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    Medusa’s Spite

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Tra rarefatti sentieri di fragile vetro

I Medusa’s Spite portano a termine con “Morning Doors (The Glass Path)” un progetto iniziato sette anni fa e che aveva già incuriosito fin dal primo, omonimo, capitolo uscito nel 2005: un cortometraggio audio.

Sebbene la strategia del concept album sia già nota, l’opera doppia “Morning Doors” è il primo passo concreto ed il vero gradino oltre lo standard precedente.

Immaginare di sentire rumori, sensazioni, di poter palpare quasi odori e luci di un ambiente dentro cui si incastona la musica è un modo totalmente nuovo di ascoltare un disco. In primo piano: la storia, i dialoghi, i rumori dettagliatissimi registrati con microfoni da cinema. Quello che l’ascoltatore deve immaginare.

L’elettro-rock dei Medusa’s Spite entra dopo in scena come una original soundtrack. A volte inizia dall’autoradio dentro un taxi, altre volte è un concerto percepito da un punto di ascolto non convenzionale; poi diventa all’improvviso la voce del protagonista della storia, come una voce fuori campo, il suo dialogo interiore.

“Cat Black D” farebbe la sua figura in un Craig Armstrong infettato di synth pop. “Something Else” e “Soon” fanno rivivere ai giorni nostri le vibrazioni che i New Order generavano vent’anni fa.

E la storia è importante, come abbiamo detto, più della musica. È un concept coerente e pieno di indizi, con correlazioni frequenti tra il primo ed il secondo disco. È un viaggio dissociato nel nostro sfondo urbano, arricchito di sogno e di visione, quello che consente all’essere umano di spingersi oltre l’alienazione provocata dalle delusioni e dai dispiaceri.

Innovativo, spiazzante. Opera prima nel suo genere.

Motore: Azione!
Una cabina telefonica. Un cellulare squilla. Una voce disincantata saluta. Subisce l’animosa insistenza di una di quelle voci che hanno l’entusiasmo dentro ogni sillaba e l’eccitazione epidermica alla sola sensazione di organizzare qualcosa di figo per la serata. Chiude la conversazione.
Esce e si dirige verso il luogo del concerto per cui aveva preso il biglietto. Attraversa la security.

La folla. Gli applausi. Le urla del pubblico. La tensione elettrica degli amplificatori. L’onda sonora che investe l’entusiasmo nell’arena.

Solo in un audio-film lo si può sentire così.

Pro

Contro

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