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Mechanical Poet: Woodland Prattlers

TITOLI DI TESTA
LoudVision presents an ALESSANDRO BALLINI interview. Answers by LEX PLOTNIKOFF.

CAPITOLO 1: LE RADICI
I Glazemaker erano un progetto molto sperimentale che potremmo descrivere come “Jean Michel Jarre and Modest Mussorgsky meet Symphony X and Falkenbach”. Abbiamo pubblicato soltanto una traccia strumentale, “Burning Coast”, nella compilation Musica MustDie e poi il progetto è morto, soltanto perché volevamo metterci alla prova con un altro genere e quell’electro-avantgarde non ci attirava più così tanto.

CAPITOLO 2: L’AMBIENTE
La scena russa è abbastanza vasta, ma consiste per la maggior parte di artisti deboli e poco ispiranti, ci sono soltanto poche band che potrei consigliare all’ascolto. Prima di tutto ci sono due piccole orchestre che suonano una specie di musica etnica e barocca con una lieve influenza hard rock: Vermishelle Orchestra (vo.org.ru) e Marimba Plus (www.marimbaplus.ru). Questi sono due veri e propri piccoli gioielli della Russia che io amo. Anche la scena più pesante ha i suoi eroi: un gruppo doom ben conosciuto, i Forest Stream (www.foreststream.net), i technical death/thrash metaller Stalwart da San Pietroburgo (stalwart.russianmetal.net)…
Qualche anno fa i generi più suonati qui da noi erano il black metal, in gran parte true-as-hell, e il death metal melodico. C’erano gruppi che suonavano in continuazione il più grezzo, primitivo e blasfemo black metal che si possa immaginare, mentre gli altri si cimentavano nello stile di Dark Tranquillity, In Flames o Soilwork. Oggi la situazione è cambiata un po’, l’epidemia black metal è scomparsa e sono apparse nuove band sulla scena. Penso che oggi la scena russa copra bene o male tutti i generi, anche se il primato resta comunque di quelli più brutali.
Per uscire dall’underground un gruppo dovrebbe essere pronto a lavorare duramente, a desiderare ogni tesoro di questo mondo ed essere pronto a mettere in gioco forza e tempo per esso, dovrebbe essere in grado di dare ancora il doppio di quanto ha dato finora ed ovviamente dovrebbe studiare, studiare e studiare ancora, come il grande Lenin voleva.

CAPITOLO 3: IL CANTANTE
La più grande difficoltà nel sostituire Sebastian Trifonoff per le registrazioni del nostro primo EP è stata la mancanza di buoni cantanti. In Russia inoltre la ricerca è resa ancora più difficile dal fatto che il rock è nel più profondo underground qui, è un genere assolutamente impopolare e la maggior parte dei musicisti sono costretti a guadagnarsi il pane cantando stupide canzoni pop e andando in playback ai concerti. La musica pesante è un hobby per le rollicking people, dei mostri agli occhi degli altri. Generalmente si tratta di ragazzi molto giovani, senza esperienza né qualifiche, il cui sogno è quello di suonare black metal o grindcore e fare headbanging davanti al pubblico in un party underground. È chiaro che è molto difficile trovare un cantante abile in queste condizioni.

CAPITOLO 4: IL PRIMO VAGITO
Il nostro sogno era quello di diventare dei musicisti rock fin da quando eravamo piccoli, perciò abbiamo sempre tenuto in mente questo obiettivo e sognato album di platino marchiati dal logo della Warner Bros. I sogni sono stati poi leggermente corretti e adattati alla realtà, ma l’obiettivo principale non è cambiato molto.
Una volta prodotto il nostro primo EP, “Handmade Essence”, eravamo completamente soddisfatti, viste le condizioni in cui eravamo riusciti a realizzarlo, mancanza di fondi, nessuna esperienza di registrazione, tecnica ancora non perfettamente affinata, etc. Alla fine questo EP ci ha permesso di ottenere un contratto discografico e ci ha dato l’opportunità di pubblicare il nostro album di debutto. Di sicuro ha tanti difetti, ma piace a molti. Dunque siamo più soddisfatti che altro.
[PAGEBREAK] CAPITOLO 5: LA NASCITA DI “WOODLAND PRATTLERS”
L’idea alla base di “Woodland Prattlers” nacque al momento delle registrazioni di “Handmade Essence”, a quel tempo la parte migliore di “Prattlers” era già composta e arrangiata, “Sirens From The Underland” è la canzone più vecchia, è stata composta perfino prima di “Clue Of A Scarecrow” da “Handmade Essence”.

