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  • Maze Runner – Il labirinto

    Diretto da Wes Ball

    Data di uscita: 08-10-2014

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Se avete avuto l’impressione che negli ultimi mesi io non abbia fatto altro che recensirvi pellicole tratte da romanzi young adult (ad esempio “The Giver“), sappiate che ci avete visto giusto e sto per farlo di nuovo. In attesa che Jennifer Lawrence/Katniss torni a sbancare i botteghini, è il turno di Wes Ball, talentuoso art director di parecchie pellicole indie messo alla regia dell’adattamento di “The Maze Runner“, il primo volume della quadrilogia distopica di James Dashner.

Stavolta il protagonista è il giovane Dylan O’Brien (“Teen Wolf”) nei panni di Thomas, un adolescente risvegliatosi senza alcun ricordo in una radura abitata solo da ragazzini e circondata da un misterioso labirinto infestato di creature pericolose. Mentre Thomas cerca di familiarizzare con le regole della società governata dai ragazzini (qualcosa alla “Il signore delle mosche”) e di scoprire una via per uscire dal labirinto e ritornare a casa, gli eventi precipitano e la sopravvivenza stessa della piccola comunità viene messa a rischio.

Il limite di “Maze Runner – Il labirinto” è il ritardo con cui si affaccia sul botteghino con il suo mondo distopico e i suoi misteri fantascientifici tutti da svelare. Solo un paio di anni fa sarebbe stata una vera novità, adesso invece il film scorre bene fino a quando deve fornire delle risposte; a quel punto la sensazione di già visto e già sentito (senza scomodare il poco plausibile) sovrasta quanto di buono visto in precedenza.

Rispetto alla media del filone young adult qui siamo persino un po’ sopra la sufficienza. Merito di un cast di giovani molto promettenti e con alle spalle già una discreta esperienza (O’Brien gestisce bene un personaggio insopportabile, Thomas Brodie-Sangster e Will Poulter tornano a farsi notare) ma soprattutto di Wes Ball. Se alla regia se la cava, la sua influenza è evidente (e determinante) nel design realistico e meccanico del labirinto, che cede volentieri sul fronte della tecnologia per assumere un aspetto massiccio e solido, finendo per diventare l’elemento più affascinante del film.

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Contro

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