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Meganoidi: (Super)eroi per caso

Il calore con cui i Meganoidi sono stati accolti dagli studenti del Politecnico di Milano e del pubblico tutto prosegue nel backstage; la band è sparpagliata in numerosi capannelli, e incontriamo Luca Guercio mentre è alle prese con alcuni fan che avrebbero voluto sentire “Supereroi Contro La Municipale”. Grande classico da riproporre a ogni costo o residuo di un passato che non esiste più? La nostra conversazione prende le mosse proprio da questo punto.

Come vivete il fatto di essere ancora legati a quella canzone? La cosa vi infastidisce?
Ma no, io la vivo bene. La cosa che un po’ mi irrita è che qualcuno non accetti che io possa non volerla più fare dal vivo, che non si rispetti la nostra maturazione personale. Dopotutto è un pezzo del ’98, e quando nel 2001 l’abbiamo inciso eravamo già abbastanza distanti da esso. Ora abbiamo altre cose da dire: sarebbe come pretendere che tu stia ancora con la stessa persona di dieci anni fa; sarebbe come andare a uno spettacolo di Claudio Bisio e chiedergli di fare “biru biru”. In Italia ci sono molti musicisti che ripropongono sempre i soliti pezzi, c’è il rischio di diventare come Bobby Solo che ogni volta canta “Una lacrima sul viso”. È una fine che io non voglio fare, e fortunatamente siamo completamente fuori da quel giro.
Poi, comunque, come capita in tutto il mondo, se non hai il singolo del video famoso ci esci fuori di testa!

Ma si può vivere di musica senza entrare in quel sistema?
Alla fine uno i video il fa, è giusto proporsi. Noi siamo una realtà indipendente, e se esistiamo o meno non interessa a nessuno all’infuori di chi apprezza la nostra musica; quindi dobbiamo cercare di spintonare. Il videoclip funziona anche nel caso in cui vada solo su Youtube; se invece abbiamo la fortuna di arrivare in televisione, la cosa per noi è molto semplice: non avendo una grossa etichetta alle spalle, i nostri video passano solo se piacciono. La TV ci interessa solo in quanto si tratta di un mezzo tramite il quale molta gente ha la possibilità di decidere se gli piaci o meno.

Mi racconti cosa avete fatto dall’uscita di “Granvanoeli” a oggi? Come sta andando la realizzazione del nuovo disco?
Uscirà a ottobre, stiamo selezionando adesso i pezzi. Nel frattempo, come Green Fog Records, abbiamo prodotto molti gruppi: ci sono i Marti, che fanno new wave e stanno andando molto forte in Germania; i Tarick1 che fanno elettronica, poi i Cut Of Mica, gli En Roco… tutte realtà genovesi, molto vicine a noi; poi anche i We Were Onoff, di Venezia, registrati da Giulio Favero de Il Teatro Degli Orrori. Ascoltando tutti questi gruppi e l’estrema diversità dei generi si può notare come il nostro approccio verso la musica sia sincero. Produciamo solo le cose che ci piacciono.

Immagino che i risultati valgano i sacrifici.

Mah, risultati… il mercato discografico è completamente crollato, ed è durissima. Penso che internet sia una cosa molto interessante per l’aspetto del poter “assaggiare” prima di comprare, ma quando diventa un mezzo per appropriarsi dei dischi e basta finisce per uccidere la musica. Nonostante questo, penso che gran parte della responsabilità ce l’abbiano proprio tutti i musicisti che in questi anni hanno deciso di non rischiare mai, che hanno fatto la musica che conveniva fare per pagare le bollette. Il risultato è che si sentono dodici singoli tutti uguali in un anno, ed è normale che la gente non si fidi.
Io penso che la musica vada innanzitutto ascoltata anziché vista, e sarebbe bello se ci fossero più radio, anche di settore; un’altra cosa che mi manca è il fatto che si sia perso completamente il rapporto diretto con il negoziante di dischi, anche i grandi store hanno contribuito a uccidere la voglia della gente di comprare e di ascoltare musica.

Questo assetto del mercato potrebbe in un certo senso favorire una crescita del vinile rispetto al CD. Che ne pensate?
Ne stavamo giusto parlando tra di noi qualche giorno fa, una tiratura limitata in vinile la vorremmo assolutamente fare. Sicuramente il CD ha un po’ penalizzato la musica, perché si tratta di un supporto freddo; tuttavia gli amanti sono disposti ad andare oltre a queste cose. Che il vinile sia più bello è fuori discussione, come del resto sono più belle le macchine a carburatori, o la Vespa rispetto allo scooter; è una questione di affetto. Del resto il primo disco che ho comprato è stato Ummagumma, a nove anni, e successivamente la cosa mi ha portato a farmi diverse discografie in vinile, tra cui quella dei Pink Floyd.
[PAGEBREAK] Mi puoi dire qualcosa a proposito del disco nuovo? Che direzione state prendendo?
Sta nascendo in modo molto istintivo ma anche maturo, forse avremo un disco più omogeneo dei precedenti. Ha sempre una matrice rock, però è un po’ più percussivo, pulsante, groovoso e incalzante. Ci saranno sicuramente delle pause progressive ma soprattutto molti pezzi tirati.

Come band date l’idea di essere partecipi dei fermenti artistici anche non musicali che hanno luogo a Genova. Com’è la situazione?
L’arte a Genova è dappertutto, sgorga dal pensionato come dal ragazzino, c’è molta gente che ha tante cose da dire. Da questo punto di vista è una città molto bella, ma il problema è che è molto chiusa, è difficile uscirne. Per quanto riguarda la musica la realtà dei Meganoidi è stata una delle poche ad avere la forza di andare avanti, proprio perché c’è stata la volontà esplicita di farci vedere all’esterno. Il genovese-tipo tende a starsene nel proprio carruggio; noi con la Green Fog cerchiamo anche di spingere le band locali che meritano di emergere, è una cosa a cui crediamo molto.

I testi molto visivi di “Granvanoeli” contengono svariati riferimenti geografici. Ci cono rimandi espliciti al territorio ligure o si tratta di paesaggi puramente interiori?

Innanzitutto, i testi sono scritti da Mattia Cominotto, chitarrista e fonico del nostro studio, che questa sera non ha suonato con noi ma che rimane un meganoide a tutti gli effetti.
Sicuramente parte delle suggestioni vengono da lì, dopotutto si tratta di un territorio decisamente vario e particolare; tuttavia quando Mattia scrive i testi utilizza i paesaggi principalmente per descrivere un suo stato interiore. Lui ragiona per immagini, è una persona estremamente emotiva e secondo me scrive dei testi bellissimi; noi tutti sposiamo completamente il suo immaginario e il suo modo di intendere la scrittura.

Avete qualche idea grafica per il prossimo disco o è ancora troppo presto?
In effetti è abbastanza presto, abbiamo delle idee ma sono ancora in fase embrionale. Stiamo valutando alcune bozze forniteci da Elisa Casanova, una fotografa molto brava di cui abbiamo già utilizzato un lavoro per la copertina di “Granvanoeli”. In quel caso si trattava di una foto nata per caso, con la luna che disegnava delle striature di luce a forma di G.

Salutiamo il disponibilissimo Luca, e attendiamo con genuina curiosità i prossimi passi di una band che non teme il rischio.

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