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Marlene Kuntz: Onorate il Vile tour a Roma, report live

Giovedì, 9 febbraio 2017, i Marlene Kuntz sono arrivati allo Spazio 900 di Roma col loro Onorate il Vile tour.

L’impatto iniziale a questo tanto atteso live non è stato dei migliori: una biglietteria confusa con gente altrettanto confusa a presidiarla; un serpentone di gente in fila per entrare e una venue che tutto lasciava presagire tranne il mood noise.

Un colonnato illuminato di viola, proprio da situazione tunz tunz, il blu ghiaccio degli ingressi e l’asettico bianco dei tendaggi e degli arredi, non erano di certo la cornice ideale per ospitare i quattro di Cuneo e il loro tour Onorate il Vile…Ma come si dice cio’ che non strozza, ingrassa e dopo una attesa abbastanza dilatata, il parterre bianco latte dello Spazio 900 inizia a riempirsi. In un elegante ritardo fanno ingresso in scena i Marlene Kuntz, capitanati da Cristiano Godano e dalle sue sempre più formidabili camicette.

Si aprono le danze, o meglio, si da inizio al viaggio, così come lo definisce il rocker; il viaggio in una scaletta che racchiuderà in sé con perfetto equilibrio i brani de Il Vile arrivato al suo ventesimo compleanno e quelli de La Lunga Attesa, ultima fatica in studio della band e alcune strepitose e inaspettate sorprese.

Si parte con dei toni ancora pacati, per benino, mentre tutt’intorno l’atmosfera supplica il noise arrabbiato e distorto dei Marlene Kuntz. Il secondo brano, “3 di 3“, è manna dal sapore rock. Il pubblico inizia a cantare, a urlare, immergendosi nella celebrazione.

Da qui in poi il ritmo stridente dei Marlene porta il live in un crescendo di adrenalina rockeggiante.

Le note e i suoni arrabbiati del Vile, si alternano ai pezzi più adulti de La Lunga Attesa.

Ma sarà “Overflash” la canzone che detterà la differenza. Finalmente sotto palco si poga, anche Godano si scatena, e al “voglio una figa blu” lo Spazio 900 si sveste dalla sua posa glam e tunz tunz per trasformarsi (più o meno) a dovere in club tutto alcool, erba e rock‘n’roll.

Tesio dall’inizio alla fine del live ha cambiato più chitarre che sguardi. Ha mantenuto impassibile, come l’impiegato dell’ufficio Caf, sempre la stessa espressione seriosa, concentrata, forse anche un po’ scoglionata. Peccato. Ma anche i fan son da meno. Molti con un espressione intellettuale, la camicia bianca, il maglioncino ben stirato e i capelli dignitosamente bianchi. Menomale che gli altri giovani e giovanissimi hanno tenuta botta, ancora accessi da quella voglia di ribellione insita nel rock.

“Ape Regina”, “Retrattile”, “Come stavamo ieri”, “Cenere” sono un tuffo al cuore. Richiamano l’idea di viaggio contemplata all’inizio del live. Ad un certo punto un malinconico – in barba a tutti gli smartphone-dipendenti – prende un accendino e con la sua analogica fiammella completa quell’immagine così ardente di passione, ricordi, mollezza.

Un live lungo e suonato, chiuso in bellezza dalla struggente Ineluttabile e dalla sempre meravigliosa “Nuotando Nell’Aria“.

Tutto sommato ci si è divertiti, si è intravista ancora una volta da parte dei Marlene Kuntz la voglia di essere fedeli a se stessi e sopratutto di (auto) piacersi ancora, anche se diversi. Come sempre si è celebrato il rock’n’roll e questa è sempre una cosa buona e giusta.

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