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    Mellon

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Che il vintage sia con voi

Curiosa idea quella dei Mellon. Curiosa perché il gruppo presenta un ep diviso in due parti, per metà fatto di brani in studio e metà di registrazioni live.

Iniziando dalla parte in studio, quello che viene fuori è un trio appassionato della visceralità degli anni settanta, soprattutto nel primo pezzo “In The Court Of Rock n’ Roll”, con vari richiami a Led Zeppelin piuttosto che Cream. Questo è l’unico brano cantato in inglese di tutto l’ep, infatti le seguenti “Iena” e “Dama Della Nebbia” passano all’utilizzo dell’italiano che non toglie nulla alla resa del gruppo. Il problema della parte in studio è una registrazione non proprio professionale con un esubero di bassi che spesso impasta il suono oltre i livelli di guardia. Ciò non toglie che “Dama Della Nebbia” sia un buon pezzo, molto affascinante nel suo giocare con richiami johnbarleycorniani piuttosto che vaghi sapori di Jethro Tull.

Passando alla parte live dell’ep, i dolori aumentano un po’. La registrazione peggiora ulteriormente e come se non bastasse il gruppo, sicuramente preso dalla foga del concerto, tralascia per così dire l’aspetto più tecnico della performance, donandoci, di tanto in tanto, delle graziose stecche che non passano certo inosservate. “Sonno Custode” è un rocker che ricorda qualcosa dei Litfiba dell’era di mezzo – quella di “El Diablo” per intenderci – mentre “Il Villaggio” soffre di una certa monotonia data anche dalla non proprio versatile né precisa voce di Andrea Bertoli. Affascina invece la lunga “Moon”, pur restando i difetti di esecuzione piuttosto evidenti, si riesce a cogliere il potenziale del pezzo.

Se i Mellon sapranno colmare le lacune fin qui dimostrate potrebbero di certo regalarci in futuro qualcosa di notevole.

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