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Massimo Cotto: Sanremo da dietro le quinte

Critico musicale di fama nazionale, scrittore, direttore artistico di rassegne musicali come il “Premio De Andrè” e “Astimusica”, l’astigiano Massimo Cotto è uno di quei personaggi che con passione e lavoro hanno saputo dare lustro alla propria città natale. Anche quest’anno, come ormai già da qualche edizione, è parte del team di autori che collabora alla realizzazione del Festival di Sanremo e alla scelta delle giovani proposte da ammettere alla gara finale. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nella città dei fiori, dove sta ultimando i preparativi per la rassegna canora in onda dalla prossima settimana, per una chiacchierata in cui svela anche alcuni retroscena sul più importante evento mediatico dell’anno.

Che festival dobbiamo attenderci quest’anno?
Un festival in cui le canzoni hanno una notevole importanza rispetto al passato. Sarà familiare e rassicurante grazie al volto molto amato di Antonella Clerici, ma non mancheranno i colpi di scena. Certo, un tempo a Sanremo partecipava la crema del panorama musicale, oggi l’evento ha una connotazione più “televisiva” con ospiti che, pur non provenendo dall’ambito strettamente musicale, vantano una forte riconoscibilità popolare, come il principe Emanuele Filiberto. È un evento televisivo in cui c’è musica.

Quali ospiti internazionali sono stati scelti?
Avremo l’attrice Michelle Rodriguez dal film campione d’incassi “Avatar”; Moulin Rouge con uno spettacolo accattivante; il duo Bonolis-Laurenti per una continuità con l’edizione dello scorso anno; Dita Von Teese, ex compagna di Marilyn Manson; Susan Boyle, sorpresa dell’edizione inglese di “X-Factor”, e Jennifer Lopez, entrambe metafore della gavetta per arrivare al successo. Infine ci saranno i Tokio Hotel.

Ecco, la presenza dei Tokio Hotel sta creando problemi organizzativi?
Li sto seguendo personalmente e ogni giorno devo affrontare moltissimi giovani che premono per entrare ed assistere alle prove. Sembra di vedere i Take That qualche anno fa. Loro comunque sono molto semplici e carini, i primi ad essere consapevoli di “aver incontrato il più grande incidente per l’uomo: il successo”, per usare un’espressione cara a Robert Plant dei Led Zeppelin.

Che tipo è Antonella Clerici?
Lavorare con lei è fantastico, è una persona semplice e squisita. C’è un retroscena che ne dà la misura esatta. Sull’isola pedonale vicino all’Ariston hanno installato una sorta di “Hollywood walk of fame” con i nomi di tutti i passati vincitori di Sanremo. La sera si diverte a passare sulle singole piastrelle cantando le canzoni del nome lì riportato. La gente che passa stenta a credere che quella persona che canta come una bambina in un luogo tanto importante sia proprio Antonella Clerici.

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Hai partecipato alla scelta dei giovani da inserire in gara. Un nome su tutti?
La mia scommessa personale è Nini Zilli, credo diventerà una star. Credo tuttavia sia necessario fare i conti con tre classifiche differenti: quella relativa alla gara, quella delle vendite e quella della durata nel tempo. E quando punto su qualcuno non mi riferisco solo alla gara in sé, ma anche al dopo-festival.

E tra i big?
La canzone che preferisco è quella di Irene Grandi, ma sono ottime anche quelle di Malika Ayane, Noemi, Irene Fornaciari e Arisa. Il “problema” è che il vincitore finale sarà deciso solo dal televoto che, molto probabilmente, premierà i personaggi più noti a livello televisivo. In tal senso avranno una possibilità in più i vari Valerio Scanu, Emanuele Filiberto e Marco Mengoni.

Quale valenza può avere un festival come Sanremo oggi?

Quest’anno abbiamo dovuto escludere ben 29 giovani provenienti dai talent-show. E se trasmissioni come “Amici” o “X-Factor” sono importanti, non si può non ammettere che Sanremo è ancora la migliore vetrina possibile, una sorta di “nazionale dei talent-show”. Non c’è nessun altro programma televisivo che garantisca un pubblico di 14 milioni di persone a sera. Ecco perché, mentre una volta il Festival poteva essere decisivo in negativo per i “big”, ora lo è ancor di più per i giovani: si giocano tutto in pochi minuti di esibizione. Sanremo è una gigantesca slot-machine dove però ci sono più possibilità che esca il tuo numero rispetto agli altri casinò. Il sogno di un emergente non deve essere quello di partecipare a Sanremo e basta, ma di partecipare e lasciare un segno.

Che idea ti sei fatto della vicenda Morgan? È stata giusta la sua esclusione?

Per partecipare a Sanremo abbiamo dovuto firmare un codice etico. L’apologia della droga va contro questo codice. Io credo che Morgan, che conosco personalmente da molti anni, abbia un rapporto da risolvere con la droga, ma nessuno ha diritto di entrare nella sua sfera privata. Possiamo però entrare in quella pubblica, e qui bisognerebbe capire quali sono state le sue reali dichiarazioni nell’intervista. Credo che Morgan sia diventato quel che ha sempre desiderato diventare: un misto tra l’eroe romantico ottocentesco alla Rimbaud e il dannato americano che vive di rock. Non ha certo bisogno di esposizione mediatica e quindi di Sanremo, è già un personaggio. Il fatto è che oggi il suo personaggio è più forte delle sue canzoni. Quando riuscirà a conciliare queste due sfere sarà un grande a tutti gli effetti.

Osservare i concorrenti ti ha già dato qualche idea per il cartellone di “Astimusica 2010″?

L’unica certezza è che vorrei portare Nina Zilli ad Asti.

Progetti post-festival?
Qualche bel programma televisivo in veste di autore, dove la musica si riprenderà la centralità che merita, e poi la direzione artistica del “Premio De Andrè”.

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