Home > Recensioni > Mayan: Quarterpast
  • Mayan: Quarterpast

    Mayan

    Loudvision:
    Lettori:

Death metal…comme il faut (?)

Ultimamente le superbands non ci avevano proprio fatto strappare i capelli dall’entusiasmo. Almeno fino all’arrivo dei MaYan, composti da abilissimi musicisti olandesi, che debuttano guidati dalla mano infallibile di Sascha Paeth.

L’opening “Symphony Of Aggression” rivela una band dalle molteplici sfaccettature: l’attacco e la batteria richiamano il death più classico e pestato, mentre le chitarre creano sottili trame dalle sfumature prog. “Mainstay Of Society” contiene uno splendido contrasto fra una ritmica e un growl in stile Samael e la voce della soprana Laura Macrì, il tutto sostenuto da un notevole intreccio di tastiere e chitarre. Si passa poi al groove più power di “Course Of Life”, raddoppiato nelle atmosfere di “Bite The Bullet”, mentre con “Celibate Aphrodite” si ritorna ad un sound death sinfonico più canonico.

Se, di recente, con i Murky Red si parlava di gruppi che si formano al supermarket sotto casa, i MaYan devono essersi incontrati al pub per discutere dei propri gusti musicali. Infatti, ognuno fa il proprio lavoro e lo fa bene, ma purtroppo la sensazione che prevale è quella di un bel mosaico in cui lo spazio fra le singole tessere è fin troppo visibile, invece che dare l’impressione di un quadro dipinto dalla mano di un solo grande artista. Tuttavia, questo senso di giustapposizione è forse dovuto alla difficoltà di far collimare menti diverse in un album di debutto, ed è sicuramente destinato a scemare con l’avanzare della carriera del combo. Speriamo.

Pro

Contro

Scroll To Top