Home > Recensioni > Matteo Bonfanti E I Maledetti: Vinicio

È ora di crescere, Matteo

Il recensore italiano, si sa, è campanilista, e gli spiace sempre stroncare una creatura nostrana. Il problema è che ci sono momenti in cui è difficile non farlo.

È il caso per esempio di questo “Vinicio”, disco targato Matteo Bonfanti E I Maledetti. Un album, pare, che dovrebbe unire folk, musica etnica, pop italiano e magari anche altro. Cosa magari anche vera, e infatti musicalmente “Vinicio” – forse omaggio all’eclettismo del buon Capossela, ma non ci scommettiamo – è un disco valido seppure un po’ ingenuo.

Dove il disco fallisce clamorosamente è nella voce, stonata, fastidiosamente adolescenziale, in una sorta di versione sguaiata dei Lunapop o di qualche tremendo gruppo ska-punk da centro sociale. Anche i testi non nobilitano “Vinicio”, tra metafore con poco senso e riferimenti politici dispensabilissimi.

Nulla di speciale, nulla di nuovo e nulla da ricordare. A meno che non siate dei fan terminali della musica pop del nostro Paese passate pure oltre.

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