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Mecna: “Paranoia? Piuttosto frenesia di rivedere il mio pubblico” [INTERVISTA]

E’ uscito a sorpresa Venerdì 13 Gennaio per Macro Beats, distribuito da A1 Entertainment, “Lungomare Paranoia”, il nuovo album di MECNA, rapper- pop pugliese, che nel mare, nei viaggi, nell’inverno affonda le radici della sua scrittura. Decidiamo così di scambiare quattro chiacchiere al telefono con lui, che ci affronta con simpatia, scherzando sulla mancata paranoia dei trent’anni alle porte e sul suo personale modo di fare rap in controtendenza.

Partirà il 18 febbraio da Milano il tour che fa riferimento al tuo nuovo album. Manchi dalle scene da qualche anno in cui non hai fatto in alcun modo parlare di te (gossip, risse, scandali, ecc.), ansia? Emozionato all’idea di riabbracciare il pubblico? “Paranoia” – per citarti – e paura di deludere?

Diciamo sono fermo da un annetto e sono sparito dalle scene per esigenze di uomo, per rigenerarmi. Sono sparito anche dai social perchè non è di me che si deve parlare, bensì della mia musica, e se non produco musica, non ho di cosa far parlare. Sono un uomo con un lavoro normale, faccio il grafico, scrivo e canto musica perchè mi viene naturale farlo, per passione, per comunicare ciò che provo. Ansia? Piuttosto frenesia di rivedere il mio pubblico che sta rispondendo così bene all’uscita di questo nuovo disco.

 

“Lungomare Paranoia”, una copertina al mare d’inverno, tu che fissi un punto sconosciuto,  come ti è venuta questa idea, che pensieri ti suscita il mare?

 Io sono amante dell’inverno quindi tutti i miei dischi hanno questo elemento, non perchè lo voglio ma perchè finisce tutto lì.

La musica che faccio non è una musica da club, è comunicazione, e per comunicare ho bisogno di essere nel mood giusto, e per me è l’inverno. Sai, è eloquente già la copertina dell’album che hai citato tu, questo mare deserto in inverno lo vedo sempre al ritorno dai miei viaggi, che sono comunque in luoghi invernali (Finlandia, Norvegia…), ed è una immagine che suscita in me sempre emozioni.

 

1102-mattia-buffoli“Paranoia” è un termine che descrive bene il disagio della nostra generazione…

 Beh sì, il disco è pieno di riferimenti alla nostra generazione in paranoia. Che poi la critica mi dice che faccio musica da “paranoia” ma io non mi smuovo, parlavamo di coerenza fra ciò che si è e ciò che si comunica, no?

 

“Disco d’inverno”, “Laska”, “Lungomare Paranoia”, un tred union nel mare, nei viaggi verso casa e nella solitudine dell’inverno e dei litorali abbandonati. Ti senti per lo più malinconico?

 Si lo sono un po’, ma lo sono essenzialmente quando faccio musica. Nella vita normale ascolto di tutto, rap, musica malinconica e musica allegra, esco con gli amici, mi diverto, insomma.. sono anche capace di ridere, eh?

 

L’album racconta di delusione, di amicizie finite e dell’indifferenza della nostra società verso i sentimenti autentici. Tenco diceva “scrivo quando sto male, se sto bene esco…”, ti ci rispecchi? 

 Sì sì, assolutamente. E’ un po’ la mia massima di vita che si rispecchia molto anche nella musica che ascolto, per questo quando ho esigenza scrivo, altrimenti – per restare nella citazione – esco, vivo.

 

Sei in controtendenza in tutto, nelle metriche, nelle forme, anche nella comunicazione social, hai stupito tutti lanciando questo disco in gran silenzio, senza pre order, senza singoli in rotazione, senza creare pathos… Che riscontro hai avuto da questa disomologazione?

Sicuramente  positivo, ma io credo che chi ti segue impara a conoscerti, quindi già dal fatto che io sia sparito poteva preannunciarsi il fatto che sarei tornato con un disco, e in fondo, sono sicuro che se lo aspettassero.

 

Notevole è il tuo modo di comunicare, molto diverso dai rapper nostrani, privo di frasi mozze, di arzigogoli giovanili, di “Frà e Brò”, un bel messaggio per i ragazzi che si allontanano sempre più dalla lingua di Dante.

Si beh io ascolto tutto, mi piace tutto, anche il rap americano, con le sue rime che ritrovo anche nelle mie delle prime canzoni,  prima che mi avvicinassi ai 30 (ndr: ridiamo). Attualmente però mi fa strano scrivere in quel modo lì, mi viene più spontaneo e coerente parlare in un modo più normale, anche se uso spesso frasi prese dal gergo popolare e dal dialetto che, in molti casi, trovo più pertinente. Comunque sì, evito assolutamente tutti i clichè tipici del rap moderno.

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La versatilità degli stili dei nostri tempi è stata una benedizione, un’apertura al pop che ha reso questo album quasi un capolavoro. Del rap hai sviluppato uno stile tuo, che interpreti con intelligenza evitando metriche instabili e clichè a suon di parolacce ritmate. Vantaggio o svantaggio per il tuo seguito?

 Io ovviamente lo reputo un vantaggio anche perchè non saprei fare diversamente. In Europa e nel mondo questo mix di stili è già cosa consolidata, in Italia finalmente sta prendendo piede in maniera salda. L’intenzione dovrebbe essere di riuscire a fare musica senza paletti, solo per godere di essa, senza riserve.

Dobbiamo aspettare di nuovo due anni per un nuovo capolavoro o nel tuo futuro punti a più continuità nel tuo lavoro? E ci inviterai di nuovo al mare, ma stavolta riuscirai a farlo d’estate?

 Su quest’ultima domanda ti sorprenderò perchè non ho mai suonato d’estate eppure… Scoop per LoudVision, se tutto va come credo vada, farò un mini-tour estivo.

Due anni per un nuovo album? Ma io non scrivo molto e tra la promozione del disco, il tour ecc. Due anni non sono così tanti, ma comunque proverò a dare più continuità al mio lavoro.

Foto di Mattia Buffoli

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