienza. Io conosco benissimo i miei difetti, che sono i difetti di un’opera prima: il mio è uno stile a rischio di involuzione, pieno di aggettivi. Ma è un lavoro che fortunatamente ha riscosso consensi, e che ormai non è tanto insolito: soubrette, calciatori, politici…

Loro forse sono meno capaci nella ricerca delle parole, no?
I politici dovrebbero esserlo. L’oratoria che fine ha fatto?

Dimmelo tu: esiste ancora?
Se non esistesse più, gli italiani dovrebbero fare più rumore degli Indignados.

Insomma, siamo pronti alla rivoluzione.
Chissà…

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