Home > Recensioni > Matteo Malquori: Il Gioco Analogo

Giochiamo al gioco del mondo

O al gioco analogo, cioè quello di Matteo Malquori.
In queste dieci canzoni ripropone un piccolo mondo inventato da lui, fatto di storie blues, personaggi spesso noir ed una poetica che ripensa al cantautorato italiano fico, senza dimenticarsi della grande tradizione jazz. Dieci storie che odorano di bassifondi malfamati, di fumo di sigaretta e di whisky scolato impunemente: il tutto cantato da una voce che graffia.
Poi c’è la parte “amori finiti male a causa dei quali oggi puzzi”: “Bloody Mary”, “Vai Via”, “Il Profumo”.

Sembra che la redenzione sia data dalla nona traccia, un gospel laico, ma le canzoni sono dieci e nell’ultima a parlare è un aspirante suicida che dall’alto di un balcone si chiede fortissimo “Mi butto o non mi butto?” mentre si guarda gli alluci.

Viene da chiedersi: e Malquori si butta o non si butta? Non dal balcone, naturalmente! Ma ce l’avrà il coraggio di apportare qualcosa di davvero nuovo all’interno del cantautorato italiano contemporaneo?
Le capacità ci sono, le idee anche, però forse manca la voglia di trasgredire fino in fondo e di lasciarsi alle spalle soprattutto i mostri sacri (Tom Waits in primis) per tentare qualcosa di totalmente innovativo, mai sentito.

Aspettiamo con impazienza i prossimi lavori.

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