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Massive Attack in concerto all’Arena Flegrea di Napoli, report live e scaletta

Dopo circa 21 anni dalla loro prima collaborazione ritroviamo gli Almamegretta con il Raiz come gruppo di apertura ai Massive Attack, che mancavano a Napoli da ben 8 anni, nella suggestiva location dell’Arena flegrea, in occasione del loro tour promozionale del loro EP “Ritual Spirit”.
“Ciao amici. Ciao Napoli. Ciao famiglia. Da quanto tempo … Che bello essere qui”. Pochissime parole tutte pronunciate in italiano da Robert Del Naja e l’intesa con i fan partenopei è consacrata.

I Massive Attack riescono con i loro suoni a coinvolgere e trasportare il pubblico in uno stato psichedelico cosciente a porsi delle domande come “lo scopo della vita o della morte”, “che cosa è l’intelligenza” come quelle presentate dal visual che offre una esperienza multisensoriale con gli schermi led: tutto opera di Icarus Wilson-Wright insieme al collettivo United Visual Artists, famoso per la produzione delle installazioni, video musicali e lighting design dal forte impatto emotivo, proiezioni poste alle spalle del gruppo accompagnate spesso da simboli di partiti politici affiancati a bandiere quali Grecia e Turchia, ricordando la morte di Giulio Regeni, per poi far riflettere sulla situazione attuale che vige nel mondo.

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Il concerto con la sue videoinstallazioni può essere paragonato ad un opera d’arte contemporanea lasciando nello spettatore un senso di pienezza è soddisfazione.

Ma i Massive Attack non sono solo politica, videoistallazioni e domande coscienziose, quanto spazio hanno lasciato al loro sound? Molto, senza trascurare neppure un giro di corda.
L’atmosfera che creano con il loro sound è pazzesca , quasi ipnotica, anche grazie all’uso delle luci che si muovo al ritmo della musica; le voci cariche ed energetiche, specialmente la Miller alla fine.

Uno dei momenti top è l’ingresso in scena di Daddy G, tocca a lui infilare il suo canto cupo e carnale in “Risingson”. La platea dello spazio della Mostra d’Oltremare – strapieno – si esalta anche grazie a una incantevole scenografia luminosa. I fondali trasparenti del megaschermo diventano man mano celle di una prigione, lucciole vaganti, ed è il turno di “Ritual Spirit”, dalla recente produzione discografica. “Girl I Love You” cita Chagall, Conrad, Kapoor, Snowden, Karl Marx, Marlene Dietrich, Arnold Schönberg.

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Menzione speciale va fatta circa il rapporto del gruppo con Napoli, “la città più bella del mondo dove affondano le mie radici – sostiene Robert – mio padre è emigrato a Bristol partendo proprio da qui. Sono napoletano anche io”, e parte così il simpatico duetto con il cantante degli Almamegretta, credetemi, sentire i Massive Attack spiaccicare in rima il dialetto napoletano e cantare in una combo inglese/napoletano, è una esperienza più unica che rara, per noi amanti del genere.
In napoletano, 3D domanda alla folla “Tutt’appost’?”. Ed è la volta di “Angel”. Quindi l’atteso riferimento  sportivo. “È meglio non parlare di calcio stasera. Gonzalo, Gonzalo …!! C’è sempre Marekiaro”, alludendo alla fedeltà al Napoli di Marek Hamsik in opposizione alla scelta di Higuain di firmare per la Juventus. La gente esulta. In sala tanti artisti si lasciano andare alla gioia del live – tra gli altri: Planet Funk, Lucariello, Cristina Donadio, Aldolà Chivalà, Urban Strangers – che adesso canta “Inertia Crips” (con proiezioni in primissimo piano alla Sergio Leone degli occhi di Einstein e Putin), “Take It There” alla ricerca di un mondo più equo in cui reciprocamente “fidarsi, fidarsi, fidarsi”.

Una delle pecche che si vociferava in merito al loro tour era la mancanza di due icone del gruppo come “Teardtrop” e “Karmacoma”, ebbene sì, ci hanno deliziato anche della seconda, in duetto con “The Napoli Trip”, durante la quale il cantante degli Almamegretta indossa proprio la maglietta del Napoli esclamando “Su questa divisa non c’è un numero, il numero siamo noi”. Lui e Del Naja (e James Lavelle) ne hanno viste di partite insieme nelle curve dello stadio San Paolo. Così 3D srotola una bandiera degli azzurri e la regala al pubblico.

Concerto completamente a sfondo politico e io, onestamente, apprezzo molto quando con la musica si cerca di portare avanti messaggi importanti, ma anche uno show, un misto di folklore partenopeo intriso di elettro-rock, quel sound che affonda le radici nei primi anni ’90 senza mai perdere il suo smalto di attualità.

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“Unfinished Sympathy” è l’addio. La buonanotte alla gente di Napoli. Che da sempre è la seconda casa della band di Bristol. “Siamo tutti in questa situazione insieme”, è la frase finale mentre la band saluta e il pubblico ringrazia per averci regalato un’ora e mezza di riflessione. La musica, quella buona, è anche questo.

Scaletta:

1.United Snakes
2. Hymn of the Big Wheel (Horace Andy)
3. Risingson
4. Ritual Spirit (Azekel)
5. Girl I Love You (Horace Andy)
6. Future Proof
7. Eurochild
8. Pray for Rain (Azekel)
9. Angel (Horace Andy)
10. Inertia Creeps
11. Take It There
12. Safe From Harm (Deborah Miller)
13. Encore
14. Karmacoma/ The Napoli Trip (Almamegretta)
15. Unfinished Symphathy (Deborah Miller)

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