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Marta Sui Tubi: Sempre divertirsi, sempre osare

I Marta sui Tubi sono di recente stati a Sanremo classificandosi dodicesimi e stanno promuovendo il loro quinto album “Cinque, La Luna E Le Spine”. Lunedì 11 marzo son stati alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano per uno show case in cui hanno suonato tre pezzi dell’ultimo album, “Dispari”, “La Ladra” e “Vorrei”,e “Camerieri”, contenuta nell’album precedente, “Carne Con Gli Occhi”.

Si sono presentati in quattro, perché il batterista Ivan – Rustichella – Paolini era assente per un’influenza (“ha cinque di febbre”, ha scherzato Carmelo) ma anche il cantante Giovanni Gulino e il chitarrista Carmelo Pipitone non erano esattamente in salute, anche se la cosa non si è percepita in alcun modo, e hanno avuto il tempo di rispondere a qualche domanda.

Mi sono sempre chiesta come sia capitato che, da duo chitarra e voce, abbiate inizialmente deciso di includere un batterista (scelta in effetti piuttosto prevedibile) e poi, cinque anni fa, anche il violoncello e il pianoforte. Diventando di fatto da un duo – cosa atipica in Italia – in cinque, come per le rock band, ma con strumenti non da rock band (la chitarra è pure acustica, il tempo sempre dispari, la chitarra accordata in modo “strano”).
Giovanni: Noi non siamo una rock band. E quindi non ci interessa avere nel gruppo strumenti classicamente da rock band. L’inclusione di altri strumenti è avvenuta perché in due avremmo sempre fatto solo folk e avevamo l’ambizione di sperimentare. Da qui abbiamo incluso altri elementi. Abbiamo scelto ottimi musicisti, ma facendo attenzione che avessero un gusto musicale simile al nostro, e che si incastrassero bene dal punto di vista umano, cosa che per noi è molto importante.

Carmelo in ogni caso continua a cantare le canzoni demenziali dell’album. In “Cinque, La Luna E Le Spine” gli è toccato “La Polvere Sui Maiali”.
Giovanni: Non è una canzone demenziale. È una canzone che dice la verità. Certo, come spesso fanno i Marta Sui Tubi, non lo esprime in modo classico, ma ironico. È questa una caratteristica dei Marta Sui Tubi, una delle caratteristiche che fanno sì che i parrucconi della musica non ci tengano in considerazione.

Certo non è per i parrucconi che siete andati a Sanremo.
Giovanni: Siamo andati a Sanremo non per spogliarci ed abbracciare la causa del mainstream. Siamo andati e siamo rimasti noi stessi. Abbiamo presentato “Dispari” e siamo stati presi. Poi abbiamo scoperto che di pezzi ce ne volevano due.
Carmelo: Mai una soddisfazione!
Giovanni: Quando ci hanno chiesto se avevamo un altro pezzo ho detto “Certo!” Ma mica ce lo avevamo.
Carmelo: Mi ha chiamato Giovanni e mi ha detto: “Siamo praticamente a Sanremo, ma non siamo a Sanremo”. “Vorrei” al tempo era solo un giro di chitarra. L’abbiamo chiusa per portarla a Sanremo.
Giovanni: Per noi “Dispari” era più orecchiabile e fruibile di “Vorrei”.
Carmelo: Ma è passata “Vorrei”. A dimostrazione ulteriore del fatto che non capiamo niente quando scriviamo canzoni. Per fortuna, non dobbiamo spiegarle noi e, a quanto pare, possiamo dire di essere controcorrente.
Giovanni: Grazie a Sanremo siamo stati apprezzati e conosciuti da un pubblico più vasto del nostro.

Però apparite spesso a Rock TV
Carmelo: Quando andiamo lì a suonare siamo combinati male male male. All’ultima nostra apparizione a Rock Tv io non c’ero, ma a quanto pare stavo suonando. E me ne vergogno.
Giovanni: Rock Tv ci ha sempre appoggiati. Per questo la ringraziamo.

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E poi c’è stata la collaborazione con Lucio Dalla.

Giovanni: È stato un bellissimo incontro. Era gennaio 2012, lo abbiamo visto, quattro, cinque volte poco prima che morisse. Non possiamo purtroppo vantare una grande e duratura amicizia, ma gli piacevamo, ci reputava eclettici, voleva addirittura produrre il nostro disco e noi avevamo composto per lui “I Nostri Segreti”. Purtroppo, lui non ha mai potuto cantarla. Era un artista gigantesco, ma anche un grande uomo. Noi non siamo nessuno, ma lui ci trattava alla pari, ci chiedeva addirittura consiglio. Era umile, gentile ed ironico.

Come scrivete le canzoni? “Cinque, La Luna E Le Spine” è stato realizzato in un periodo breve o lungo?
Giovanni: Le canzoni sono nate negli ultimi quattro o cinque mesi. Ovviamente alcune di esse sono nate da spunti. Tutti noi quando abbiamo un’idea la buttiamo giù e a volte capita mentre non siamo assieme in sala. Poi mettiamo le nostre idee al servizio della band. A volte capita che portiamo un pezzo bello e finito, ma non accade spesso, è più frequente che qualcuno porti uno spunto che poi viene elaborato da tutti.

Nel cd c’è una novità: la vostra prima canzone composta in inglese, “Vagabondhome”.

