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Martinelli contro tutti al grido “Libertà!”

Dopo un’anteprima al Castello Sforzesco al cospetto di quasi tutta la maggioranza di governo – Silvio Berlusconi e Umberto Bossi in primis –, considerato il cammeo dello stesso senatùr all’interno del film, visto il soggetto – la storia dell’eroe del Carroccio Alberto da Giussano contro l’imperatore tedesco Barbarossa –, dati i grandi finanziamenti di Rai Trade… insomma, le polemiche non potevano che divampare, un po’ come titolo d’apertura del film, che prende fuoco davanti agli occhi dello spettatore. E ad accendersi è però anche il regista Renzo Martinelli, un cineasta, come lui stesso si definisce, che ha pensato solamente a una cosa: creare un buon prodotto esportabile all’estero.

Cosa c’è dietro la realizzazione di “Barbarossa”?
Un grandissimo sforzo produttivo, durato quattro anni, e che ha coinvolto circa mille persone. C’è lo sforzo anche da parte di Rai Trade, che ha investito molto in questo progetto, e di tantissimi privati, che oggi finalmente possono detrarre gli investimenti per film culturali come “Barbarossa”. Ci sono attori che hanno lavorato, con fatica e grande preparazione, come il protagonista Raz Degan. Ma il mio è un lavoro che non si interrompe mai, e già sto lavorando al prossimo progetto.

Di che si tratta?
Dopo aver raccontato l’11 settembre con “Il Mercante Di Pietre” – purtroppo un insuccesso di cui ancora pago le cambiali – voglio svelare la storia di un altro “11 settembre”. Quello del 1683, in cui, con la Battaglia di Vienna, l’Europa rischiò di essere islamizzata. Fu l’azione del francescano Marco D’Aviano, consigliere di Leopoldo I d’Asburgo a far sì che si creasse una Lega Santa e a permettere così l’arretramento musulmano.

Ancora un film storico, dunque. Trova che ci sia contrasto tra il lavoro dello storico e quello del cineasta?
Sicuramente sì. Lo storico pretende che si rispettino le fonti, mentre il cineasta deve ricreare lo spirito del tempo. Per esempio, in “Barbarossa” ho spostato a Milano un episodio che è in realtà è avvenuto a Crema.

In ogni caso, si tratta di due film storici che però possono essere letti secondo una prospettiva presente. E, nello specifico, si tratta proprio dei due cavalli di battaglia della Lega Nord…
Ho sempre realizzato i film che desideravo, anche ricevendo minacce, spesso gravi, come durante la lavorazione della “Piazza Delle Cinque Lune”, ma non per questo mi sono fermato. Purtroppo il nostro è un Paese diviso in cui c’è stata una doppia Resistenza, quella di chi lottava davvero per la libertà e quella di chi intendeva instaurare un regime di tipo sovietico-comunista. Il mio è un compito maieutico: devo spingere lo spettatore alla riflessione. Per quanto riguarda il rapporto con la Lega, posso dire solo questo: ho un affetto grandissimo per questo popolo del Nord. Grazie a loro e ai loro gazebo, ho già 200mila euro solo di prevendita. Un risultato davvero straordinario.

Non è stata fuori luogo, dunque, la presentazione al Castello con il governo al completo?
Ho invitato anche Veltroni, Cacciari e Chiamparini, per esempio, ma non hanno accettato l’invito. I miei amici, coloro che mi vogliono bene, sono venuti.

È vero che il film non è stato accettato a Venezia?
Assolutamente no, contrariamente a quanto hanno scritto i giornali. Non amo partecipare ai festival. I miei sono film che destabilizzano i critici di quegli ambienti, abituati solo a un determinato tipo di cinema. Io preferisco parlare al pubblico ed è per loro che realizzo i miei film.

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