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Mellowtoy: Pura Follia made in Italy

I Mellowtoy sono il fiore all’occhiello della scena alternativa italiana. Forse non proprio musica alla quale siamo abituati, ma sicuramente della quale abbiamo bisogno. Un songwriting ruvido e incisivo, un sound sfaccettato che mescola il meglio della scena metal ‘ibridata’ internazionale, e un alto livello tecnico (frutto anche della collaborazione con grandi musicisti internazionali) sono i tratti distintivi di questo combo milanese.
Nati nel 2002 e attivi con lavori in studio a partire dal 2004 (“Mellowtoy”), dopo alcuni cambi di line-up i Mellowtoy iniziano un’intensa attività live, che li porta a fare da opener a nomi quali Ill Nino e Fear Factory. Nel 2009 esce il terzo album, “Pure Sins”, che riceve ottimi consensi dalle riviste e dalle TV di settore. Ce ne parla il chitarrista Titta.

Come avete scelto il vostro nome? Ha dei significati particolari?
La scelta è stata piuttosto veloce, eravamo senza nome e dovevamo fare un concerto, quindi direi che sostanzialmente abbiamo scelto la prima opzione che suonava bene.

Come v’inserite nel panorama metal italiano, fatto perlopiù di pochi, grandi nomi e di un folto sottobosco di band ‘di nicchia’?
Direi sostanzialmente nel mezzo. Non facciamo propriamente metal anche se alcune delle nostre influenze arrivano da questo genere. Penso che nel futuro i nostri sforzi si concentreranno principalmente all’estero, dato che la musica alternativa in Italia è piuttosto snobbata e non so se sia possibile per noi fare più di quello che gia’ abbiamo fatto. Con questo non voglio assolutamente dire che la situazione italiana non ci interessa, suoniamo spesso qui e ne siamo felici ma purtroppo, per via del genere che proponiamo, è molto complesso arrivare ai grandi network, sia televisivi che radiofonici.

Com’è stato lavorare con Daray Brzozowski dei Dimmu Borgir? Sempre parlando di grandi nomi, ci raccontate la vostra esperienza come supporto a Fear Factory, Papa Roach e Disturbed?

Lavorare con Daray è stato un onore e un piacere, in quanto è una persona splendida e assolutamente disponibile. Ha sentito i pezzi, gli sono piaciuti e li ha interpretati secondo me in maniera impeccabile, capendo perfettamente cio’ di cui avevamo bisogno. Per quanto riguarda i gruppi che hai citato, dobbiamo dire che tutti ci hanno trattato con gentilezza e rispetto. Con alcuni abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, soprattutto con i ragazzi de Ill Nino e con i Papa Roach, con i quali abbiamo suonato a Mosca e condiviso alcuni after show piuttosto… alcolici.

In passato avete fatto delle cover di pezzi molto celebri: cosa vi ha spinto a scegliere materiale tanto diverso come “Save A Prayer”, un maxi hit degli anni ’80, e “Them Bones”, uno dei manifesti del grunge? Siete interessati alle riscritture e alle manipolazioni fra i vari generi?
Devo dire che è sempre piuttosto divertente reinterpretare alcuni classici: a noi piace prenderli, smembrarli e rifarli nostri. Save a prayer era un pezzo che suonavamo da tantissimo tempo. Io con quella canzone ci sono praticamente cresciuto, ed è un omaggio ad una persona che oggi purtroppo non c’è più ma che sento ancora molto vicina. La nostra tendenza rimane comunque quella di “coverizzare” canzoni molto distanti dal nostro genere, e anche in questo disco abbiamo deciso di inserire “Lullaby” dei The Cure proprio perché ci risulta più interessante e costruttivo lavorare su materiale per noi non usuale.

In “Pure Sins” le influenze dell’elettronica sembrano lasciare il posto a contaminazioni hard-core: si tratta di un’incursione nel campo o è la naturale conseguenza di un processo di maturazione artistica e personale?
Penso sia un evoluzione dovuta in parte ai cambi di line up che abbiamo affrontato ma anche ad una crescita naturale sia a livello tecnico che compositivo. Inoltre tentiamo sempre di ottimizzare e quindi sfruttare le caratteristiche dei vari elementi della band. Sicuramente il fatto di sostituire un DJ con una seconda chitarra, ci ha spinto verso orizzonti piu’ istintivi e violenti, pur mantenendo le melodie che hanno sempre caratterizzato il nostro sound.

Il vostro sound, infatti, è caratterizzato dalla contaminazione di vari stili e band che vi hanno ispirato: con tanta varietà non temete che il pubblico metta in dubbio la vostra originalità e il fatto di aver trovato un vostro tratto distintivo?
Se devo dirti la verità questi sono discorsi che non abbiamo mai fatto. Sai, quando iniziamo a comporre del materiale nuovo non pensiamo al giudizio del pubblico; in realtà, non sappiamo nemmeno cosa ne salterà fuori. Tentiamo solo di dare il meglio di noi stessi sperando di riuscire a creare qualcosa di buono. Suoniamo dal 2003 e sappiamo che non sempre le nostre scelte verranno condivise ma penso sia importante per una band esprimersi senza pensare troppo ai giudizi che si avranno, anche se ovviamente speriamo che i riscontri siano positivi. Il fatto che poi in un disco ci siano tante influenze e diverse contaminazioni penso sia un aspetto abbastanza interessante per un ascoltatore.

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