Giovanni: La canzone esiste in due versioni: italiana e inglese. Abbiamo tenuto quella in inglese perché suona meglio. Non è un cambio di rotta. È tutta la vita che ascoltiamo musica in inglese, i Soundgarden, i Pearl Jam, i Nirvana e i Motorpsycho, e abbiamo scritto in italiano oltre a 70 pezzi. Ovvio, il nostro mondo rimane l’Italia, mica per nulla siamo andati a Sanremo. Però l’italiano è una lingua difficile, perché è rigida, con parole lunghe, tutte le parole finiscono con una vocale e non sono elastiche.
Carmelo: È un pezzo dance che funziona, dai. D’altro canto, Giovanni la mattina va in bagno e non sta zitto, canta, canta tanto da coprire gli altri rumori.

Ora siete sotto contratto con la BMG, come sta andando?

Giovanni: I due cd che hanno preceduto questo ce li siamo prodotti da soli non perché nessuno volesse produrci, ma per un nostro desiderio di gestione artistica autonoma, compreso il costo dei cd e dei biglietti dei concerti. Però la nostra etichetta, Tamburi Usati, è solo un marchio, non una casa discografica. La BMG Rights, a sua volta, è una casa editrice musicale, ovvero si occupa dei diritti d’autore. Ci lascia libertà assoluta, tant’è che in BMG non hanno sentito i singoli e non ci hanno neanche chiesto di lavarci. Insomma, il nostro ideale. Gli sta persino bene che vendiamo poco.

In ogni caso, questo cd suona proprio bene…

Giovanni: È anche merito di Loris Cerroni che ce lo ha prodotto. Era con noi anche a San Remo, la Llitizzetto gli ha dato del cameriere.

Avevate un bel look a Sanremo.
Giovanni: Eravamo una bella ciurma di pirati incazzati.

Che dite dei risultato?

Giovanni: Non eravamo andati lì per vincere lo scudetto.
Carmelo: Ci siamo incazzati quando eravamo tredicesimi su 14. Volevamo arrivare ultimi ma gli Almamegretta ci hanno fregati! Bastardi! Siamo addirittura arrivati dodicesimi. Una vergogna. Maledizione, qualcuno ci ha ascoltato…

Di recente avete rilasciato dichiarazioni su Mengoni e in generale su i musicisti che arrivano dai talent…
Giovanni: Vendono tanto. Significa che ce li meritiamo.
Carmelo: È come lamentarsi del risultato di un’elezione…
Giovanni: I ragazzi dei talent sono allevati in batteria. Nei ragazzi che vogliono fare musica si creano false aspettative, e si crede che i talent siano una scorciatoia. Secondo noi, invece, non si deve avere paura di fare la gavetta, che poi è la cosa più bella e romantica e quella che ricordi con più piacere. La maggior parte dei ragazzi che fa i talent te la dimentichi. Sono vincolati da etichette che non producono loro niente e che li tengono lì, impedendo loro di fare altro. Insomma, sono bruciati. Oggi il mercato si fa così, e noi giochiamo con regole differenti. O un altro sport, probabilmente.
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Vi ricordate i vostri esordi?

Carmelo: Sì, i nostri concerti furto. Che si andava per 300 euro, si suonava per 15 persone e poi ci chiedevano 400 euro per l’alcool bevuto.

Il nome “Cinque, La Luna E Le Spine” viene dal fatto che è il vostro quinto album?

Giovanni: Viene dal fatto che sono cinque anni che siamo in cinque, che è il quinto album, che abbiamo suonato cinque volte a Sanremo
Carmelo: Che ha portato una sfiga incredibile!

Che cosa state ascoltando ultimamente?
Carmelo: Gli Atom for Peace. Un cd che va comperato. Scarichi, e se ti piace, devi comprare. Questo va comprato.
Giovanni: Sophia Stevens, Patrick Wilson. Musica fatta col cuore. Evito le cose smaccatamente commerciali.
Mattia: L’ultimo degli Apparat
Paolo: Ludovico Einaudi. Con cui tra l’altro Mattia Boschi (il violoncellista dei Marta, Paolo Pischedda suona il pianoforte, ndr) suona. Per suonare con noi ha detto di no a un tour mondiale con Ludovico Einaudi.

Voi siete tra i migliori musicisti sulla piazza, lo dicono anche gli addetti ai lavori.
Carmelo: Probabilmente gli addetti ai lavori non sanno suonare.

Vivete ancora a Milano o l’avete abbandonata?
Giovanni: Perché?

L’avete criticata parecchio e credevo foste fuggiti.

Giovanni: Io vivo qui, Carmelo a Bologna. Io amo Milano. Alla fine, critichi le cose che senti tue.

Giovanni, che ci dici del tuo progetto Musicraiser, la piattaforma di crowdfunding che hai fondato ad ottobre?

Giovanni: Non è una attività collegata ai Marta sui Tubi, ma un’idea mia e della mia compagna, Tania Varuni. È una start up che raccoglie fondi per finanziare progetti musicali. Al momento sta andando molto bene. Sono stati distribuiti 130mila euro a 60 progetti. L’idea è che siano i tuoi fans a finanziarti I progetti vengono mesi in rete e se ti piacciono fai una donazione. Questo permette a band di valore o comunque con un pubblico di non dover aspettare un’etichetta per fare un cd. I progetti vengono mesi in rete e se ti piacciono fai una donazione. Questo permette a band di valore o comunque con un pubblico di non dover aspettare un’etichetta per fare un cd.

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