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Megan Fox, Tramonti & Devastator

Transformers: La Vendetta Del Caduto ha dentro tutto quello che c’era nel primo film, moltiplicato per 10. Un sequel che non aggiunge niente ma si limita ad esagerare tutti gli elementi che avevano caratterizzato il primo episodio. Vediamoli nel dettaglio.

- Robots: si perde davvero il conto di quanti ce ne sono. La cosa più pregevole è la varietà di foggia e dimensione degli alieni che appaiono su schermo. Si va da robot-mosche a robot-moto passando per il robot-pantera, rivisitazione del Ravage di Soundwave. Il design segue la linea stilistica che ha funzionato bene nel primo film, con alcuni deragliamenti preoccupanti. Jetfire, un robot “vecchio” è rappresentato con barba e bastone, manco stessimo guardando “Cars” della Pixar. Per fortuna però c’è Devastator. Sì, la sua presenza era stata annunciata fin dall’inizio ma vederlo su schermo è tutta un’altra cosa, soprattutto perché i fanboy si accorgeranno di lui prima della sua apparizione e stenteranno a trattenere un’esclamazione di godimento.

- Epicità: Michael Bay stavolta ce ne ha messa talmente tanta che ha fatto il giro e è diventata scontanta. Ci sono più tramonti qui che in qualsiasi altro suo film (notoriamente composti per il 50% da tramonti), i militari grondanti patriottismo sono ovunque e l’ambientazione egizia fa il resto regalando maestosi paesaggi immersi nella luce del tramonto – ovviamente. E poi OGNI volta che Command… ahem, Optimus Prime si trasforma (clicca per spoiler) si sente una musica epica. Ogni volta.

- Combattimenti: se già nel primo film alcuni scontri erano epocali qui il tasso di spettacolarità schizza alle stelle. Si comincia con il combattimento/inseguimento che apre il film e si finisce con una royal rumble di 30 minuti. E in mezzo c’è lo scontro Optimus Prime vs 6 Decepticon che lascia a bocca aperta per tutta la sua durata.

- Cazzate: qui si va oltre il livello di guardia, e il personaggio di John Turturro lo esemplifica alla perfezione. Nel primo film Turturro interpretava un militare pasticcione, le cui battute divertenti bilanciavano un ruolo inizialmente negativo. Qui invece è semplicemente diventato una caricatura, arrivando a sembrare il protagonista di un qualunque film comico demenziale. E tutti sappiamo bene che non si escherza con Jesus.

- Figa: Shia LaBeouf è oggettivamente brutto e soggettivamente antipatico. Sospetto che gli abbiano dato come fidanzata Megan Fox per rendere più credibile l’esistenza di robot alieni giganti: in un mondo dove Megan sta con Shia, è plausibile che Bumblebee passeggi nel mio giardino. Inoltre Shia ora è cresciuto (non è vero, sembra sempre un quindicenne sfigato) e va al college. E al college è pieno di nerd ma soprattutto pieno di figa. Ma non figa normale. Nel campus di Shia ci sono solo modelle sempre in posa con occhi voraci e labbra socchiuse. E poi c’è Megan Fox. Se siete deboli di cuore come me vi ritroverete più volte a coprirvi gli occhi come se steste guardando un film dell’orrore. Siamo difronte a una creatura di nautura superiore, sempre abilmente piazzata in inquadrature malefiche. Dannato Michele Baia!

- Effetti speciali: alziamo le mani. Con il primo film la Industrial Light & Magic aveva nuovamente fatto il vuoto intorno a sé e ora ha spostato ulteriormente più in là il limite con robot ancora più realistici, soprattutto nei movimenti, e sequenze mastodontiche come la distruzione della piramide. Ci sono poi chicche stupefacenti come il robot formato da centinaia di biglie, che a loro volta si trasformano in micro-robot. L’unica pecca restano i combattimenti corpo a corpo, dove le figure dei robottoni risultano un po’ confuse.

- Product placement: vi eravate rotti le scatole di vedere Shia con la maglietta degli Strokes inquadrata sempre in primissimo piano, per non parlare di Nokia e DMC, i cui prodotti campeggiavano ovunque? Iniziate a ridere perché qui cambiano i brand ma non l’importanza regalatagli dalle inquadrature.

A conti fatti l’unica cosa che manca è l’effetto sorpresa che aveva reso il primo “Transformers” un film memorabile per tutti gli appassionati di Commander & Co. Non è una cosa da poco, anzi unita ad alcuni aspetti summenzionati rende questo sequel inferiore al suo predecessore, come evidenziato nella recensione.

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