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Melody: “Ci Sarà Da Correre” raccontato brano per brano

Un nome importante sulle spalle come quello del padre – Corrado Castellari – uno dei principali autori di quell’Italia discografica che dagli anni ’60 e ’70 ad oggi ha scritto grandi pagine della cultura musicale. Melody oggi ne raccoglie 10 e li pubblica a due anni dalla sua scomparsa. Tra questi anche “Il Testamento di Tito” portata poi al successo da Fabrizio De Andrè. Un bellissimo disco che racconta e assieme ricorda, che spolvera la memoria e assieme rende attuale una linea che collega il passato al presente. La lunga carriera di Melody si arricchisce di passaggi che segnano una maturità e un processo di crescita fuori dagli standard etici che il commercio vuole imporci…

Ci Sarà Da Correre, brano per brano

È Tutto Cielo
Questa è la canzone che apre il disco non poteva essere altrimenti.
“Le prime note che si ascoltano sono di una chitarra, quella di mio padre, così la sua firma è chiara e riconoscibile da subito. È una canzone semplice nella musica e nelle parole. Parla di lui, di me e di tutte quelle persone che hanno grandi sogni e che lasciano che sia la fantasia il motore della vita.” E anche se i nostri desideri non si realizzano, per quanto ci si provi, restano nel nostro cuore per sempre a ricordarci che non bisogna smettere di sognare. “È tutto cielo quello che vedo dalla finestra di casa mia, è fantasia. Fantasia.”

Avere Fame Avere Sete
Un brano che si può collocare tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 eppure, ancora una volta non ha nulla di obsoleto. Come molte altre di questo disco, è “leggera” nel modo, ma densa nel significato.
In particolare qui si parla di contraddizioni, dell’essere imbrigliati nelle convenzioni e nei pregiudizi e di quanto siamo spesso cinici e individualisti. Siamo in costante contraddizione tra quello che vorremmo o dovremmo fare e quello che facciamo, tra quello che siamo e quello che vogliamo far credere di essere.

Ci Sarà da Correre
Potrebbe tranquillamente essere la parafrasi di una qualsiasi pagina di cronaca dei nostri giorni.
Chi si suicida e chi si ammazza di botte a una partita di calcio, storie di rabbia e furore e “gli spettatori” che fanno i turisti sui luoghi dei delitti. Perché è così, troppo facilmente “si scambia la morte con il folklore”.
L’epilogo della storia però deve essere ed è luminoso: “il buio è una cosa e un’altra cosa è la vita”.

Il Provinciale
Quanti dopo un viaggio, una vacanza, una fuga dalla quotidianità, tornano con un po’ di malinconia alla vita di tutti i giorni? Immagino tutti. “Il Provinciale” parla esattamente di questa sensazione., di come si passi il tempo ad attendere quella fuga, la stanchezza e il malessere di dover affrontare giorno dopo giorno una vita che non sembra mai soddisfacente fino in fondo, per il semplice fatto che manca la libertà di fare ciò che si desidera, senza vincoli e doveri.
Mentre ci si preoccupa e ci si intristisce però, il tempo intanto passa e ritorna il momento per poter fuggire di nuovo.

Progetto
Quando nacque non voleva essere un brano di denuncia, ma certo, visto come le cose stanno purtroppo andando, il tema è più attuale che mai.
“Progetto” è una canzone incentrata su 3 stereotipi maschili: un apparentemente perfetto padre di famiglia, un ragazzo inesperto e viziato e un prete. Denominatore comune di tutti: l’amore carnale.
Dietro ai ruoli imposti: quello dell’integro padre di famiglia, del figliolo “mammone” e del necessariamente casto sacerdote si nascondono desideri ardenti e inconfessabili.

Sacco a Pelo
“La chitarra che mi accompagna in questa canzone è quella di mio padre e ogni volta che la canto fatico a restare lucida, l’emozione è grande. Mio padre incise nei primi anni ‘80 “Sacco a Pelo” in un Q-Disc intitolato “Il Gruppo”. Un paio d’anni fa, mentre lavoravamo insieme al progetto di questo disco, mi preparò questo accompagnamento acustico e non fu difficile per me sentirmi completamente immersa nella storia che la canzone racconta.”
Una notte fuori con un sacco a pelo, i propri pensieri e la necessità di schiarirsi le idee ripercorrendo la propria vita e le proprie scelte.

Temp Politici
Il tempo e le persone passano, ma sembra che qualcosa, almeno qui, resti immutato: la politica.
“Non ho mai voluto mischiare politica e musica e in effetti qui non ci si schiera da una parte o dall’altra.”
Questo brano è una constatazione. Noi meritiamo attenzione e onestà dalla politica, dovrebbe rappresentarci, ma è talmente distante da dimenticare le promesse fatte nel momento stesso in cui le fa.
Senza parlare di chi continua a recriminare su un periodo storico o l’altro senza considerarli una memoria preziosa da cui attingere, ma pensando solo al proprio interesse presente.

Non Voglio Essere
”questa canzone fu incisa da Milva nel 1977, mio padre ha scritto molto per lei negli anni.”
Parla di un rapporto di coppia impari, in cui lei è relegata al ruolo che lui le impone, un ruolo sminuente e addirittura spesso solo “decorativo”.
La presa di coscienza di ciò che la protagonista Non Vuole Essere costituisce la narrazione stessa. Contro ai tanti ruoli passivi che è obbligata a rivestire lei dichiara solo: “Non voglio essere nient’altro che la mia persona”.
Non si può vivere nell’ombra di un uomo che cerca di annullarti.

Wagon Lits
È una canzone del 1978 scritta da Corrado Castellari con Cristiano Malgioglio e interpretata originariamente da Ornella Vanoni nell’album “Vanoni” con arrangiamento di Gianfranco Lombardi e i cori dei mitici New Trolls. È una canzone dal testo molto sensuale infatti parla di un incontro “extraconiugale” sul vagone letto di un treno. Musicalmente, già nella versione originale, aveva un carattere molto rock, caratteristica che Melody non ha potuto non accentuare da irriducibile “rockettara”.

Il Testamento di Tito
”Nel 1971 Michele, il cantante di “Susan dei Marinai” e all’epoca coinquilino dei miei genitori, svegliò mio padre alle 2 di notte con in mano un foglietto a quadretti che riportava la prima strofa de “Il Testamento di Tito”. Michele gli disse che aveva immediatamente fatto il suo nome al suo grande amico Fabrizio De André poiché non era soddisfatto della musica che lui stesso aveva composto sul testo e che quindi, De André, dava a mio padre la possibilità di fare un tentativo musicale. Il risultato di quel tentativo è noto. Sono molto orgogliosa che mio padre abbia musicato una delle canzoni più importanti del grande Fabrizio De André.>>

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