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    Massemord

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Nel solco della tradizione

Per i detrattori che dalla metà degli anni ’90 circa considerano il black metal un genere morto e affogato nel proprio autocompiacimento, i Massemord rappresentano un bel calcione nel di dietro… di quelli col puntale in ferro però! Questo duo di Bergen (Norvegia), che diviene quartetto in sede live, vince e convince con il primo full-length ufficiale, un bel compendio dei brani composti dalla band tra il 1992 ed il 2003. Nuovi eredi del Norwegian-sound, i Massemord colpiscono per l’invidiabile bravura nell’assimilare tutto il meglio uscito dalla Norvegia negli anni ’90, senza soluzione di continuità e a cavallo tra le sonorità epiche à la Enslaved e Bathory, il riffing gelido dei Gorgoroth, la maestria dei Darkthrone, l’oscurità dei Satyricon e lo spirito degli Ulver. I paragoni sembrano altisonanti, ma la vena sprigionata da “Skogen Kaller” (norvegese per “la foresta chiama”, tamarro al punto giusto) è a dir poco sensazionale se si considera la forbice di influenze che il duo riesce a mutuare e a rinnovare conferendo nuova linfa a quelle sonorità nordiche, fredde, epiche, a tratti emozionali, che dai Darkthrone in poi hanno segnato la storia di questo genere. Da “Naar Solen Doer Bak Fjellet” con il suo incedere guerresco, a “Solen Skinner Ikkje”, passando per “Eternal War” (in cui forti sono gli echi di Judas Iscariot e Weltmacht) e poi attraverso l’alienante e struggente (Nargaroth docet) “Skogen Kaller Og Vi Svarer” (testo di un’antica saga norvegese, metricamente bellissimo) fino a giungere agli ultimi brani più compatti e diretti dei precedenti, tutto l’incedere del disco suggerisce una sorta di percorso attraverso un campo di battaglia in cui gli unici valori rimasti sembrano essere quelli del sangue e del suolo (difficile a tal proposito inquadrare il reale significato del simbolo presente sul retro-copertina, una simil-svastica formata da quattro asce; troppo facile incappare in riduttivi giudizi anti-ideologici). Ambiguità concettuali a parte, “Skogen Kaller” è dal punto di vista musicale (perché alla fin fine è questo ciò che importa realmente) un bell’esempio di arte nera dal richiamo mistico ed ancestrale, fedele alla tradizione e ideale prosecutore di un modo tipicamente nord-europeo di pensare, scrivere e sentire il black metal.

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