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Meglio liberi o protetti?

È dello scorso 6 marzo il provvedimento con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha ordinato a tutti i provider italiani di bloccare l’accesso al sito della società Private Outlet S.r.l. perché ritenuta responsabile di frodi online ai danni dei consumatori.

In poche parole, senza alcun processo, ma solo sulla base di un’istruttoria dell’Authority, effettuata dopo le segnalazioni degli acquirenti truffati, si vuole impedire agli utenti connessi a Internet di accedere all’indirizzo IP della Private Outlet. Una misura cautelare, volta a evitare il perpetrarsi di ulteriori illeciti.

Come c’era da aspettarsi, la reazione (aprioristica) della rete è stata di indignazione. Il problema ruota sempre intorno al concetto di un procedimento, quello amministrativo davanti all’Authority, che non garantirebbe alcuna certezza di difesa. Difesa che, invece, solo il contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale consente.

Prima di domandarsi se, nell’ottica di tutelare il mercato, si debba preferire la tutela dei consumatori inesperti e spesso sprovveduti, o piuttosto la libertà della rete, bisogna chiedersi innanzitutto se l’AGCM abbia agito correttamente.

L’articolo prosegue su “La Legge per tutti” al link qui sotto

‘AGCM ordina ai provider i “filtri” contro le truffe. Meglio liberi o protetti?


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