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Matteo Garrone presenta Il Racconto dei Racconti

Alla conferenza stampa del suo nuovo film, “Il Racconto dei Racconti – Tale of Tales” (qui la recensione) che la prossima settimana verrà presentato in concorso al Festival di Cannes, Matteo Garrone resta in piedi di fronte alla sala affollata di giornalisti: «Preferisco così, mi sento più a mio agio. Voi siete tanti, io sono da solo…»

Il film è una grande produzione internazionale che ha richiesto al regista un approccio registico diverso, più strutturato rispetto al passato. Ma la sfida, malgrado le non poche difficoltà di ordine pratico di cui lui stesso ci ha parlato, è pienamente vinta.

“Il Racconto dei Racconti” è liberamente ispirato a tre fiabe contenuto nella raccolta seicentesca “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile. Perché questa scelta?

Considero Giambattista Basile un genio assoluto, è un autore che ho scoperto relativamente tardi ma che ho sentito subito familiare. Sono rimasto affascinato dai personaggi, dalla ricchezza visiva e narrativa dei Cunti di Basile. Il materiale letterario di partenza era abbondantissimo, alla fine abbiamo privilegiato l’affinità tematica: tre racconti al femminile (nel la raccolta di Basile si tratta di “La cerva fatata”, “La pulce” e “La vecchia scorticata”, ndr) che attraversano le diverse età della vita.

Certo, girare un fantasy oggi in Italia è una decisione masochistica e incosciente, ma se pensiamo al mio percorso artistico mi sembra una scelta abbastanza naturale: amo cambiare genere e dopo vari film nei quali partivo dalla realtà contemporanea per trasfigurarla in una narrazione fantastica, qui compio un percorso inverso, trasportando dei racconti magici a una dimensione più concreta e realistica.

In più, io ho una formazione pittorica, quindi mi sembrava che un film in costume di genere fantasy potesse essere un progetto adatto a me proprio livello visivo. Mi auguro che il film possa contribuire a diffondere la conoscenza di Basile che probabilmente non è noto come meriterebbe, ma la sua opera ha avuto un’importanza enorme nel campo della letteratura fiabesca: gli stessi Grimm e Perrault hanno tratto ispirazione dal “Cunto de li Cunti”.

L’impegno produttivo e la realizzazione degli effetti speciali

La lavorazione di “Il Racconto dei Racconti” è stata lunga e difficile. Rai Cinema e il Ministero dei Beni Culturali hanno creduto da subito nel progetto, ma non è stato facile per me montare un film di queste dimensioni produttive, lontane da quelli che sono stati finora i miei standard.

Peraltro, malgrado i contratti già chiusi con la Rai e il Ministero, non sono riuscito a trovare in Italia una banca disposta a concedermi il cash flow necessario per far partire le riprese: non credevano che una cosa di produzione piccola come la mia sarebbe stata in grado di mettere in piedi un progetto così grande. Così, con un po’ di rammarico, mi sono dovuto rivolgere a una finanziaria francese. Il budget complessivo del film ammonta a 12 milioni di euro.

E poi ci sono state le difficoltà tecniche, anche queste per me del tutto inedite: gli effetti speciali per un fantasy sono fondamentali. Sono abituato a controllare subito l’immagine sul set, e a girare tenendo personalmente in mano la macchina da presa, ma stavolta non era possibile: in più di una scena ho dovuto usare anche il green screen, è stato frustrante.

Un’altra mia abitudine era girare in sequenza, rispettando l’ordine delle scene così come si susseguono in sceneggiatura, ma è un lusso che ti puoi permettere quando non hai attori come Vincent Cassell e Salma Hayek che al giorno prendono… non diciamo quanto… Altrimenti, della sequenza te ne freghi! (ride, ndr) Insomma, “Il Racconto dei Racconti” ha rappresentato un’avventura ricca di novità. Quando abbiamo scritto la sceneggiatura pensavo che mi sarei divertito molto durante le riprese, ma poi… (ride, ndr) Spero però che si divertano gli spettatori, questo è un film che ha l’ambizione di rivolgersi prima di tutto al pubblico.

Abbiamo cercato di rispettare le regole di un genere spettacolare e pensato per intrattenere mantenendo però una nostra personalità, italiana e artigianale. In questo senso, credo sia stata una buona idea far venire gli inglesi e gli americani a girare da noi, e non viceversa.

Interviene anche il curatore degli effetti speciali, Leonardo Cruciano: «Matteo aveva tantissime idee su come sviluppare le creature fantastiche. A livello visivo era importante mantenere la pasta dell’illustrazione e del pittorico, ottenendo però un effetto carnale, non artificiale. Per questo, ad esempio, abbiamo voluto dare al drago una forma plausibile, come fosse un dinosauro o una salamandra».

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Le location, da Castel del Monte al Castello di Roccascalegna

Se ne è occupato il nostro Gennaro Aquino girando le regioni italiane (Puglia, Lazio, Toscana, Abruzzo, Umbria, Sicilia, ndr) per ben otto mesi, secondo un’idea molto precisa: individuare dei luoghi reali che sembrassero però ricostruiti in studio. Parallelamente, lo scenografo Dimitri Capuani ha cercato di dare un effetto iperrealista alle sue straordinarie ricostruzioni. Un approccio che ci riporta alle origini del cinema: si percepisce l’artificio ma le immagini conservano una loro verità.

I temi del film: il corpo, le trasformazioni, il desiderio

Il corpo e le sue mutazioni sono da sempre una mia ossessione, e Basile affronta questi temi con sorprendente modernità. Altro elemento importante, che muove le azioni dei personaggi, è il desiderio. E poi il senso di sospensione, di precarietà della vita umana, espresso nel finale.

Il cast: Salma Hayek, Vincent Cassell, Bebe Cave

Per comporre il cast parto sempre dalla fisicità degli attori: Salma Hayek mi sembrava giusta nei panni di una regina spagnola del 600, mentre di Vincent Cassell mi ha colpito la capacità di gestire un registro al tempo stesso comico e drammatico. Lui mi ricordava un po’ Vittorio Gassman. E poi Bebe Cave, la giovane attrice che interpreta Viola: è stata l’unica a cui ho fatto il provino per quel ruolo, una vera sorpresa. Lei viene dal teatro, davvero straordinaria.

Agli attori do grande libertà espressiva, anche se qui la sceneggiatura era più rigida rispetto al passato. Nei miei film personaggio e persona in qualche modo si sposano e si influenzano a vicenda: il contributo degli attori, e in particolare delle attrici, è stato determinante.

La recitazione e la lingua

Gestire la recitazione in una lingua non mia è stata una grande preoccupazione, però mi sono reso conto che, a orecchio, riuscivo comunque ad accorgermi se c’erano stonature. Il controllo sui dialoghi è stato più forte rispetto agli altri miei film, dove spesso la sceneggiatura scritta era una traccia modificabile al momento delle riprese. Qui però sarebbe stato un peccato non rispettare lo spessore letterario del testo di partenza.

Abbiamo anche preso in considerazione l’ipotesi di girare il film in napoletano, ma si sarebbe comunque trattato di una traduzione: nessuno oggi legge le fiabe di Basile nel napoletano del 600. E poi volevamo evitare di cadere nei localismi, l’inglese ci avrebbe consentito di raggiungere un pubblico più ampio.

I riferimenti visivi, dalla pittura alla tv

Ho guardato soprattutto al grottesco, all’ironia, al macabro dei Capricci di Goya, ma anche al cinema di Mario Bava e alle prime stagioni di “Game of Thrones”, che ho apprezzato molto.

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