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Marlene Kuntz: vent’anni da Catartica

Ben venti anni fa era il 1994, un anno che, facendo mente locale, risulta estremamente ricco di avvenimenti cruciali. Il più geniale e disperato dei cantori di una generazione senza idoli ed ideali, si faceva saltare le cervella in una triste mattina d’aprile. Poco tempo dopo Ayrton Senna, nel suo ultimo lampo di geniale sregolatezza, imboccava la curva che lo avrebbe portato al di là di questo povero mondo, in un tragico mattino di maggio. Qualche mese dopo le lacrime di Roberto Baggio bagnavano l’erba sintetica del Rose Bowl di Pasadena (chi non ricorda quella finale…) e, a proposito di campi, il 1994, come ben ricorderete, era anche l’anno della più maledettamente celebre “discesa in campo” della storia italiana.

L’atmosfera era cupa, si respirava aria di morte, ed è proprio in questi casi che le menti più creative danno libero sfogo al loro estro. La scena musicale italiana era in fermento, decine e decine di formazioni assimilavano influenze e sonorità provenienti dall’estero (il post-punk degli Afterhours, il trip-hop degli Almamegretta, la post new-wave dei Bluvertigo e mille altri…) per poi riproporle in salsa del tutto personale. In tutto ciò, quattro ragazzi di Cuneo (Cristiano Godano,Luca Bergia, Riccardo Tesio e Dan Solo) furono notati da una vecchia volpe della scena alternative italiana: quel Gianni Maroccolo che con le sue potenti linee di basso aveva già costruito architetture sonore per i primi Litfiba e per i CCCP poi divenuti CSI. Decise di produrre il loro primo vero e proprio disco e di far ascoltare al leader della sua attuale band Giovanni Lindo Ferretti, che si trovava convalescente in ospedale per un brutto male che ce lo aveva quasi portato via, un pezzo in particolare: una ballad con un’anima divisa tra dolcezza e fragore intitolata Lieve. Ferretti ne fu talmente colpito che decise di inserirne una cover nel successivo album dei CSI, il meraviglioso live acustico In Quiete.

E’ qui che ha inizio l’esaltante epopea dei Marlene Kuntz. “Catartica” esce il 13 Maggio 1994 e, grazie anche al traino della buona stella dei CSI, fu subito un fenomeno. Sonorità del genere, nell’ italico stivale, non si erano mai sentite. Un suono stridente ed incendiario che fa sua la lezione di quella “Gioventù Sonica” che animava la scena newyorchese, facendola tuttavia convivere con un gusto per la melodia del tutto nostrano. In questo fondamentale album si alternano veri e propri assalti di furia sonora, dove rumore e dissonanze si equilibrano a testi stralunati ed abrasivi, e momenti di malinconica dolcezza, dove il frastuono chitarristico è sempre presente, ma messo al servizio di meravigliose melodie. I testi di Cristiano Godano alternano ricercatezza poetica a basse volgarità, alto e basso, sacro e profano, creando un effetto assolutamente straniante. “Sonica”, con le sue esplosioni e le sue sospensioni era, è, e rimarrà il manifesto italiano del noise per gli anni a venire, “Lieve” e “Trasudamerica” ti accarezzano dolcemente per poi schiaffeggiarti scaraventandoti in una dimensione lontana. E poi c’è “Nuotando nell’Aria”, vero e proprio inno per una generazione di innamorati diversamente-romantici, con quel grido che ci esplode nel ventre e nel cuore e che, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha tentato di replicare ululando dritto in faccia alla luna, nelle notti insonni.

Ci saranno molte altre avventure: l’estrema ricerca di senso nel frastuono più atroce de “Il Vile” (il loro capolavoro, a mio parere), l’oscurità di “Ho Ucciso Paranoia”, l’ansia d’inizio millennio di “Che Cosa Vedi” e il definitivo affermarsi a livello mainstream (Ricordate il singolo con Skin?). Con il passare degli anni, la furia si andrà affievolendo in favore di un songwriting più maturo e controllato, per me (e sottolineo PER ME) non all’altezza del sacro furore degli esordi ma comunque d’indubbia qualità e di una classe a cui, la maggior parte delle nuove formazioni italiane, non può neanche sognarsi di aspirare.

Ora siamo nel 2014, sono passati ben vent’anni, “Catartica” non sembra invecchiato neanche di un giorno, e la signora Marlene ha deciso di festeggiare l’importante ricorrenza nel modo più onesto possibile. Non facendo uscire una versione dell’album riveduta e corretta ed infarcita di collaborazioni a volte totalmente inutili ( lo hanno già fatto gli Afterhours e i 99 Posse), bensì mettendo mano agli archivi e scovando sette perle nascoste che non avevano trovato spazio per una degna pubblicazione. Nasce cosi “Pansonica” (leggi la nostra recensione), vera e propria operazione di recupero filologico, dove i sette brani in questione non vengono semplicemente rimasterizzati: ma risuonati cosi com’ erano, cercando di ricreare lo spirito di quel tempo! Ovviamente l’istintiva rabbia della gioventù è filtrata da una maggiore e più matura consapevolezza dei propri mezzi, ma erano anni che i Marlene non suonavano cosi viscerali e grezzi! E’ un caso che questo ritorno alla furia coincida, a vent’anni di distanza, con un’altra discesa in campo? (e chi vuol capire capisca…) La risposta mi è ignota,fatto sta che, dopo tanto tempo, i Marlene Kuntz sono ancora una realtà a cui aggrapparsi ferocemente, e noi non possiamo che esserne felici.

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