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Matite spuntate

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Quando gli ho fatto notare che Andreas Deja aveva scritto “Ho passato 30 anni alla Disney. Al momento sto lavorando su alcuni miei progetti personali per dei cortometraggi […] Potrei tornare alla Disney prima o poi… chissà!” nella casella about me del suo neonato blog, un mio amico devoto allo zio Walt ha commentato con amarezza: «Beh ma pure loro… lo mettono a fare Winnie the Pooh!»

Loro sono evidentemente i dirigenti della Disney e Andreas Deja è l’artista che ha animato Scar, Jafar e Lilo ma al quale ultimamente la casa madre è stata in grado di offrire solo un ruolo da supervisore dell’animazione di Tigro.

Che un animatore di quel livello senta il bisogno di aprire un account blogspot per discutere di character acting e per confrontarsi con altri appassionati sul lavoro dei Nine Old Men senza sentirsi un emarginato, è un chiaro indizio sulla strada che i Disney Animation Studios stanno percorrendo.

Il Re Leone” – da oggi di nuovo nelle sale italiane in 3D, dopo il passaggio al Festival di Roma – arrivava al cinema nel ’94 come il prodotto più maturo dell’era Eisner, di quella nuova gestione spudoratamente hollywoodiana che macinava premi e soprattutto soldi. Era il periodo della rinascita: una ripresa economica e artistica dopo gli opachi anni ’80 maturata in parte grazie a congiunture favorevoli ma anche a seguito di un lavoro cinematografico creativamente solido.

Gli schermi allora erano meno affollati, è vero (del resto Jeffrey Katzenberg non aveva ancora fondato la Dreamworks e se ne stava sotto il cappello di Topolino a farsi amare/odiare dagli animatori), ma i titoli Disney anni ’90 nascevano innanzitutto e semplicemente come bei film: il ballo della Bella e la Bestia, la carica degli gnu del Re Leone, il volo sul tappeto volante di Aladdin e Jasmine ma anche le nuvole di Parigi nell’incipit del meno fortunato Gobbo di Notre Dame erano e restano intuizioni visive, grafiche e musicali impressionanti.
Se da un luogo che ieri inventava “La Bella Addormentata” o “Fantasia”, oggi non riesce a venir fuori qualcosa in grado di contrastare “I Puffi 3D”, la colpa non può essere solo della confezione tecnologica dei nanerottoli azzurri.

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