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  • Martin Orford: The Old Road

    Martin Orford

    Data di uscita: 07-11-2008

    Loudvision:
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Uscita per il paradiso

Immaginate un uomo che, svegliandosi una mattina, decida di rinunciare a tutto ciò che è ed è stato. Come smettere di chiamarsi Mattia Pascal o Martin Orford. È più o meno quello che vorrebbe farci credere l’ex tastierista e compositore degli IQ quando ci annuncia che intende ritirarsi dalla musica.

Be’, dite quello che volete, ma noi non ci crediamo! Non si rinuncia alla musica! Si può rinunciare ai soldi, alle relazioni, ma le mani tornano sempre su quel piano elettronico, rannicchiato nella stanza dei piaceri celesti.

E perché abbandonare se, peraltro, l’ultimo (presunto) capitolo è un capolavoro come “The Old Road”? Frutto della collaborazione dell’artista con John Wetton, Nick D’Virgilio e Dave Meros, John Mitchell, Dave Oberle, Gary Chandler e Steve Thorne, quest’album è la sublimazione del rock progressivo leggero e lineiforme. Privo degli astrattismi e intellettualismi di cui spesso si macchia il genere, ma anche lontano dall’affettata semplicità di Neal Morse o dagli arrangiamenti contaminati di jazz, fusion o metal, “The Old Road” riprende la vecchia strada maestra del rock degli Yes, dei Jethro Tull, degli Asia e dei Genesis. Anzi, sembra spesso che la voce di Steve Thorne e quella dello stesso Martin vogliano richiamare lo spettro di Phil Collins.

Non c’è una nota in più rispetto al necessario, tutto sosta in una composta semplicità, degna dei più compiuti equilibri tra spirito e corpo. La melodia si unisce alla tecnica, che si unisce all’esperienza, che si unisce al carisma e, quest’ultimo, all’emozionalità: il tutto, in un circolo che, dall’irrazionale, passa attraverso la ragione, per riconquistare l’istinto.

La vecchia strada è un disco che non ci saremmo mai sognati di ascoltare ai giorni nostri, un filo teso e diretto col passato, contestualizzato dai migliori artisti che il progressive oggi conosca.

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