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    Maya Mountains

    Data di uscita: 13-03-2009

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Pornografia dopata

Arriva dal veneto la nuova band prodotta dalla Go Down Records. I Maya Mountains sono al loro esordio con questo cd emblematicamente intitolato “Hash And Pornography”. Già dal titolo e dalla copertina psichedelica si può facilmente intuire in quale territorio musicale la band ami sguazzare, ovvero nelle melmose e dopate acque dello stoner, genere ultra inflazionato dopo il mega successo di Kyuss, Queens Of The Stone Age e Monster Magnet tra gli altri. Al contrario dei suddetti mostri sacri del genere, però, i Maya Mountains ci intrattengono con pezzi mai troppo prolissi, che di rado vanno oltre i tre minuti, rendendo il loro ascolto piacevole.

Come d’obbligo i suoni sono molto impastati e vintage, e la produzione mai troppo curata. Le chitarre di Emanuel suonano molto fuzzose e compatte, ben sorrette dalla buona batteria di Marco e dalle semplici ma supportive partiture del basso di Alessandro, quest’ultimo anche cantante del gruppo.
E proprio la voce costituisce l’ago della bilancia nella proposta musicale della band. Essa è difatti istintiva, viscerale, decisamente imperfetta ed indie, a tratti quasi ipnotica. Una specie di strano ibrido tra Eric Wagner dei Trouble e John “Johnny Rotten” Lydon.

Alessandro ci racconta le sue strane storie in un modo che chi ascolta può solo amare o odiare senza troppe vie di mezzo, anche se il suo più grande limite resta l’esecuzione, troppo lineare durante tutto il CD sia come espressività che a livello di tonalità. Alcuni episodi si innalzano comunque più di altri, come l’incalzante “My TV, My Sofa, My Food”, con riff forse ben lontani dall’originalità, ma sempre coinvolgenti.
Ottima anche “The Pool Song”, mentre decisamente vicina alle esecuzioni vocali del buon Johnny Rotten dei bei tempi la ghost track che segue la conclusiva “74″.
La pornografia e l’hashish sono quindi sicuramente un buon calcio d’inizio per il trio italiano che ha dato il via alla sua viziosa crescita artistica.

Belle atmosfere alla Kyuss con una voce strana e particolare che sembra dover crollare da un momento all’altro prendendo di mira i tuoi nervi.
Chitarre piene di ruggine d’altri tempi e un pugno di discrete canzoni. Sicuramente Stone Louder.

Pro

Contro

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