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  • Melloncek: Melloncek

    Melloncek

    Data di uscita: 13-07-2005

    Loudvision:
    Lettori:

Trame d’improvvisazione con intensità discreta

Melodie nate da improvvisazione, dai continui reharsal di cinque musicisti che si giostrano tra batteria, basso e chitarra elettrici, chitarra acustica, piano elettrico, fiati, sax. Quel che piace è l’assoluta indipendenza da qualsivoglia genere; affrancati dal fraseggio musicale intricato del jazz, possono permettersi d’affezionarsi a ritornelli, piccoli leitmotiv, e lavorare di variazioni su questi per rendere allettante la proposta all’ascoltatore.
Con l’idea di dipingere un quadro emozionale tramite la musica, i Melloncek sin dall’intro, poi con “Moja” e “Hank”, tessono trame distese, come la musica d’improvvisazione spesso tende a fare, accennando solo sporadicamente il prevalere d’uno strumento. Si possono udire quindi moderati assoli di chitarra elettrica, o caldi inserti di trombone, ma senza che l’equilibrio del pezzo venga sconvolto. Strana la scelta d’includere “Quinlan” e “Grenoble” registrate dal vivo, purtroppo con una qualità, soprattutto nella resa timbrica degli strumenti, un po’ troppo impoverita di dettaglio, chiarezza ed espressività. Ottimi i quadri meditativi offerti da “Russian Sick Sound”, che evolve i suoi movimenti in modo apparentemente statico, variando soprattutto di cromature strumentali; l’hammond organ e il sax tenore sanno farsi apprezzare senza inutili virtuosismi nelle ultime battute e ben assecondano il giro vorticoso del finale. Brano molto impegnativo e che, nonostante la durata di quasi nove minuti, mantiene costantemente buono il livello d’interesse per le invenzioni contrappuntistiche del sestetto. In casi come “El Jaber”, inoltre, abbozzi di chitarra acustica diventano spunto per un brano altamente movimentato e sostenuto. Unico problema, il disco sa molto di musica d’improvvisazione, le melodie sfuggono, rilassano, tendono l’armonia tra gli strumenti, ma non si scolpiscono in nulla di definitivo. Sarebbe una bella esperienza da godersi dal vivo, ma la fredda registrazione su CD è un luogo al di fuori, o semplicemente un po’ riduttivo, della portata godibile di quest’opera.
Che conferma talento e tecnica dei Melloncek, ai quali di più si può solo chiedere maggiore personalità nelle registrazioni studio o una più intensa attività live. Se siete vicini alla musica d’improvvisazione, al post rock, a band quali i Grails con una vena più leggera e meno intensa, considerate la proposta con attenzione.

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