CAPITOLO 6: IL CONCEPT
Onestamente preferirei non spiegare il concept che sta dietro a “Prattlers”, dato che vorrei che ciascuno lo vedesse a modo suo. Il nostro ruolo è quello di darvi musica, testi, artwork e qualche indizio soltanto.
L’ispirazione per quello che componiamo viene principalmente dalla nostra fantasia, ad ogni modo ci sono un paio di canzoni basate su storie già scritte: “Stormchild” and “Sirens From The Underland”. Entrambe sono tratte da “Ronia The Robber’s Daughter” di Astrid Lindgren, mentre le altre storie sono state scritte tutte da me. Penso che ci possano essere alcuni lievi riferimenti a storie di folklore svedese, inglese o tedesco, mentre la tradizione russa non ha nulla a che fare con il nostro concept. Ancora non è venuto il suo momento e non sono sicuro che verrà presto.

CAPITOLO 7: LA MUSICA
Di tutti i gruppi che ci hanno paragonato, posso dire che non ho mai ascoltato gli Angel Dust, né alcuno di noi ha mai ascoltato gli Edguy, dato che non rientrano nei nostri gusti, perciò i Blind Guardian sono l’unico nome che posso accettare, tra quelli che ho sentito. Ad ogno modo i Mechanical Poet non hanno tutti quei cori bombastici o i riff veloci e i tempi infuriati. Onestamente non ci piace affatto il power metal, dunque le nostre influenze principali dovrebbero essere ricercate in altri generi. Non sono sicuro, ma questi artisti potrebbero avere qualcosa a che fare con quello che facciamo: Fear Factory, Testament, Devin Townsend, Pain Of Salvation, Methods Of Mayhem, Danny Elfman, James Newton Howard, Harry Gregson-Williams etc.

CAPITOLO 8: L’ATTITUDINE
Anche la nostra musica può essere presa seriamente come quella della maggior parte dei gruppi power metal, dipende dal punto di vista. Molti personaggi di “Woodland Prattlers” hanno dei seri problemi, risulta quindi facile simpatizzare per loro. Come si può non aver pietà per un povero figlio di zombie disperso? D’altro canto però sono così strani e diversi da noi che non si può far altro che riderci sopra esclamando “che mostriciattoli!”. Allora potrei rispondere: “La vita è spesso fin troppo seria, perché dovremmo essere seri anche nelle nostre creazioni?”.
Dunque possiamo arrivare a descrivere la nostra attitudine: tre ragazzi stravaganti, a cui piace lavorare insieme tollerando le bizzarrie altrui. È difficile per noi mantenere qualche attitudine più rigida, dato che ci piace cambiare.

CAPITOLO 9: TOM BOMBADIL
Tom Bombadil è stato escluso perché fa schifo. Non mi è mai piaciuto. Mi è sempre sembrato un tizio in acido che faceva hip hop in un trip senza fine. Probabilmente anche PJ la pensava così e ha deciso di non dargli alcuna possibilità.

CAPITOLO 10: NO.3
Sarà diverso. Posso dire soltanto questo al momento. non vi aspettare un “Woodland Prattlers Return”.

CAPITOLO 11: LA DOMANDA
Perché arrivare al capitolo undicesimo? L’11 non è perfetto come il dieci agli occhi di uno scienziato, ma può essere ottimo dal punto di vista di un artista. Two units standing as one: 11.

TITOLI DI CODA
Auguriamo a tutti i nostri fan di seguire la propria strada, raggiungere i propri obiettivi e avere abbastanza forza e pazienza per farlo.

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