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Memorie e speranze

Carlo ha ottantotto anni, è stato partigiano e dirigente della sezione pesarese del Partito Comunista negli anni ’50, possiede un poderoso archivio di filmati storici e familiari raccolti nel corso della sua lunga vita e oggi vive con Valentina, la badante moldava che si prende cura di lui.

Una vecchia casa, le durezze di un uomo anziano e i problemi di una donna venuta da lontano in cerca di lavoro: li racconta la giovane Caterina Carone in “Valentina Postika In Attesa Di Partire“, un documentario che osserva ombre e luci sui volti e nelle stanze con entusiasmo curioso e un velo di malinconia.
Inserito di recente nella programmazione del Nuovo Cinema Aquila di Roma, “Valentina Postika” è stato proiettato in diversi festival, vincendo tra l’altro il premio come miglior documentario italiano al 27esimo Torino Film Festival.

«Carlo era mio nonno ma non lo dico mai prima della proiezione», spiega Caterina, lasciando intuire una ferma volontà di proteggere con rispetto e discrezione la propria intimità, pur nell’urgenza di scavare nei ricordi e nelle storie di famiglia.
«Non ho mai visto mio nonno senza una macchina da presa in mano, ha lasciato un archivio vastissimo al quale ho attinto per il mio film. Spesso mi ha usata come “cavia”, tant’è che la bambina delle prime immagini sono proprio io.
Abbiamo girato nell’arco di dodici mesi, lui stata perdendo la memoria, sentivo che la sua esperienza personale, storica e politica rischiava di svanire e invece io desideravo conservarla e trasmetterla come testimonianza alle generazioni più giovani. È morto l’anno scorso, pochi giorni dopo il 25 aprile».

Il passato di Carlo si scontra e si mescola col presente vicino eppure lontano rappresentato da Valentina: «Osservando loro ho voluto raccontare il formarsi di una nuova famiglia, nata non da un rapporto d’affetto ma di necessità. Lei, proveniente da una nazione dell’ex Unione Sovietica, si è trovata a vivere con un ex dirigente comunista: hanno sempre avuto una relazione molto franca e concreta, non hanno mai parlato apertamente politica. La visione delle cose di Valentina del resto è prevalentemente pratica e non ideologica, pensa a lavorare qui per finire la sua casa in Moldavia: nonostante soffra per la lontananza dai figli, sa fin troppo bene che là la vita è molto più dura».

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