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Masterplan: Assistenti di volo, prepararsi al decollo

Con “Aeronautics”, i Masterplan, arrivano alla loro seconda prova in studio, e sono oggi chiamati a una prova forse ancor più difficile di quella affrontata con il disco di debutto, pubblicato nel 2003: riuscire a confermare gli ottimi responsi riscossi con quell”album. Se ci riusciranno o meno, sarà il tempo a dirlo, noi intanto siamo andati a fare due chiacchiere con il tastierista della band, Axel Mackenrott.

Cosa ti aspetti dal nuovo disco in termini di risposta dal pubblico?
Ovviamente penso sarà un successo e noi tutti speriamo lo sia davvero!
Noi pensiamo sia un po” diverso dal nostro album di debutto, ma siamo convinti che alle persone alle quali è piaciuto il primo, piacerà anche Aeronautics, e magari saremo anche in grado di ampliare il numero di nostri fan!
Ci sono tante cose che differenziano Aeronautics dal suo predecessore, la prima cosa è di sicuro il modo in cui sono venute fuori le cose: quando Uli (Kush ndr) mi chiamò per chiedermi se volevo entrare nella band, la produzione del debut-album era già pressoché finita. In pratica i provini che mi avevano dato erano in qualche modo già le versioni definitive dei pezzi – il primo album, infatti, è venuto fuori esclusivamente dal songwriting di Roland (Grapow, ndr) e Uli, con alcune parti di Jorn Lande. Questa volta, invece, è stato totalmente differente: nelle band ci sono 5 songwriter, e ognuno di noi ha visto le proprie canzoni incluse in Aeronautics, e questo è un elemento che aggiunge colori e sfumature diverse al nostro sound, questo è un altro elemento che lo differenzia dal disco uscito nel 2003. Per esempio, “Back For My life” è anche una mia canzone. In verità l’ha scritta Roland, ma l’idea base della canzone è mia.
Vedi, nei Masterplan, Roland e Uli sono delle specie di direttori artistici, decidono loro in che direzione musicali vanno le canzoni. Se qualcuno porta un’idea per un nuovo pezzo, la decisione se continuare a sviluppare quell”idea e farne o no davvero una canzone, spetta a Roland e Uli insieme, i quali decidono poi quali particolari cambiare e come.

Parlando sempre di canzoni, che mi dici a proposito di “After This War”? Ha per caso qualche riferimento a fatti d’attualità?
L’idea iniziale di questa canzone è venuta a Jan Eckert, il bassista.
Era stata scritta insieme Pete Silck degli Iron Savior, durante il periodo in cui Jan suonava in quella band. Quindi non è un pezzo scritto per quest’album, anche se poi ci ha messo le mani Jorn ed ha cambiato quasi tutto!
Parla della fine di un certo tipo di relazione, tutti conoscono bene le sensazioni che si provano in quelle circostanze, ma qui è “dopo questa guerra”, quindi guardando la cosa a posteriori. È una canzone che punta molto sull’aspetto emozionale della vicenda.
Noi in realtà non trattiamo temi sociali o d”attualità. Di sicuro però, puoi intravedere o ritrovare, in quello di cui parliamo, alcuni aspetti della vita politico e sociale.

Come mai un titolo come “Aeronautics”?
Innanzitutto dal significato letterale della parola, tutto è iniziato da lì.
L’Aeronautica è l”arte di costruire aeroplani e di essere in grado di volare con tali macchine. Poi c’è la parte emozionale. il vecchio sogno dell’umanità di imparare a volare.
Questo rispecchia un po’ il feeling interno al gruppo, in qualche modo c’è questa passione nel riuscire a rendere possibili le cose che sai di poter fare, e allora ci provi e ci riprovi finché ci riesci!
Un’altro aspetto riguarda il momento preciso del decollo: è un momento che inizialmente può spaventarti, ma poi dici: “Wow, funziona!”. Questo è stata un po’ la sensazione di noi tutti, ma di Roland e Uli in particolare, dopo gli ottimi responsi che sono arrivati con il nostro debutto! Abbiamo vinto diversi award, e non tutti erano dedicati soltanto al metal! E questo per noi significa molto – è stato un po’ come decollare!

Una delle priorità di Roland e Uli, quando si sono trovati fuori dagli Helloween, e con una carriera da reinventarsi, è stato quello di riuscire a tirare fuori, da un semplice side-project, una vera e propria band: oggi, dopo due dischi, credi che l’obiettivo sia stato raggiunto?
La cosa più importante, per me, è che la band sia cresciuta. Noi stiamo andando avanti insieme, come una squadra, come una cosa sola, e anche sotto un punto di vista personale, più intimo. Posso davvero dire di essere molto affezionato a Uli e Roland, sono davvero dei bravi ragazzi, e stiamo vivendo davvero un bel periodo tutti insieme!Inoltre penso siamo stati in grado di dimostrare, con i tour successivi alla realizzazione del primo disco, che siamo davvero un’hard rocking band!
È davvero bellissimo stare sul palco con tutti gli altri ragazzi! Io lo dico sempre, sono un membro dei Masterplan, ma sono anche e soprattutto un loro fan. Suonare sullo stesso palco di musicisti di tale livello è davvero magnifico!
Durante il nostro primo tour abbiamo avuto davvero un gran successo, quindi credo abbiamo davvero convinto il pubblico che non eravamo un side-project, ma una band vera e propria! Proprio per quest’obiettivo, credo sia stato davvero molto importante il fatto che Jorn abbia lasciato gli Ark.
[PAGEBREAK] Ecco, proprio a questo proposito: molti hanno detto e dicono tuttora, che i Masterplan hanno in qualche modo “rubato” Lande agli Ark. Qual è la tua opinione a riguardo?
Be’, all’epoca non ero molto dentro a tutta la situazione, perciò non so dirti come siano andate effettivamente le cose. Però, quando sono entrato nel gruppo e qualcuno mi ha detto “Ehi, lo sai, che lui non è più negli Ark?”, in un certo senso ci sono rimasto male anch’io… Perché a me era piaciuto molto quello che avevano fatto insieme.
Ma sotto un altro punto di vista ho pensato che quella scelta significava un grande attestato di fiducia da parte di Jorn!
A Dire che noi abbiamo rubato un cantante a un’altra band, si dimentica che ci vogliono sempre due parti: Jorn non avrebbe lasciato gli Ark se non avesse voluto.

Torniamo a parlare di musica.
Una delle canzoni che più colpiscono di “Aeronautics”, è “Black In Burn” – credo anche da parte vostra si vista come “la” canzone del disco, sbaglio?
Assolutamente sì!
Io penso sia una canzone molto importante per tutto il disco semplicemente perché non c’era nulla di simile nel nostro primo disco. Inoltre riesce a raccontare una storia sia dal punto di vista lirico, che da quello musicale. Voglio dire, ascoltandola si ha proprio l’impressione che ci sia una narrazione in corso – una storia raccontata sia con le parole, che con la musica.
Una cosa che mi fa molto piacere, a proposito di questa canzone, è che le persone che l’hanno ascoltata, senza sapere quanto in effetti durasse, pensavano fosse un pezzo da circa 5 minuti – ma ne dura quasi il doppio.
Mi piace davvero molto questo pezzo, e mi piacerà ancor di più suonarla dal vivo!

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