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Inutili riesumazioni

Non passa neanche un anno da “Metal Fighter”, che aveva mostrato un accenno di modernità nella band tedesca, che “War Law” riporta nuovamente i Mass ad un passato sepolto.
Quando ormai il punk era finito e l’hard rock era stato affiancato dalla N.W.O.B.H.M., il settimo album del quintetto attinge riff e ritmiche dal decennio precedente, senza ombra di verecondia.
Questo attaccamento morboso al retro sarà anche la causa della scomparsa, di lì a poco, dei Mass, dipartita rimpianta forse solo in madre patria.

“War Law” copia un po’ agli AC/DC, un po’ ai Maiden di primissima generazione, un po’ ai Priest di Halford. Ma, in particolare, c’è tutto un campionario di cliché hard rock/punk che si era sentito un decennio prima.

Ogni regola ha le sue eccezioni. E la regola, in questo caso, è che una ristampa si giustifica solo in presenza di un must.
Non c’è songwriting, non c’è tecnica, non c’è produzione, in questo album. Un lavoro particolarmente inutile, come pochi altri.

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