Home > Recensioni > Marlene Kuntz: Uno

È una questione di qualità…

Marlene diventa maggiorenne, ma ancora le piace giocare. Ancora la parola, a farla divertire. Ma stavolta il gioco si fa serio. Godano è cresciuto insieme alla sua band, e sa regalare testi che restano piccole opere bellissime. Godano si fa leggere. Ecco l’impressione di questo “Uno”, in cui i brani cantati sono accompagnati da omaggi di scrittori come Tiziano Scarpa, Carlo Lucarelli, Babsi Jones, Ann Relke Mutz, Emidio Clementi, Stefano Benni, Enrico Brizzi, Marco Lodoli, Gianmaria Testa, Marco Bosonetto, E. Kurt Zelmann (che aveva già ispirato il titolo di “Che Cosa Vedi”). Un disco da leggere, ascoltare e poi ancora rileggere. E non c’è contrasto tra il primo “Catartica” e questo nuovo, maturo lavoro. C’è un impegno da portare a termine, c’è il rispetto per la forma artistica che i Marlene Kuntz hanno adottato. C’è una nuova forma, quella che difficilmente lascia immaginare il live che partorirà un album del genere. Sì, ma che genere è questo? Come definire l’impresa tentata dal gruppo cunese?
Forse sarà la lettura a dirci cosa han servito in tavola i Marlene. Il menù stavolta è straordinariamente elegante. Il sapore delle parole è più che gradevole, e quel silenzio ricercato – Forse sarebbe più bello tacere in accordo coi nostri pensieri, che solo ad esprimerli in verbi e parole non son più verità - lascia un retrogusto poetico e immaginifico. “Canto” apre l’opera e aspira alla bellezza in una melodia dolce che racconta pene d’amore; segue “Musa”, con quel pianoforte accarezzato dalla mano di Paolo Conte –ospite d’onore dell’album- che pare scriversi addosso ‘è una questione di qualità’. “111″ è il momento di lucidità di un mostro che sa razionalmente rivelare una storia di ordinario fallimento coniugale; “Canzone Ecologica” è il riassunto dell’intera opera, è il manifesto della penna di Godano, è l’esplicito desiderio di ricercare l’armonia, e di assurgere il compito a dovere morale. Affascinante, almeno quanto i riferimenti del brano – “Silentium” di Fedor Ivanovic Tiutcev e l’opera omonima di Osip Mandel’stam-, è lo scritto di Benni che lo abbraccia. “Fantasmi” ti potrebbe venire a dire che questa canzone non riguarda altri… riguarda te, e potrebbe non stupire, potrebbe apparire più quotidiana del previsto la sensazione cantata.
[PAGEBREAK] “La Ballata Dell’Ignavo” è una lettera che contiene parole che fanno male, come tutto ciò che arriva con l’intenzione di toccare a fondo, come i tentativi di una mente che vuol raggiungere il cuore, come la finzione che si sforza a divenir realtà, carne. “Abbracciami” è ciò che si chiede alle favole, l’ombra della vanità ciò che ci può nascondere, ma non riscaldare; il baccano della felicità, invece, genera godimento. “Sapore Di Miele” è un bel disegno dello smodato desiderio di amplesso che il suono del corno e il sapore del vino scatenano nella Menade di Priapo. “Canzone Sensuale” rende l’aria blu e lascia svanire l’incanto dietro una scia d’amore; “Negli Abissi E Fra I Palpiti” si legge come una sorta di segreto, un segreto dell’artista che ripone tra le mani di una dolorante dolcezza la propria ispirazione, il brano che ne segue di Marco Bosonetto ironizza il tutto. “Stato D’Animo”, accompagnata dal violoncello di Pietro Nappi, lancia in fondo alla voragine, dove le ferite non si risanano, occorre attendere il domani. “Uno”, la canzone che da il titolo al disco, è l’ultima traccia, la chiusura numerica e melodica di un cammino verso la perfezione. Un traguardo che non richiede né esami, né giudizi. Un sipario che si chiude nel più onesto dei modi. È finita! Tutto qua.
Quanto piacciono le sonorità della nuova Marlene? Marlene è ancora un gruppo di musicisti, o prevale l’eccellente penna di un Godano sicuro? Le orchestrazioni d’archi di Igor Sciavolino, il pianoforte di Conte, il contrabbasso di Greg Cohen e i cori di Ivana Gatti evidenziano in modo più che apprezzabile l’aspetto musicale di un disco che, però, resta da leggere. Un ottimo lavoro visto sotto la luce di un’arte a trecentosessanta gradi, sì. Ma troppe parole che faticano a cercare il loro posto. L’ascolto non immediato del disco e le posizioni che ne vengono fuori sono, in ogni caso, ciò che di più bello ed elegante il panorama artistico italiano ha da mostrarci.

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