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  • Maximo Park: Too Much Information

    Pias / none

    Data di uscita: 03-02-2014

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Ci ricordiamo i Maxïmo Park per i loro pezzi veloci, un po’ quadrati, certamente autoironici. Di solito.
Da quando Paul Smith ha fatto uscire il suo disco da solista la band s’è arrestata e c’ha ripensato, imboccando la strada della malinconia con una sfumatura cantautorale che prima non si riusciva a sentire in maniera così palese.

“Too Much Information” racconta storie ombrose e dai colori scuri, che si svolgono negli anfratti più nascosti dei pub (“Drinking Martinis”) e degli hotel (“Leave This Island”) che un tempo Edward Hopper dipinse.
L’accento dello Yorkshire che Smith si porta dietro è ancora in grado di mantenere la band su un gradino di particolarità tale per il quale la si può ancora distinguere dal resto.
Peccato però che l’album perda man mano d’incisività.

“Lydia, The Ink Will Never Dry” non sembra appartenere alla penna di Paul Smith e nemmeno ai suoi dentini storti. Suona bene, ha un impatto emotivo ragguardevole, eppure se non fosse per quella voce non si direbbe mai sia frutto della stessa persona che qualche anno fa non si dispiaceva di fare avances a un essere di sesso femminile- “Apply Some Pressure” vi dice niente?
“Leave This Island”, al contrario, ricorda il momento solista del frontman, tra domande esistenziali e paesaggi tetri, forse un po’ squallidi.
Bene la sperimentazione dubstep in “Brain Cells”.

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Contro

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