Home > Interviste > Mefa: ‘Vorrei essere l’opposto di ciò che c’è adesso, una nuova realtà’ [INTERVISTA]

Mefa: ‘Vorrei essere l’opposto di ciò che c’è adesso, una nuova realtà’ [INTERVISTA]

Fiorentino, ha soltanto 17 anni e il suo nome è Mefa: meglio tenerlo a mente dal momento che col suo album d’esordio “Attitude”, uscito il 30 settembre (prodotto dalla Young Minds e distribuito da Audioglobe), il giovane rapper si è già fatto notare dai principali blog hip hop italiani, con ottimi riscontri di pubblico e critica. “Attitude” si discosta subito dal classico disco rap italiano: sound trap, che si immagina subito amplificato in un club, con una buona dose di elettronica e creatività . Noi lo abbiamo intervistato.

Hai solo 17 anni e hai già in mano un disco d’esordio: quando hai cominciato e quando hai capito che avresti potuto fare sul serio?

Ho iniziato a fare musica (senza contare il rap) a 10 anni suonando la chitarra, mentre avevo sui 14/15 anni quando arrivai al rap tramite il mio gruppo di amici, a cui piaceva molto; cominciai a fare freestyle, come fanno un po’ tutti, prendendo all’inizio delle belle batoste morali, ma sin da piccolo ero particolarmente bravo nella scrittura e nel comporre testi ero molto più dotato.

Ho capito che potevo fare sul serio quando tante persone, dopo aver ascoltato i miei pezzi, spalancavano gli occhi quando dicevo loro quanti anni avevo; ero forse bravo come quelli più grandi pur essendo tanto giovane, ho pensato quindi di essere un po’ unico.

Ci sono state delle personalità nel mondo del rap e della musica che ti hanno ispirato? Quali?

Mi sono avvicinato al rap con l’hip hop italiano, soprattutto con Salmo, vedevo in lui le diversità che avevo anche io, perché suonando la chitarra ascoltavo anche molto rock e metal e lui seguiva un po’ i miei stessi gusti musicali; adesso il rap italiano non lo ascolto quasi più per evitare una ispirazione troppo riconoscibile, preferisco l’hip hop americano.

Nonostante la tua età i tuoi testi e le tue canzoni hanno un sound molto deciso e formato, a volte anche molto “scuro”: hai dovuto lavorare molto su te stesso o sono emersi spontaneamente?

Io credo che se l’ho fatto era perché ritenevo fosse il momento giusto per farlo; non mi sono mai circondato di persone che mi potessero aiutare, volevo crearmi un mio mondo, una mia identità, e grazie all’artista con cui collaboro, Noone (il producer, ndR)  in un anno abbiamo pensato all’album e allo sviluppo del mio personaggio; se mi sentite così deciso nei pezzi è stato grazie anche al lavoro fatto con lui.

Nei tuoi testi parli molto di rivalsa: hai trovato molti ostacoli prima di arrivare alla produzione del tuo disco?

A 15 anni quando ho cominciato un mio amico mi prestò un microfono e una scheda audio, mi misi in casa a elaborare i miei pezzi, così come ho fatto col mix e il mastering. Ho fatto tutto da solo; se parlo di rivalsa è perché vedevo i miei coetanei spalleggiarsi o avevano qualcuno che li aiutava, io pensavo che le altre persone non avrebbero potuto dare ciò che io stesso potevo tirar fuori; non solo rivalsa, è il fatto di farsi spazio tra tutti a grandi bracciate.

Foto3

Quanto è stato importante il supporto del team di produzione, in particolare di Noone, il producer e fondatore della Young Minds?

E’ stato fondamentale, non solo a livello artistico ma anche a livello umano, la mia vita è cambiata; lui è un artista a tutto tondo, è un producer, è un rapper, è un cantante, è un fonico, conoscere lui mi ha dato la possibilità di lavorare a trecentosessanta gradi sulla mia arte.

Come vi siete conosciuti?

Su YouTube, facevo roba un po’ particolare, che in genere veniva snobbata, lui è l’unico che mi scrisse e chiese di collaborare quando ancora ero all’inizio, a 16 anni; ha sempre creduto in me.

L’hip hop in Italia è stato definitivamente sdoganato, ma per il rapper emergente vuol dire avere più possibilità di successo o troppi concorrenti?

Sono dell’idea che, sebbene ci siano rapper ovunque (ed è una cosa positiva), se uno è bravo e ha le carte in regola spacca comunque, anche se ce ne sono 50mila che possono disturbare la tua ascesa, se hai delle basi e un percorso concreto il pubblico lo riconosce.

Le recensioni sul tuo disco sono tutte molto positive: secondo te cosa è piaciuto e cosa porti di nuovo nel rap italiano?

Innanzitutto quando abbiamo lavorato su questo disco abbiamo puntato molto sul fatto che io fossi così giovane; non so cosa porto di nuovo, ma ho una identità artistica più formata rispetto ad altre perché mi rifaccio molto a culture straniere: il capello bianco, la lente, danno una particolarità all’immagine, ma vorrei portare in Italia il concetto nuovo del lavoro indipendente e dell’emergere dal niente: questo disco lo abbiamo fatto non in uno studio di registrazione, ma in un salotto, e questo fa capire la bravura di Noone che  a livello di mix e di master ha ricevuto complimenti da personalità importanti.

Vorrei essere l’opposto di ciò che c’è adesso, una nuova realtà, dalla creazione del prodotto all’uscita, ci tengo a far capire che non siamo stati “spinti” da nessuno. A Firenze poi l’hip hop è praticamente inesistente, le scene dei mostri sacri sono Milano, Roma, Napoli, Torino, ma sono fiero di portare questa bandiera, lanciare un’opportunità con questo album.

A breve sui social di Mefa tutte le date per poterlo ascoltare, occhi aperti in particolare a Roma, Firenze e Milano.

Scroll To Top