Home > Recensioni > Melvins + Lustmord: Pigs Of The Roman Empire

Scrofe, matrone e tutto il resto

L’ho aspettato, l’ho ascoltato, l’ho goduto. L’ultima produzione Melvins in combutta con questa novità chiamata Lustmord (guru della dark ambient inglese) è, a giochi fatti, uno dei dischi più sfiziosi del 2004. Con decadi di attività ed esperienza sulle spalle ed una discografia infinita i Melvins, pare incredibile, hanno ancora molto da dire: questo “Pigs of The Roman Empire” passa giustamente ad una sperimentazione più sottile, a tratti macabra, visto che Mr. Lustmord, maestro di dub, riesce a creare con tappeti di synth un poderoso intreccio con una musica più pesante del solito (a cui si aggiunge anche la chitarra di Adam Jones dei Tool). Suoni e a tratti l’impasto musicale ricordano il precedente “Hostile Ambient Takeover”, per quanto riguarda l’ansia invece siamo sui livelli del mostruoso “Lysol”.
Si parte con un’intro (“III”), in cui Lustmord comincia a carburare con le sue maniacali ossessioni per poi passare a “The Bloated Pope” che per le tematiche aliene e le atmosfere sinistre rievoca i leggendari Chrome. “Toadi Acceleratio” con le sue percussioni tribali da l’idea di cerimoniali occulti, la title track invece con gli oltre venti minuti di nebulose elettroniche spezzate da urti giganteschi, schizzi di psichedelia, passagi in d’n’b o pure devastazoni noise diviene da subito la traccia più interessante del disco. I segnali radio intermittenti ci annunciano la marcia-caos di “Pink Bat” con i suoi trascinanti riff hard-rock per concludere con “Idolatrus Apostate”, “Safety Third” ed una ghost song a metà strada tra ambient extraterrestre, canti gregoriani e rock maciullante. I loro sono brani che riescono ad uscire dalle barriere del suono: brutali, degradati e appaganti poiché suonati da una delle band più credibili in circolazione. Concludendo, questo capitolo dei Melvins è cupo e moderno, anche se i fasti del passato non vengono raggiunti.

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