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Martin Scorsese | Festa del Cinema di Roma 2018

A precedere la proiezione della versione restaurata di “San Michele aveva un gallo”, omaggio e ricordo dello scomparso Vittorio Taviani alla presenza del fratello Paolo, Martin Scorsese ha raddoppiato i suoi incontri con il pubblico romano della Festa del Cinema, concedendosi ancora, questa volta degli alunni dell’università “La Sapienza”. Un incontro particolare, infarcito di “seconde domande”, che interrogano Scorsese su aspetti e questioni magari tralasciate nel corso delle interviste ufficiali legate di volta in volta al singolo film in uscita o ai grandi capolavori del suo passato. Eccone un breve (ma, si spera, esaustivo) resoconto:

Le capita spesso di rivedere i suoi film?

No, non spesso, preferisco sempre farne uno nuovo.

Lei usa spesso “Gimme Shelter” dei Rolling Stones nei suoi film, c’è qualche motivo in particolare?

Credo di no, è una canzone che naturalmente mi piace molto, ma se devo scegliere la mia preferita tra quelle degli Stones mi rivolgo altrove. È un pezzo che si sposa perfettamente con i tempi del montaggio, ogni volta che l’ho usata mi ha aiutato a costruire la scena.

Ci  parla della sua collaborazione con il grande titolista e art designer Saul Bass?

Uno dei più grandi del secolo scorso, senza ombra di dubbio. Sono cresciuto guardando in Tv i film preceduti dai suoi titoli, molti di Hitchcock, qualche Bond … Quando ho fatto “Quei bravi ragazzi” non ero convinto della prima versione dei titoli, e quando ho scoperto che Saul lavorava ancora non ho esitato a chiamarlo. Ricordate? Quelle scritte che passano sullo schermo come fossero automobili, è straordinario … Ed è anche tornato a lavorare per me ne “L’età dell’innocenza”, sono stato davvero fortunato.

E del suo rapporto con Akira Kurosawa, invece, cosa ci può raccontare?

Eravamo nel ’79 o forse nell’80, io stavo raccogliendo la firme per una petizione e volevo anche la sua adesione. Colgo l’occasione di una sua visita a New York e riesco ad ottenere dieci minuti di udienza in un albergo. Quando entro, lui è seduto su una poltrona e guarda l’orologio, facendomi capire che oltre i dieci minuti non si andrà. E allora io comincio a parlare velocemente (è una cosa che mi riesce abbastanza bene) per cercare di usarli nella maniera migliore possibile. Quella cosa finisce lì ma, anni dopo, Francis Ford Coppola mi chiama e mi dice che Kurosawa vorrebbe me per interpretare Van Gogh nel suo “Sogni”, conquistato proprio da quei dieci minuti: diceva che gli serviva uno con quel temperamento. Quindi ho conquistato un ruolo facendo il cretino dieci anni prima, un aneddoto interessante, no? Kurosawa è la cosa più vicina ad una divinità in terra che io abbia mai conosciuto, è bene specificarlo.

Lei ha diretto anche due piloti per la Tv. Quale differenza rileva tra il cinema e quest’altra modalità di espressione, che vive in questi tempi una nuova Golden Age?

Non è semplice rispondere a questa domanda in poche parole. Quello che posso dire è che il vero autore di una serie non è il regista (o i registi) ma lo show-runner. In “Boardwalk Empire” mi sono affidato a Terence Winter ed è venuto fuori un prodotto coerente e compatto, cosa che purtroppo non è accaduta con “Vinyl”. Forse avrei dovuto dirigere io tutti gli episodi, ma non avevo voglia d’impegnarmi per così tanto tempo sullo stesso progetto … Con Mick (Jagger n.d.r.) avevamo quest’idea in testa da anni, e abbiamo pensato che una serie fosse la modalità giusta per mettere dentro tutte le suggestioni che avevamo in mente. E’ andata male, i diritti musicali ci sono costati uno sproposito e abbiamo dovuto (per questo motivo, ma non solo) chiudere dopo la prima stagione.

Lei lo ribadisce ogni volta, ma il fatto che sia qui a introdurre un film dei fratelli Taviani testimonia ancora una volta il suo amore verso il nostro cinema …

C’è lì un documentario a dimostrarlo (“Il mio viaggio in Italia” n.d.r.) … Adoro il cinema dei fratelli Taviani, il loro modo di mettere in scena la Storia da una prospettiva umanista, la loro sapienza tecnica. E’ un onore per me essere qui a presenziare alla proiezione di questo restauro.

 

 

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